Il Ponte , periodico del Medio Friuli aprile 2020

Il Ponte , periodico del Medio Friuli    aprile 2020

Il Ponte , periodico del Medio Friuli aprile 2020

LIBRO: “Se cammino vivo” di ANDREA SPINELLI

Nel libro autobiografico Se cammino vivo – Se di cancro si muore pur si vive, Andrea Spinelli , classe 1973, fotografo professionista di Pordenone, racconta la sua sfida alla malattia: “La parola cancro fa paura”, scrive l’autore, affetto da un adenocarcinoma alla testa del pancreas in stato avanzato e non operabile dall’ottobre 2013, “ma non deve essere un tabù”. Spinelli ci convive da quasi sette anni, un passo alla volta, ed è proprio il caso di dirlo, visto che per restare in equilibrio, per tenerlo a bada, ha deciso proprio di camminare. Questo antico e naturale modo di muoversi lo fa star bene e diventa il suo modo di ringraziare la vita, nonostante tutto. Dopo la terapia e dopo aver recuperato le forze necessarie, ha cominciato con percorsi brevi; il tragitto casa-ospedale, e poi, pian piano, è passato ai grandi cammini: la Romea Strata, la Via Francigena, il Cammino di Santiago… In mezzo, ci sono stati momenti difficili, i “pit-stop” necessari per riprendere le forze e per sottoporsi ai temuti controlli. Il suo contapassi però aumenta di giorno in giorno e oggi conta più di 10mila chilometri, perché “se di cancro si muore, pur si vive”. L’autore, libro scrive: “Madre Terra mi sta permettendo di gustarla appieno e con la giusta conoscenza. Una questione di equilibri, oramai ho imparato a notare questa cosa che ad altri sembra strana. Sono arrivato fino all’oceano a piedi e ho un cancro inoperabile. L’ho gridato davanti all’Atlantico e l’oceano mi ha risposto. Mi ha detto: ‘Sei un pazzo, ma non ti fermare’. Il Cammino di ogni malato inizia dal momento in cui è diagnosticata la malattia; poi tocca a noi, solo a noi decidere in che direzione andare, non importa la strada che si fa o dove si va, ma come. Qualcuno l’ha detto molto prima di me: ogni cammino inizia con il primo passo”. Chi ha la fortuna di conoscere Andrea lo definisce illuminante, sempre autentico in ogni suo atteggiamento.

Il libro avrebbe dovuto essere presentato in SalaAbaco mercoledì 6 maggio, ore 20.30, in collaborazione con “Chei di Codroip” e Circolo fotografico codroipese. Ingresso gratuito con gradita prenotazione 3357736968

www.andreaspinelli.it

CODROIPO

CUORI PRESI PER MANO sulle panchine rosse davanti alla Coop contro la violenza sulle donne

2 panchine  rosse per volere del Consiglio di Zona Annia Risorgive Buttrio Cividale di Coop alleanza 3.0 e per mani dell’artista codroipese Simone Fantini, sono collocate davanti all’ingresso del supermercato Coop di via Battisti a Codroipo, sulla strada che porta alla stazione ferroviaria.  Volontà degli organizzatori era quella di inaugurarle in occasione della Giornata internazionale della donna ma la data è stata solo rimandata. Sulle panchine, oltre a due cuori bianchi, si leggono dei versi “L’amore non alza le mani. Ti prende per mano” e  “Una donna deve onorare il dono dell’Amore e della Vita. Non ci sia mai un uomo a ucciderne l’essenza” i versi finali della poesia di Pierina Gallina “E’ l’ora del sì, si deve”, tratta dal suo libro “Come petali di Luna”.  Un’iniziativa che vuole esser un monito contro la violenza di genere e quella sulle donne che sfocia in un femminicidio ogni due giorni, evento ormai considerato così “normale”  da risultare di scarso interesse anche per la cronaca.

SEDEGLIANO (UD): A Gradisca di Sedegliano, 100 anni fa nasceva Plinio Clabassi

Gradisca di Sedegliano (UD) 21 marzo 1920 – 21 ottobre 1984

E’ stato un cantante lirico, un BASSO ma alto quasi due metri. Un orgoglio friulano che ha portato in alto nel mondo il nome dell’Italia e del Friuli.

