Il ponte settembre 21

Il ponte  settembre 21

Il ponte settembre 21

Il Ponte è il periodico del Medio Friuli: mese  settembre 2021

FIABA: SORRISO D’ARGENTO      

Età suggerita: da 6 anni 

“Installazione” di Tizzi da Gorizzo

«No, mamma, ti prego, ti scongiuro, non ci voglio andare, non posso sopportare tutto questo, proprio no!»

La tiritera andava avanti ininterrotta da mesi, ma Marco non si era ancora rassegnato a mettere l’apparecchio ai denti.

Aveva provato ogni stratagemma: aveva pianto, urlato, pestato i piedi, sfoderato la sua arte oratoria, gli occhioni più dolci da Bambi, era sopravvissuto allo sciopero della fame durato ben sei ore, aveva morsicato la mano inguantata del dentista durante l’ultima visita.

Nonostante tutti questi sforzi, i parenti, gli amici e il dentista si erano rivelati dei perfetti egoisti. Nessuno aveva voluto sentir ragione e la sua fine era, ormai, segnata.

Tra poche ore sarebbe scattata la temuta ora X e lui, il piccolo e indifeso Marco, alla tenera età di appena undici primavere, si sarebbe trasformato nel terribile mostro dal sorriso di ferro.

Gli avrebbero messo l’apparecchio!

Mani appiccicaticce erano entrate e uscite dalla sua bocca con un esercito di trapani, martelli, scalpelli.  Beh, dai, proprio così non era andata e, giusto per essere sincero, non aveva sentito neanche poi tanto male. Ma, ciò non cambiava la sostanza.

Ora, Marco aveva l’apparecchio e avrebbe dovuto tenerlo per non si sapeva quanto.

In macchina, tornando a casa, era stato così eroico da dare una sbirciatina allo specchio e un freddo urlo metallico gli era uscito dalla gola.

Come temeva, adesso era un terribile mostro di ferro. E non era mica finita. Tra pochi giorni sarebbe andato alle scuole medie. Immaginava già le battute, le risatine dei suoi compagni e se stesso, sempre zitto, a bocca chiusissima.

E quel primo giorno di scuola, puntuale, arrivò.

Marco si era seduto al suo nuovo banco, circondato da una ventina di facce sconosciute, in 1° D.

La classe dei disperati”, pensò.

No, il disperato era solo lui e lo era per la prima volta in vita sua.

Entrò il primo professore e chiese a ciascuno il proprio nome.

Fin lì, Marco se la cavò, annunciando di aver un gran mal di gola.

La mattinata procedette abbastanza bene, fino all’entrata in aula della prof. madrelingua inglese. Cappello rosso, occhiali zebrati e tanta voglia di fare la simpatica.

«Ciao Boy, hallo ragazze.  Io non parlare troppo bene italiano, ma, insieme, noi imparare tante cose. English essere lingua molto facile, molte parole essere addirittura similar all’italiano. Se qualcuno di voi sa fare un esempio, alzi la mano».

«Beh!  – osò Enrichetto in prima fila – per esempio, School somiglia tanto a scuola».

«Very good, very very good, boy» esclamò, soddisfatta, la prof.

Tutto procedeva a gonfie vele, fino a che ebbe la fantastica idea di mettersi a sfogliare il registro, giusto per imparare un po’ di nomi.

La prima vittima fu Emma, una simpatica biondina della terza fila, svantaggiata dal suo cognome che cominciava con la A. Quindi, era la prima in tutte le liste. Era arrossita, e parecchio, ma proprio non le veniva in mente una parola che assomigliasse all’inglese.

Siccome tutti la guardavano e aspettavano che dicesse qualcosa, eccola pronunciare: «On e Off».

Non aveva finito di dirlo, che tutta la classe scoppiò in una fragorosa risata.

Enrichetto della prima fila rincarò la dose: «Ma cosa dici? On si usa quando si vuole avviare un elettrodomestico e Off quando si vuole spegnere, perciò, non assomiglia per niente all’inglese».

