Il Ponte, periodico del Medio Friuli – ottobre 2020

Il Ponte, periodico del Medio Friuli – ottobre 2020

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FIABA: OSVALDO INVENTACITTÀ

Illustrazione digitale  di Marco Bressan “Ozlab Funfactory” – Codroipo (Udine)

Età suggerita: da 6 a 10 anni

Suo nonno era stato un macchinista delle ferrovie e raccontava cose straordinarie di ogni città che aveva visto, suo padre era un commesso viaggiatore. Naturale che Osvaldo, fra tutto quel viaggiare, mettesse la sua fantasia nel sognare viaggi, in Italia naturalmente.

Intanto, in attesa di diventare aviatore, inviato speciale o esploratore, si sfogava a viaggiare con la fantasia. Sentiva un pizzicorino sotto il polpastrello quando apriva l’atlante e, col dito indice, andava su e giù per la cartina dell’Italia e sognava a occhi aperti di arrivare nelle città che toccava.

Cercava di immaginarle in base a quello che gli avevano raccontato il nonno o il padre, o che aveva letto sui libri di geografia.

Quelle città, lui, le visitava davvero.

Immaginava i monumenti, le fontane col naso d’acqua, parlava con gli abitanti. Insomma, Osvaldo viaggiava a bordo della fantasia.  Da qui a inventare nuove città, il passo fu brevissimo. Per prima cosa inventò la nuova capitale d’Italia, Rorino, cioè Roma con l’aggiunta di Torino.

Era una meravigliosa metropoli col Parlamento, il Vaticano e la Fiat, dove sciami di operai andavano a lavorare ogni mattina e salutavano i ministri con: “Ciau” e gli altri rispondevano: “Te saluto”.

Ogni fine settimana, si poteva scegliere tra prendere una boccata d’aria al Valentino oppure a Villa Borghese, tra fare belle scampagnate ai castelli romani o al Colle di Superga.  Per non fare confusione, Osvaldo pensò di inventare una capitale di riserva, Paloma, che aveva tanti monumenti dell’antica Roma e le bellezze di Palermo, profumate di aranci.

Ancor meglio fece quando inventò Pisirenze.

Lì sì che molti turisti diventarono matti, non capendoci più niente tra il campanile di Giotto e la famosa torre pendente!

“Non è vero che questa torre pende…” per forza, era il campanile di Giotto!

“Guarda, ma allora anche il campanile di Giotto pende!” era la torre di Pisa, naturalmente.

In compenso, ai turisti fece risparmiare tempo e denaro inventando Pislilucca, una bellissima città di mare, che in auto si visitava in un giorno solo, riunendo Pistoia, Livorno e Lucca.

Siccome aveva sempre sognato di vedere un vulcano vero, e non solo in fotografia, Osvaldo inventò Catapoli.  Aveva messo insieme il Vesuvio di Napoli e l’Etna di Catania, di cui aveva tanto sentito parlare.

Un’altra città che gli stava proprio a cuore di vedere era Venezia. Gli avevano raccontato tanto delle sue meraviglie, ma anche del caldo estivo e delle calli un po’ puzzolenti e dei gatti randagi, che miagolavano ai turisti all’imbarco delle gondole.  Così, inventò Cortina di Venezia, con la laguna sotto i monti di Cortina d’Ampezzo che, con i boschi e le cime nevose, rendeva l’aria fresca e profumata. Aaah, che bene si stava lì!

Ma, se finora gli era andato tutto liscio, qualche protesta l’ebbe dai bolognesi, quando inventò Balogna.

“Cosa? Un nome così banale per la nostra città dotta?” protestarono, parecchio arrabbiati, gli abitanti. Ma, quando Osvaldo spiegò che si trattava di una nuova città, di Bari più Bologna, tutti furono felici. I bolognesi, si sa, sono cordiali e, mentre loro andavano nelle trattorie di Bari a mangiare le orecchiette, i baresi andavano a Bologna a gustare i tortellini.

Per giocare a spostare le città o a inventarne di nuove, Osvaldo aveva ritagliato dalla cartina dell’atlante geografico i tondini delle più grandi cittadine italiane.

