Fiaba Italia, la principessa che non voleva la corona

Fiaba                                 Italia, la principessa che non voleva la corona

Fiaba Italia, la principessa che non voleva la corona

                

                                                                                       Un anno dopo:   2020-21

C’era una volta, nel reame Europa, una bellissima Principessa, di soli 159 anni, ma con una storia alle spalle molto, molto più lunga. I suoi figli erano liberi di andare ovunque sulla Terra e perfino sulla Luna. Milioni di persone arrivavano da tutto il mondo per ammirare il suo stivale, dal tacco 400.

E lei accoglieva tutti a braccia aperte, consolava chi arrivava sui barconi, ispirava pittori, poeti e cantanti, nutriva i suoi 60milioni di figli con la fertile terra e l’Inno nazionale. Li spronava a rialzarsi dopo terremoti e alluvioni.  Ma non sempre riceveva in cambio lo stesso amore. Alcuni tra i suoi figli appiccavano incendi alle foreste, avvelenavano la terra, seppellivano rifiuti nel suo ventre, lasciavano cadere pezzi delle sue meraviglie, si guardavano in cagnesco, rubavano e uccidevano perfino le proprie donne.

Italia, questo era il suo nome, teneva duro, e continuava ad aiutare tutti. Ma non sapeva di essere tanto invidiata per lo splendore, la cultura, le grandi capacità di alcuni suoi figli, letterati, scienziati, inventori, e di donne e uomini che le davano lustro, ogni giorno, con il loro lavoro.

E non immaginava cosa stesse per accadere quell’anno bisestile, il 2020.  Già in gennaio qualcosa l’aveva messa in allarme. Era stato un brivido improvviso, non ci aveva fatto caso. Intanto, un virus sconosciuto, Virus Corona o Mister Corolla per i poeti, geloso dei suoi ammiratori, voleva averla tutta per sé.  Piano piano, iniziò a camminare in un reame trenta volte più grande di lei, entrando nei polmoni di uomini e donne dagli occhi a mandorla quando se ne andavano liberi nel mondo per le ferie.  Anche uno dei figli di Italia era là e Mister Corolla si servì proprio di lui per metterle la corona.  Mentre il calendario segnava febbraio, Mister Corolla stava realizzando il suo progetto.

Era riuscito a fare ammalare tanti figli di Principessa Italia e prometteva di farlo anche con quelli che ancora non ci volevano credere e continuavano a uscire, ballare, baciare e abbracciare come se niente fosse. Un vero godimento per il Mister che saltellava da uno all’altro con gran felicità.  A marzo, più lei si ammalava, più coloro che si erano sempre dichiarati amici le sbattevano la porta in faccia. Innalzavano muri, rifiutavano i suoi figli, toglievano aerei e navi da aeroporti e porti, la guardavano con paura e ribrezzo. Ormai, Mister Corolla ce l’aveva in pugno e rideva soddisfatto perché ancora molti italici non volevano fare sacrifici per allontanarlo.

Erano sacrifici semplici come lavarsi le mani, stare a casa, rinunciare per un po’ alla libertà. E più loro uscivano più lui gongolava, diventando un killer. Nonnini e nonnine morivano soffocati e soli negli ospedali. Abbandonata, non più ammirata, Principessa Italia era allo stremo.

Fu in quel momento che i suoi figli le vennero in aiuto. Accettarono di rimanere a casa per tanti giorni, pur rischiando di diventare poveri, di rimanere senza lavoro mentre tutto, o quasi, veniva chiuso. Le città e le strade erano deserte, surreali, ingessate. Ovunque, un silenzio grasso e rassegnato. I nonni non potevano vedere i nipoti. Chi stava male non poteva ricevere visite in casa di riposo o in ospedale.

Chi moriva non poteva avere il funerale. Solo chi nasceva non notava nulla di diverso.  Ora che conoscevano il rifiuto e l’isolamento, i figli di Principessa Italia si resero conto di quanto le volessero bene, di quanto si sentissero orgogliosi di essere italiani. Generosi occhi a mandorla li aiutarono.  Loro ci erano già passati. Loro comprendevano.

Mister Corolla, testardo, tentò in ogni modo di mettere la corona a Principessa Italia ma lei, pur a fatica, si rialzò e stringendo a sé i suoi figli, lo fulminò, guardandolo dritto negli occhi.

Mi hai fatto tanto male, ti sei portato via amati figli ma non la mia bellezza che ora si chiama forza, coraggio,  generosità.  Non ti dimenticherò. Mai.”

La fiaba fa parte del libro, in uscita, “UN ANNO DA FIABA”: 52 fiabe, ideate durante il Lockdown del 2020: dal 13 marzo al 3 maggio.

Quadro di Agata Panebianco  – Aci Sant’Antonio – Catania.

 

 

Condividi
pierina gallina

pierina gallina

Ho un nome e un cognome che non si dimenticano. Sono appassionata di scrittura, poesia, viaggi, libri e persone, in particolare bambini e saggi. Ho pubblicato cinque libri e sono una felice nonna di 7 nipoti, da 6 a 18 anni, mamma di tre splendide ragazze, e moglie di un solo marito da quasi 50 anni. Una vita da maestra e giornalista, sono attratta dalla felicità e dalla medianità, dallo studio della musica e degli angeli. Vi racconto di libri, bambini, nonni, viaggi, e del mio Friuli di mezzo, dove sono nata e sto di casa, con i suoi eventi e i suoi personaggi. Io continuo a scrivere perchè mi piace troppo. Spero di incontrarti tra i fatti e le parole. A rileggerci allora...

LASCIA UN COMMENTO

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Articoli recenti
Archivi
Categorie
Tag