VARANASI – INDIA… DOVE MADRE INDIA GUARDA E SORRIDE Racconto viaggio

VARANASI – INDIA… DOVE MADRE INDIA GUARDA E SORRIDE Racconto viaggio

                                   
Si fa presto a dire India, immensità da
sfiorare con rispetto e gratitudine. Dove comprendere

di essere piccolissima cosa, anzi, nessuno, davanti alle
pire ardenti sul Gange silenzioso ma mai solo. 

Dove la vita è ovunque, nel fuoco e nell’acqua che tutto
lava e trasforma, in ciò non è per sempre ma serve, nel fatto che tutti siamo
uguali, Marajà e Mendicante. 
Perché tutti siamo qui per qualcosa che non
sempre comprendiamo.
Qualcuno lo chiama karma,
progetto, destino. L’ India pone domande ma lascia la libertà di pensiero e di azione.
 Ma un saggio dice “Se non è la tua tazza di the,  non berlo”. Ovvero… non giudicare. 

Si fa presto a dire India ma si dovrebbe
dire dove in India.  Con i suoi 29 stati,
uniti solo dall’amore per le tre mamme, Madre Terra, Madre che ha dato la vita
e Madre India, è diversissima in ognuno di essi.  Essere al sud o al
nord o nel suo cuore cambia completamente prospettiva. E’ grandissima l’
India,  povera ma ricca di un tutto che pervade anche chi non possiede
altro che se stesso.  E’ sporca l’India,
sì, per la nostra cultura fatta troppo spesso di apparenza. Ha la forma di
una donna, basta guardare la cartina per capirlo. In alto ha la testa, poi il
collo, le braccia allargate,  il petto gonfio, il ventre, le gambe e i
piedi nell’ Oceano.  E’ simile all’ Italia. A Nord ha le montagne, il
deserto in corrispondenza della pianura, il mare tutt’intorno. Ogni 100 km cambia
totalmente. Terra, lingua, cultura. Di uguale ha  il “Namastè'” o “Io mi inchino a
te”, il saluto  a mani giunte con leggero
piegamento della testa in segno di riverenza e di invito ad accettare la
vita  con tutto ciò che essa dà, affidandoci a qualcuno che sta in alto in
cui credere.  

Per conoscerla almeno un po’, l’India,
bisognerebbe andarci sette volte, per raggiungere poi il settimo cielo. 

Ma basta andare a Varanasi e sul Gange,  uno dei sette luoghi sacri per gli indù, per tentare
di coglierne la vera essenza. Proprio lì dove ogni sera, tra il formicolio
umano, accade il miracolo della benedizione di Madre Ganga, spettacolo unico,
dal sapore acre dei morti che bruciano. Varanasi, apocalisse di contrasti che
qui convivono in apparente o forse autentica  armonia. Dove c’è chi dorme sui gradoni
sconnessi del Ghat,  chi si lava,  chi lava i panni, chi chiede la carità, chi
canta, chi cuoce, chi guarda, chi urina. Dove le pire accese giorno e notte
trasformano in cenere corpi avvolti in stoffe e fiori, dove sfarzo e miseria, rumore
e silenzio,  dimostrano che nulla è per
sempre e che la giustizia esiste. Si chiama morte e da lei ci andiamo tutti
prima o poi, il Sadu e il Marajà, magari vicini di pira. Perché sul Gange vita
e morte parlano la stessa lingua.

Si fa presto a dire India, con un fiume di domande e una, sola, possibile
risposta… così è e tale resta. Non spetta ad alcuno pretendere di cambiarla.  E,
se qualcuno lo facesse, non importa. Madre India sorriderebbe anche a lui.

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pierina gallina

pierina gallina

Ho un nome e un cognome che non si dimenticano. Sono appassionata di scrittura, poesia, viaggi, libri e persone, in particolare bambini e saggi. Ho pubblicato cinque libri e sono una felice nonna di 7 nipoti, da 6 a 18 anni, mamma di tre splendide ragazze, e moglie di un solo marito da quasi 50 anni. Una vita da maestra e giornalista, sono attratta dalla felicità e dalla medianità, dallo studio della musica e degli angeli. Vi racconto di libri, bambini, nonni, viaggi, e del mio Friuli di mezzo, dove sono nata e sto di casa, con i suoi eventi e i suoi personaggi. Io continuo a scrivere perchè mi piace troppo. Spero di incontrarti tra i fatti e le parole. A rileggerci allora...

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