Marco cominciò ad avvertire la rabbia, che gli formicolava sotto le scarpe, per poi salirgli alla pancia, su, su, fino alla gola e, senza pensare al terribile mostro dal sorriso di ferro, si alzò e cominciò a parlare: «Io penso che Emma abbia ragione».

Silenzio.

«Se ci pensate bene, On si usa all’inizio e, quindi, sta per Onizziato e Off si usa alla fine, quando OFFinito di usare l’elettrodomestico».

Di nuovo silenzio e, poi, il boato di risate a non finire, non solo dei compagni, ma anche della prof.

Per fortuna, suonò la campanella della ricreazione e a Marco non parve vero di potersi rifugiare in bagno.

Lo sapeva. Lo aveva sempre saputo.  Sarebbe passato alla storia come il pivello della classe e, per di più, come il mostro dal sorriso di ferro.

“Da dove mi è uscita quella cosa lì dell’Onniziato e Offinito?“ continuava a chiedersi, tornando a casa. Con quale coraggio sarebbe tornato a scuola l’indomani e i giorni dopo e per un anno intero?

Che tragedia. O, meglio, che tragedia greca!

Mentre si stava organizzando per la mole di compiti per casa, chiedendosi se fosse giusto darli anche il primo giorno di scuola, non pensava ad altro che alla triste mattinata. Controvoglia, prese in mano l’astuccio nuovo di zecca e, mentre stava per aprirlo, notò qualcosa di sospetto. Era un bigliettino bianco, piegato più volte.  Che cosa ci faceva un bigliettino nel suo astuccio? Ah, certo, era di sicuro un invito a non ripresentarsi mai più in classe! O, forse, era una minaccia?

Tanto valeva rischiare il tutto per tutto e affrontare la dura verità.

Sul primo quadratino c’era scritto “Per il…

Va bene, certo che era per lui.

Aprì, tremando e, sulla seconda facciata, c’era scritto: “Ragazzo dal Sorriso d’Argento”.

Aprì tutto il foglio e lesse: “Grazie di avermi salvata.  Domani pomeriggio verresti a fare i compiti con me in biblioteca? Ciao. Emma, la biondina della terza fila”.

Marco si guardò allo specchio. Non era di ferro l’apparecchio che aveva in bocca. No, era d’argento e, a guardarlo bene, non era poi tanto male. E, soprattutto, lui non era affatto un mostro.

La fiaba “Sorriso d’argento” fa parte del libro “UN ANNO DA FIABA” di Pierina Gallina, edito da Abacoviaggi. www.pierinagallina.it/libri

LIBRO “ IL LÔF, LA BOLP E MARTIN DA GNOCA” di Catia Gobbo

Vive a Codroipo, ma è nata a Ravascletto, la terra degli Sbilfs, Nonna Catia, all’anagrafe Catia Gobbo. Scrive e disegna con i cerchi fiabe e racconti per bambini e ragazzi. Ha la passione per la montagna e per le civette: ne ha a centinaia, di svariate fogge e materiali.

La fantasia la tiene sempre all’erta, le suggerisce parole e immagini. E, lei, ben volentieri, la asseconda, complice il suo studio-ufficio, dove ha – in bell’ordine – matite, pennarelli e fogli di carta. Proprio lì accade che i personaggi le suggeriscano divertenti racconti, come quelli della collana “Le Fiabe delle Feste”,  “I Ghirottoli”, “Il regno di Riciclò”, “Colora con nonna Catia” o le chiedano di essere disegnati, per poter divertire i bambini e i suoi quattro nipoti.

L’ultimo libro, di cui  nonna Catia ha realizzato le illustrazioni, è una favola antica realizzata da un progetto, sostenuto e fortemente voluto dal Comune di Ravascletto, per i bambini del paese,  rivisitata e tradotta in carnico dalle sorelle Eva e Maria Teresa Del Fabbro ed edita da L’Orto della Cultura.

Di cosa parla?