Una sera, finito di giocare, posò i tondini sulla pagina dei paesi del Mediterraneo. Siccome era stanco, lasciò l’atlante aperto sul tavolo e se ne andò a dormire. Poco dopo, il ritaglio di Milano, appena spostato sul Po da un soffio d’aria entrato dalla finestra socchiusa, cominciò a muoversi e arrivò all’Adriatico. Lì si addormentò, cullato dalle onde del mare.

Quando, la mattina dopo, i milanesi si alzarono, guardarono il cielo e non lo riconobbero. La nebbia era sparita e, al suo posto, c’era un cielo magnifico. Dovettero togliersi le giacche e i maglioni, perché un caldo simile in quella stagione non c’era mai stato.

Ma le sorprese mica erano finite. Sugli autobus, per le strade, in metrò, si incontrava ovunque gente di colore e, persino, donne col viso coperto da un velo. Alcuni facevano notare quanto fosse strano l’arrivo di tanti africani a Milano. Altri, più istruiti, precisavano che erano arabi.

Intanto, succedevano cose davvero strane. Era appena passato un pullman per una gita alle piramidi, in Piazza della Scala c’era una moschea, un beduino aveva lasciato nel parcheggio il dromedario per prendere un caffè al bar.

Poi, si lesse sui giornali il vero motivo di tanta confusione: “Milano ha lasciato l’Italia e si trova ad Alessandria d’Egitto”. 

C’era chi si disperava e chi gioiva: “Che disgrazia, non potremo più fare gite in auto ai laghi”.

“Tutto sommato, l’Egitto è meglio della Svizzera, dai”.

Così, i milanesi attesero le notizie da parte del sindaco. Ci pensò proprio lui a far tacere ogni discussione: “Senza offesa per i signori egiziani, noi vogliamo che Milano torni al più presto in Italia”. 

I milanesi attesero che un soffio d’aria riportasse la loro città dov’era o che Osvaldo, tornato da scuola, la rimettesse al suo posto e, magari, stesse attento a chiudere l’atlante prima di andare a dormire!

Per ascoltare le 52 fiabe sonore ideate durante la quarantena: www.pierinagallina.it/audio-fiabe

Saranno raccolte in un volume, “UN ANNO DA FIABA”, corredate da opere di altrettanti artisti e fotografi, locali e nazionali. Uscita prevista: marzo 2021

BERTIOLO:

Con “UN, DOI, TRE: OGNI REGJINE E A IL SO RE” torna in scena la Compagnia Teatrale “CLAR DI LUNE”

Donna regina del focolare? Intorno a questo dilemma si inglobano le tre vicende portate in scena dalla Compagnia “Clar di Lune” a Bertiolo, il 27 agosto, sulla piazza dell’ex-filanda. Un ritorno verso una normalità che aveva negato voce anche al teatro, e che la regista Loredana Fabbro ha annunciato con legittima emozione. Il nuovo spettacolo è composto da tre trame che vedono protagonista la donna. “Rosuta e Sor Domeni”, è disputa amorosa tra moglie e marito, tratta da uno scritto in quartina, in friulano volgare, di Ermes da Colloredo.  Le “Rivendiculis”, ambientato negli anni 50/60, vede protagoniste due contadine che vendono verdura al mercato rionale e vengono derise dalla moglie del signorotto locale. Uno spaccato di vita degli anni dell’emigrazione, delle prime fabbriche di tabacco e delle filande in Friuli. “Linde e Bepo”, invece, si ritrovano in cimitero, davanti alle lapidi dei rispettivi coniugi, dopo 30 anni di separazione. Facendo il resoconto delle loro vite, scoprono di poter stare ancora insieme, ma adeguandosi alle regole della modernità, nel rispetto del proverbio “Finchè c’è vita c’è speranza”.  Uno spettacolo molto apprezzato dal pubblico che ha accolto numeroso l’invito della compagnia, il cui pregio è stato avvalorato dalla presenza del sindaco Eleonora Viscardis e dell’assessore Luigina Iacuzzi, oltre che degli  assessori di Codroipo, Tiziana Cividini e Fabiola Frizza.

 

CAMINO

RI-INCONTRIAMOCI a Villa Francesca, un’oasi di benessere a cielo aperto.  

