IL PAESE magazine di cultura e informazione del Medio Friuli – Luglio 2018

IL PAESE magazine di cultura e informazione del Medio Friuli – Luglio 2018

       Bambini
tecnologici e la sfida educativa degli adulti.  
 

 “E’ appena nato e sa già puntare il ditino”…
forse fa ridere ma è una frase che mi è stata detta con orgoglio da un neo
nonno.  Tutto giusto perché è così.
D’altronde questa creatura si è sviluppata nel ventre della madre sentendola
parlare al telefono, rispondere ai trilli e alle varie musichette della
suoneria. 
Altrochè Beethoven o Bach. Sostituiti anche loro dalla tecnologia
che, ormai, ha il monopolio su tutti, senza distinzione di età.  Va da sé che nella vita di un bambino, anche
piccolissimo, la presenza della tecnologia è ovunque, perché inserita nella sua
quotidianità. 
Genitori, baby sitter, nonni, perfino gli educatori e insegnanti
hanno il cellulare e altri strumenti in mano, in tasca, all’orecchio, in borsa.
Insomma, ovunque.
 
L’età in cui i bambini entrano in contratto per la prima volta con gli
strumenti tecnologici si abbassa di anno in anno.
 
Anche se voci allarmate
continuano a sostenere che, almeno fino agli otto-nove anni è
indispensabile privilegiare il gioco creativo e simbolico oltre che la
relazione diretta tra il bambino e l’adulto e tra i bambini stessi. 
“Ogni
simile ama il suo simile” diceva un vecchio adagio e lo ritendo tuttora valido
e sacrosanto.  
I bambini devono stare con
gli altri bambini e non con surrogati fatti di immagini su uno schermo.
 

con adulti che distrattamente li 
parcheggiano davanti ai cellulari anche in ristorante o ai saggi di
danza e simili. Ho visto personalmente bambini sui seggiolini in ristorante
vedersi piazzare il cartone animato prima ancora del cibo. “Così sta buono” mi
ha detto una giovane madre. 
E stava buono sì, tra un imbocco e l’altro, senza
un minimo dialogo. Il bello sta nel fatto che anche i genitori avevano piazzato
i propri cellulari e…addio conversazione.
  
 So che non sempre è così, e per fortuna, ma la tentazione di zittire i
bambini può essere comoda e richiede vera una sfida educativa da parte di
genitori e degli altri adulti. 
Chi si impegna a tenere i propri figli e nipoti
il più lontano possibile dalla tecnologia invasiva si trova a non farcela più
verso i dieci-undici anni, ovvero all’ingresso nella scuola secondaria di primo
grado.   
Il desiderio di usare i social si
fa esigenza, pena le prese in giro dei compagni e la conseguente frustrazione
di sentirsi diversi.   
È in questo momento
che la sfida educativa si fa doppia.
   
Se
da una parte, gli adulti  sono chiamati a
fissare regole che vanno rispettate, 
dall’altra devono indirizzare al giusto utilizzo della tecnologia che
non va demonizzata a tutti i costi perché ha i suoi lati positivi. Per esempio
favorisce l’apprendimento giocoso, derivante da quelle applicazioni, video e
giochi che stimolano l’interscambio e il coinvolgimento. 
Inoltre, alcuni
software, anche solo per la loro semplicità e originalità, sono in grado di
rendere più digeribili anche contenuti didattici di non facile comprensione. La
tecnologia, insomma, è parte integrante delle nuove generazioni e vietarne  
l’
utilizzo risulta
addirittura controproducente. Il fattore importante che, forse,
manca è l’attenzione all’uso che i bambini ne fanno, per prevenire anziché
curare domani eventuali patologie da dipendenza da social e mancanza di dialogo.
 
Può bastare un semplice “Come stai?” per dare il via a una conversazione e al
controllo  sull’accesso agli smartphone,
tablet, tv e computer, mezzi dal grande fascino che catturano facilmente
l’attenzione. Oltre a non lasciarli soli con questi strumenti è importante il
“quanto”, il “cosa” e il “come”, attraverso la partecipazione attiva sulla loro
attività digitale.    
Per fare questo, però, devono essere gli adulti
per primi a monitorare il proprio comportamento digitale. Se un bambino li vede
sempre attaccati agli strumenti tecnologici li imitano e diventa  normale fare la stessa cosa.   
Genitori in primis e gli adulti in generale
rappresentano modelli di riferimento per i bambini che sono portati
naturalmente a seguire più il loro esempio che i loro consigli.  
 
Perché “la maggior parte dei
bambini ascolta quello che diciamo, alcuni fanno persino quello che diciamo, ma
tutti fanno quello che facciamo noi”.
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pierina gallina

pierina gallina

Ho un nome e un cognome che non si dimenticano. Sono appassionata di scrittura, poesia, viaggi, libri e persone, in particolare bambini e saggi. Ho pubblicato cinque libri e sono una felice nonna di 7 nipoti, da 6 a 18 anni, mamma di tre splendide ragazze, e moglie di un solo marito da quasi 50 anni. Una vita da maestra e giornalista, sono attratta dalla felicità e dalla medianità, dallo studio della musica e degli angeli. Vi racconto di libri, bambini, nonni, viaggi, e del mio Friuli di mezzo, dove sono nata e sto di casa, con i suoi eventi e i suoi personaggi. Io continuo a scrivere perchè mi piace troppo. Spero di incontrarti tra i fatti e le parole. A rileggerci allora...

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