Di Ravascletto in Carnia, quattro case sparse nella Valcalda fra lo Zoncolan e il Crostis, subito al di qua dell’Austria, un paesino di montagna dove d’inverno la gente viene a sciare e d’estate a godere delle sue bellezze.
Lì, un tempo, quando prima l’autunno e dopo l’inverno avevano accorciato di molto la luce del giorno, la sera, dopo cena, fra il riverbero della fiamma del focolare e gli occhi dei bimbi spalancati sulla fantasia, i vecchi del paese raccontavano antiche leggende. Tutte si perdevano nel buio della storia, ma, quella che più rimaneva impressa, era  quella del Lupo, della Volpe e di Martin da Gnoca,  di cui ogni famiglia possedeva una personale versione.

Acquistabile su www.ortodellacultura.it

Sulla pagina www.facebook.com/NonnaCatia  si trovano tutti gli aggiornamenti e le indicazioni per trovare i libri oltre che sul web www.ilmondodinonnacatia.comhttps://www.instagram.com

BERTIOLO (Ud): Clar di lune torna in scena con “Smanis”

Dopo quasi due anni, il 14 e 15 luglio 21,  lo scrosciare degli applausi, gli incontri, la compagnia “Clar di Lune” in scena, le risate, sono stati gli ingredienti di ritrovate emozioni e divertimento.

Tutto merito di “Smanis” di Loredana Fabbro, che ha liberamente tratto il testo, in lingua friulana,  dal Decamerone del Boccaccio e ambientato in un convento di clausura.

Tra quelle mura, così vocate al silenzio, tra suore di ogni età, novizie, badesse e mutandoni, decotti e complotti la fan da padroni!

In un convento, una novizia arrabbiatissima e piena di voglie, dieci suore sospettose e invidiose e curiose di sapere cosa le stia succedendo, dipanano la trama.

Tra sospetti, maldicenze e dispetti, arriverà il momento di scoprire una cosa molto, molto speciale…

Il Decamerone è un complesso di cento novelle che Giovanni Boccaccio – 1313-1375 – immaginava venisse raccontato da un gruppo di sette donne e tre uomini, così, giusto per passare bene il tempo, durante il ritiro in campagna – una sorta di quarantena, fuori Firenze – per star lontano dalla peste nera del 1300.

Le novelle raccontano la vita di tutti i giorni dei mercanti, nobili, uomini e donne di chiesa e ogni altra tipologia di persone. Naturalmente, con tutti i vizi e le virtù.

L’intenzione è quella di mostrare che – se si vuole – si può uscire da ogni situazione con intelligenza, creatività e  furbizia.

La regia è affidata a Loredana Fabbro, in collaborazione con Alessandro Maione.

CAMINO AL T (Ud): Premiati i vincitori del “Golden Gondola Awards 2020-21”

Si è vestita di successo la 7° edizione  del prestigioso premio “Golden Gondola Awards 2020-21,” istituito nel 2015 dalla rivista Il Tramonto – www. il tramonto.eu  –  curato da Ad Smets e Sjaak Verweij e diretto da Chiara Zamarian,  ambasciatrice Italia-Olanda. A Villa Valetudine, i dieci  vincitori –  sette dell’edizione 2020 e tre del 2021 –  sono stati presentati da Fabiola Tilatti e premiati dai duchi Tilde e Alessandro Badoglio.

Scelti in vari ambiti lavorativi, vocati all’eccellenza e ponte commerciale tra Italia e Olanda,  i vincitori sono stati sostenuti dalla presenza dei rispettivi sindaci, della consigliera regionale Mariagrazia Santoro e del Presidente del Consiglio  Regionale  Piermauro Zanin, oltre che di un numeroso pubblico.