Domenica 13 settembre:  Un rincontrarsi per stare bene insieme, voluto da Respirando, Stanza Yoga e Libreria Trovatempo di Codroipo. Un ritrovarsi di bambini e bambini cresciuti per vivere insieme un pomeriggio a base di attività di gruppo, in ottemperanza delle direttive Covid: Cerchio Cristallo della Stella, con Marisa Pellizzon, Nia, con Martina Savani, Biomusica con Gianluca Valoppi, Yoga e lettura Chakra con Cristiana Marin e Loretta Ferro, Samana Yoga con Richard Morsanutto, Stopping Movement con Francesca Giacomello, Stretching energetici con Mery Salvador, conferenza “Ricerca della felicità e inganno del libero arbitrio” con Martina Savani, il Teatro Positivo di Gianluca Valoppi e Michele Zamparini, bagno sonoro “Preludio d’Autunno” con Marco Molinari e gli operatori di Bagno Armonico. Inoltre,  attività individuali di Shiatsu, con Arianna Cioverchia, Mery Salvador e Fabrizio Falaschi, massaggi sonori con campane tibetane, a cura degli operatori di Bagno Armonico, trattamenti osteopatici con Francesca Giacomello, cristalloterapia con Cristiana Marin, massaggi schiena-mani-piedi con Francesca Martelossi ed Erika Ciani, oracolo della nascita e codici galattici con Marisa Pellizzon, attivazione Codici di Luce con Elisa Ottogalli,  intrattenimento bimbi curato dalla Libreria Trovatempo con gli amici di Daniela Baldin.

Villa Francesca, in Via Tagliamento, si è rivelata contenitore ideale di ogni attività, con il suo verde e la fisionomia architettonica che riporta, come per magia, ai tempi andati, quando il giocare e lo stare bene in compagnia erano garanzia di serenità.

 

VARMO:

Alessandro De Lotto   e il Libro  “La magia dell’intenzione e il potere della mente”  

In una tiepida sera settembrina, nel cortile del Bar Da Pestrin, il geologo-scrittore da poco varmese ma lignanese di origine, ha presentato la sua ultima creatura letteraria: “La magia dell’intenzione e il potere della mente”.  Titolo, a prima vista, emblematico perché frutto di riflessioni sull’articolato insieme di scienza, tradizione, folclore, racconti, esperienze ed esperimenti.   Alla luce di studi delle migliori menti del passato fino ai ricercatori dei giorni nostri, l’autore giunge alla sintesi: l’esistenza sta nelle nostre mani, l’universo è la proiezione della nostra mente, è dentro di noi.  Si pone domande: Esistono le coincidenze? Come riguardare la nostra vita e la ciclicità delle cose che accadono?  Siamo bandiere al vento? Quale margine lasciare al destino?   Come è strutturata la nostra esistenza? Come interpretare il flusso degli eventi che ci accadono? Come governare le cose a nostro vantaggio per la personale esperienza terrena? Alcuni argomenti sono stati affrontati dall’autore e da Chiara Dolce, con esempi di vita vissuta, nei quali ognuno di noi può riconoscersi. Nel libro, mistero e scienza si sommano, in modo da fornire risposte alle tante domande sul destino, sul libero arbitrio, sul termine stesso di felicità. “Il caso non esiste, e ciò che ci sembra casuale scaturisce dalle fonti più profonde” (F. Shiller 1759-1805).

 

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pierina gallina

pierina gallina

Ho un nome e un cognome che non si dimenticano. Sono appassionata di scrittura, poesia, viaggi, libri e persone, in particolare bambini e saggi. Ho pubblicato cinque libri e sono una felice nonna di 7 nipoti, da 6 a 18 anni, mamma di tre splendide ragazze, e moglie di un solo marito da quasi 50 anni. Una vita da maestra e giornalista, sono attratta dalla felicità e dalla medianità, dallo studio della musica e degli angeli. Vi racconto di libri, bambini, nonni, viaggi, e del mio Friuli di mezzo, dove sono nata e sto di casa, con i suoi eventi e i suoi personaggi. Io continuo a scrivere perchè mi piace troppo. Spero di incontrarti tra i fatti e le parole. A rileggerci allora...

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