Sono stati premiati: Marino Salvador, di Udine, ambasciatore artistico Friuli, Janine Bakhuis, assistente legale olandese, Geom. S.r.L. di Varmo, per l’intermediazione commerciale, Guido Lorenzonetto, di Pertegada, per l’olio d’oliva, Cristina Cozzarolo, az. Magnolia di Spessa, per il vino rosso “Pignolo”, Az. Pittaro, di Codroipo, per lo spumante Ribolla gialla, rappresentata da Massimo Del Mestre, direttore del Movimento Turismo per il Vino FVG, Paolo Ferrin, di Camino al T, per lo Chardonnay 2019, Giovanni Colussi, di Casarsa, azienda produttrice di impianti di lavaggio, Emiro Bortolusso ,di Carlino, per il vino Malvasia, Christoph Winter, austriaco, international networking.

Nicola Locatelli, sindaco di Camino al T, come i numerosi colleghi intervenuti, ha espresso il plauso agli organizzatori e ai premiati, avvalorato dal Presidente del Consiglio regionale FVG.

Grande soddisfazione per i promotori del premio, che intende sottoporre all’attenzione internazionale aziende generatrici di sinergie e di nuove metodologie lavorative, gioielli di una regione dalle grandi potenzialità: il Friuli Venezia Giulia.

CAMINO T: Passato, presente e scenari futuri per il Tagliamento

In assoluta anteprima, a casa Ferrin, la serata tutta cuore e scienza, dedicata al Tagliamento, è stata declinata da Chiara e Anna Scaini, idrologhe e ricercatrici appassionate, di Belgrado di Varmo e dallo storico Angelo Floramo, di San Daniele del Friuli.

La loro triplice identità, ma tatuata nelle diverse esperienze di vita e di crescita a due passi dal fiume, è emersa, forte e precisa.

Il Tagliamento, l’ultimo fiume alpino d’Europa, i cui canali intrecciati cambiano ogni anno, in epoca recente – 16mila anni fa – si è spostato numerose volte, intrecciandosi, sempre, alla vita dei suoi abitanti. Nel 1650, secondo i mappatori austriaci, il fiume scorreva per 4 pollici e, sulla riva opposta, sorgeva un unico, piccolo villaggio: Bugnins vecchio.

Già Strabone, storico e geografo greco – 63 a.C – 23 d.C – lo citava come corso di frontiera tra il Veneto e Aquileia, Plinio, storico romano, lo battezzava separandone il corso in Major e Minus, Tolomeo, geografo del 2° sec. d.C, disegnando la prima mappa del mondo intero, tracciava le fila di tilia  – tigli. Etimo del Tagliamento, luogo ricco di tigli.  Il linguista Giovanni Semerano, da Talinum, deduceva che il Tagliamento fosse un fratello maggiore, sapiente, da cui attingere saggezza.

“Il Friuli è una società fluviale. L’acqua, che lo ha creato, è il collettore tra il mar Nero,  il Baltico e la cultura del Mediterraneo. Ogni popolo pastore è passato qui, conoscendone la sacralità. Ogni sasso è servito alle varie genti per costruire case e strade. È una grande madre, dall’anima femminile. Capace di creare e di distruggere. Un fiume nasce e muore, segue la vita di un uomo. Alla sorgente si forma, al mare muore, ma non scompare. Semplicemente, diventa altro ” ha continuato Floramo.

In che modo, il Tagliamento è parte della nostra cultura? Quali valori ha?

Dal passato al presente, le sorelle Scaini hanno realizzato un questionario per tutti gli abitanti del fiume – 4mila – catalogandone le risultanze, in base al valore ambientale, turistico, culturale e spirituale, al contatto con la natura, all’identità, alle radici di appartenenza, alla conservazione.

Come viviamo, oggi, sul fiume?

Per secoli, il Tagliamento è stato navigabile. Ora, con minor quantità di acqua a causa di irrigazione e industria, si va in canoa.

Quali sono i posti preferiti?

Il medio corso, i canali intrecciati, dove c’è più acqua, facilità di accesso, un paesaggio gradevole.

Come sarà il suo futuro?

Dipende da tutti noi. Infatti, la gente che ci vive, vorrebbe più natura, aree verdi e zone ciclabili, più persone, più opportunità di turismo e meno impatti umani, quali pesticidi e infrastrutture.  Vuole  documentare, valorizzare e preservare il fiume e partecipare alle scelte.  Oggi esistono tanti comitati spontanei che fanno sentire la loro voce, ma ciò che appare incomprensibile è il silenzio degli intellettuali, definito vergognoso da Floramo.

L’acqua rappresenta le vene della terra ed è a rischio. L’esempio dei Balcani deve essere un monito affinchè la storia non faccia il bis da noi.

“Nessun fiume dovrebbe immolarsi, se non alla libertà”: Angelo Floramo.

Anna, residente in Svezia,  condurrà un progetto riguardante due fiumi svedesi e uno in Nuova Zelanda, e Chiara “Cosa mettere nella cesta: musica, gastronomia, poesia, prodotti locali”.

“La natura ha un equilibrio complesso e delicato: per garantire la qualità della vita degli abitanti dobbiamo conservare il più possibile i sistemi naturali come il Tagliamento” sostengono.

Entrambe attendono commenti, proposte, idee, da chi ha a cuore la buona sorte del Tagliamento.

saetachiara@gmail.com       anna.scaini@gmail.com

CODROIPO: fotografia, scrittura di luce.

Fotografare è scrivere, con la luce. Fotografia è un’arte che comunica, sempre, con la delicatezza e l’eleganza che le appartiene.

Il 23 luglio 21, la gratuità delle emozioni si è fatta patrimonio di raro pregio in un evento   –  presentato da Maurizio Gazziero e realizzato in collaborazione con il Comune di Codroipo  –  dove 22 fotografi  si sono  svelati, sotto a un tetto di stelle, concedendosi senza filtri e rispondendo alle domande: “Come è nata la passione per la fotografia – Cosa provi quando scatti – Che scopo dai alla fotografia?”

Protagonista dell’evento è stato il Circolo Fotografico Codroipese, nato nel 1985 da un’idea di Pierino Gori e Giampaolo de Paulis. Ora è capitanato da Paola Toniutti.

Ecco i fotografi:

Angelo Cudin: “La mia passione è nata alle Pozze Smeraldine, non molto tempo fa. Quando scatto provo meraviglia e vorrei che le mie foto fossero un ricordo per il domani”.

Ashley Castellano: “ Le emozioni che provo quando scatto sono amore, Felicità, Arte pura, Monito per ciò che stiamo perdendo. Provo rispetto per ciò che fermo nello scatto”.

Astrid Tomada: “ Fotografare è catturare un frammento di vita, è scrivere la Vita con la luce”.

Claudio Zamparini: “ La mia passione è nata negli anni 70. Lo scatto permette di osservare il mondo naturale e il mio desiderio è condividerne l’emozione”.

Costanza Duria: “ Voglio far parlare la foto per me. Con lo scatto cerco di trovare particolari che altri non  notano e desidero comunicare con semplicità e autenticità”.

Danielle Strucely: “ La foto è vivere l’attimo presente. Mio desiderio è migliorarmi, sempre”.

Flavio Franzolini: “ Ho sempre avuto passione per la fotografia, come viaggiatore. Lo scatto è la risposta automatica alle emozioni. Con la foto rivivo sensazioni che avrei rischiato di dimenticare”.

Francesca Tonasso: “ Fotografare è emozione continua che mi fa star bene”.

Franco Cristofoli: “ Fotografare è immortalare il bello che ho davanti. È come estrarre l’anima. Lo scopo è conservare il ricordo indelebile di ciò che ho visitato”.

Gennj Ridolfo: “La fotografia racchiude tutto. Lo scatto è catturare un attimo, un momento da ricordare. Vorrei far emozionare e lasciare un ricordo di me”.

Gianpiero Pizzocaro: “ La foto, per me, è felicità. Quando scatto provo rilassatezza e benessere”.

Jessica De Lorenzi: “ La foto è pura magia. Quando scatto provo gioia, pace. Vorrei far provare emozione e far scoprire il mio cuore”.

Mariarosa Ferro: “ Con la foto rivivo attimi. Quando fotografo provo stupore pe ril creato e vorrei far partecipi tutti delle mie emozioni”.

Mariangela Ghirardini: “ La foto è la memoria di un attimo fissato. È l’emozione stessa che mi spinge a scattare, affinchè mi rimanga la testimonianza di quel momento”.

Mariachiara Comparin: “  L’attimo che crea la foto è immortale e  ne conserva il ricordo”.

Nadia Burini: “ Fotografare è fissare i ricordi. È un misto di gioia, poesia, cuore che accelera i battiti e fa dimenticare il tempo”.

Niccolò Picciotto: “ La foto è il colpo d’occhio e ricerca e contemplazione. Tiene vivi mente e cuore. Nella foto cerco il pezzo del puzzle mancante di me. Spero di lasciare un racconto della mia vita”.

Paola Toniutti: “ La fotografia è la vitamina e la terapia scacciapensieri. Con lei riesco a dimenticare il resto. Metto sulla stessa linea di mira le emozioni e i sentimenti”.

Sara Cargnelutti: “ La foto è arteterapia, meditazione, pensiero creativo, consapevolezza che l’arte alleggerisce il peso del cuore. Lo scatto è momento magico, di libertà per la mia anima”.

Stefano Sgobbi: “ Provo piacere fisico e mentale. Scatto per soddisfazione personale”.

Thomas Venturini: “ La foto ferma il tempo. Quando scatto provo adrenalina, concentrazione, con la paura di sbagliare nel catturare ciò che vedo”.

Walter Lavaroni: “ La foto è riuscire a catturare l’emozione vissuta e ricordata. È gioco e lo scopo è fare foto che nessuno fa. Amo la foto sociale e di strada, di tradizione popolare, di paesaggio e in notturna”.

Plauso al Comune di Codroipo,  all’assessore Tiziana Cividini e a chi ha saputo disegnare profili collaborativi così proficui.

CODROIPO: Paola Toniutti vince il concorso “Scattailbosco”, le immagini più belle delle foreste italiane.

Paola Toniutti, presidente del Circolo Fotografico Codroipese, con la foto “Incontri emozionanti”, che ritrae un capriolo sorpreso in un pioppeto di Codroipo, tra Passariano e San Martino, è la vincitrice del concorso fotografico “Scattailbosco 2021”. Organizzato da PEFC Italia, l’ente promotore della corretta e sostenibile gestione del patrimonio forestale, ha visto la partecipazione di centinaia di fotografi professionisti e amatoriali.  I tre vincitori ufficiali e i due fotografi selezionati dalla segreteria di PEFC Italia accedono alla fase internazionale del concorso cui parteciperanno i vincitori delle  11 nazioni partecipanti. Il premio consiste in un week-end per due persone nella Maremma grossetana.  Una meritata soddisfazione per Paola e l’intero Circolo Fotografico, ormai collezionista di premi di portata nazionale e oltre.

CODROIPO: CORO 5, da 10 anni, più forte del Lockdown

Foto di Laura Bosco LBphoto

Il Coro 5, diretto dal M° Elena Blessano, docente della Scuola di Musica “Città di Codroipo”  e affiliato all’Associazione “Sante Sabide” di Goricizza, sigla il numero 10 sulla sua storia: ininterrotta, nonostante il lockdown.

Perché Coro 5?

A maggio 2011 –  mese numero 5 – 5 allievi del corso di linguaggio musicale per adulti si erano ritrovati, con i loro insegnanti, per un momento conviviale. Davanti alla pizza, ecco l’idea: «Perché non mettiamo su un coro?»

L’unanime “sì”  aveva vestito di  possibilità la proposta. Inoltre, una volta pagato il conto, il resto era di 5 euro. Il numero 5, quindi, era talmente ricorrente che il nome del coro non avrebbe potuto essere nient’altro che 5.

Le insegnanti del primo anno erano Micaela Del Giulio, docente di pianoforte, ed Elena Blessano, docente di violino, entrambe a Scuola di Musica.  La direzione era stata, poi, affidata a Elena Blessano, per un anno sostituita dal M° Giorgio Cozzutti.  Le soddisfazioni crescevano con l’aumentare del numero dei coristi – 26 nel 2016 –  anche se, i primi anni, il rischio chiusura era tangibile.

Durante il Lockdown, non hanno mai smesso di cantare, collegandosi via computer e riprendendo, appena possibile, le lezioni in presenza.

Oggi, il Coro 5 conta 17 coristi, di cui 5 voci sono maschili.

Per far parte del Coro NON  è richiesta una preparazione musicale particolare né la classica “bella voce” di cui tutti sono convinti di essere sprovvisti.

Basta venire a una delle prove gratuite di giovedì, da settembre a giugno, dalle 19.00 alle 20.30, a Scuola di Musica, in Via 4 Novembre, a Codroipo.

Il repertorio è molto godibile. Spazia da “La Vita è bella” a “Laila”, “Alleluja” in versione personalizzata”, Amazing Grace”,  “La gatta,” “Buongiorno di Pavarotti”,  “Montagne verdi”, “Nel blu dipinto di blu” “e molte altre, in varie lingue, come “Un poquito cantas” o “Sisilute”.

L’esibizione pubblica avviene nell’ambito dei saggi corali  dell’Associazione Sante Sabide.

Per info: www.santesabide.it

CODROIPO-SAN MARTINO: Concerto di lode a Maria Assunta

Da sx: Elisabetta Tonizzo, Martina Della Mora, Francesca Espen, Francesca Scaini

14 agosto 21: Un organo – concesso dal Cav. Francesco Zanin – l’organista, tre voci da soprano e una narrante, hanno accompagnato la meditazione musicale fin dentro la vita di Maria, dalla nascita alla morte. Ogni brano cantato è stato preceduto da una  poesia di Rainer Maria Rilke, Alda Merini, Padre David Maria Turoldo, in un viaggio cristiano alla scoperta di autentiche rarità culturali, narrate da Francesca Scaini.

“Quando il cielo baciò la terra nacque Maria” – Merini, “Questa notte, al fanciullo, sarà generata la madre. Acconsentiva  e l’angelo si dileguò in lei e traboccò di cotanto  splendore” – Rilke, “Vergine sei isola della speranza. Sei la terra che trasvola, sei cattedrale del silenzio” – Turoldo, hanno enfatizzato le estensioni vocali delle cantanti Martina Della Mora, Francesca Espen, Francesca Scaini. Le sapienti sonorità di Sua maestà l’Organo e dell’organista  Elisabetta Tonizzo hanno conferito ulteriore suggestione, palpabile, come i calorosi applausi.

L’evento, apprezzato da estimatori e da numerosi residenti di San Martino, è stato occasione per illustrare il progetto finalizzato all’acquisto di un organo per la chiesa, di cui poter disporre nelle funzioni religiose e culturali.

Adotta una canna d’organo” è l’iniziativa cui ognuno può aderire per realizzare, in tempi brevi, un progetto che, a questa comunità, unita e vitale, sta molto a cuore.

 

 

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pierina gallina

Ho un nome e un cognome che non si dimenticano. Sono appassionata di scrittura, poesia, viaggi, libri e persone, in particolare bambini e saggi. Ho pubblicato cinque libri e sono una felice nonna di 7 nipoti, da 6 a 18 anni, mamma di tre splendide ragazze, e moglie di un solo marito da quasi 50 anni. Una vita da maestra e giornalista, sono attratta dalla felicità e dalla medianità, dallo studio della musica e degli angeli. Vi racconto di libri, bambini, nonni, viaggi, e del mio Friuli di mezzo, dove sono nata e sto di casa, con i suoi eventi e i suoi personaggi. Io continuo a scrivere perchè mi piace troppo. Spero di incontrarti tra i fatti e le parole. A rileggerci allora...

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