Ecco la sua storia:

Plinio Clabassi nasce a Gradisca di Sedegliano il 21 marzo 1920 da Michele e Rosa Masotti. Per interessamento dello zio sacerdote studia alle magistrali, insegnando poi nella locale scuola elementare.  Nel 1940 è chiamato alle armi, come allievo ufficiale presso il Reggimento di Fanteria a Palermo, inviato in territorio di guerra, col grado di sottotenente, sul fronte greco albanese. Colpito da congelamento ai piedi sul Gallico e Tapelani,  viene ricondotto in patria su una nave ospedale. I medici dicono di amputare ma Plinio urla e grida riuscendo a convincerli  ad aspettare almeno il rientro in Italia. Viene ricoverato prima a Loano poi a Udine dove, accompagnato da due militari, coi piedi ingessati, arriva a casa per salutare i suoi, che lo credevano morto. La madre, come lo vede, gli corre incontro gridando “ Fì mio , Fì mio”. Lo  abbraccia senza più parlare, morendo d’infarto. Questo trauma terribile accompagnerà per sempre Plinio. “Sono l’ involontaria causa della morte di mia madre” ripeteva. Viene trasferito a Roma. Riconosciuta l’idoneità fisica, faticosamente riconquistata, data la statura (1.94 cm) viene ammesso a far parte delle guardie a cavallo del Re. Nel frattempo frequenta lezioni di canto presso il maestro Mario Cusmich. Plinio conosce la musica. Già a quattro anni cantava all’asilo e poi aveva diretto la Corale di Gradisca. Ormai tenente, dopo l’armistizio dell’ 8 settembre, entra nella resistenza. E’ attivissimo negli incarichi assegnatigli dal generale Bentivegna della formazione “Eidolfi”. Viene arrestato dai fascisti e portato nelle  famigerate prigioni  delle SS, trattato in maniera disumana. L’ingresso degli alleati mette fine alla sua prigionia. Magro, emaciato ma vivo, esce, sorreggendosi col bastone.  Viene ospitato in casa dei cugini Alberto e Claudio. Gli viene riconosciuta l’ invalidità di guerra e la medaglia al valor militare. Alla fine del conflitto, rimessosi in forze, svolge la propria attività presso l’organizzazione UNNRA, Casa di cui costituisce un ufficio anche a Udine. Intanto riprende seriamente lo studio del canto. Si esibisce assieme a colleghi in concerti per i reduci feriti e rifugiati. Il 16 ottobre 1945, al campo Santa Croce, c’ è anche Beniamino Gigli che si complimenta con lui e lo esorta a continuare.

1945-1959

Nel 1946 partecipa ad un programma di Radio Roma e ad altri  organizzati dalla Croce Rossa Italiana. La canzone, grazie alla radio, sta facendo passi da gigante e la  lirica è sempre molto amata dal pubblico. Ma la fatica degli artisti è colossale. Clabassi deve partecipare a due o tre produzioni radiofoniche alla settimana. Da friulano oculato continua a lavorare per UNNRA, con casa e stipendio sicuri, anche se di piccola entità. Solo quando gli viene offerto un contratto di 1000 lire, tenta la sorte. Nel gennaio 1946 partecipa alla trasmissione per voci nuovi della RAI,  allora EIAR, “ Il Vivaio”,  e viene scritturato per diversi concerti. A giugno è protagonista di un concerto per beneficenza nella sala PIO VI di Roma, alla RAI , a dicembre è a Palermo. Poi  a Reggio Calabria, Ancona,  Reggio Emilia.  Nella carriera di ogni cantante c’è un punto in cui può avvenire una svolta decisiva. Per Plinio arriva con una tourné in Australia e Nuova Zelanda, dal luglio 48,  con un contratto dell’ Italian Opera Company.  23 artisti   partono per una vera e propria avventura che poi si rivelerà meravigliosa favola.  I previsti 4 mesi si dilatano fino all’8 dicembre 49, per un totale di 437 rappresentazioni. Plinio impara un perfetto inglese, acquisisce un’ invidiabile scioltezza sul palcoscenico e la conoscenza di diversi ruoli da Tosca, Traviata, Manon, Aida, Trovatore e Bohéme. Si impegna a migliorare la propria presenza in pubblico. Partecipa a tutti i concerti pubblici e privati facendosi notare. Per la compagnia di cui Plinio fa parte, i successi si ripetono ad ogni concerto e viene particolarmente lodato per le qualità vocali ed interpretative.  Viene definito “Giovane,  bello,  di immensa statura  e una voce meravigliosa”. E’ l’unico scapolo della compagnia e sente come un dovere rimanere tale.  Dopo 45 giorni di viaggio la compagnia, di cui fa parte,  tra gli altri,  la Maratrasi, che strappa applausi ad ogni esecuzione come Clabassi, e i direttori d’orchestra Ermanno Golferrari e Franco Ghione, sbarca a Napoli. Dopo il ritorno Clabassi  continua a studiare. Nel 50 è scritturato dalla RAI, dove rimarrà fino al 75.  Innumerevoli i concerti, diverse Boheme con Rina e Beniamino Gigli, tourné, in Germania con il Barbiere di Siviglia, in Sud Africa, a Johannesburg, Adelaide e Città del Capo, rientrando a fine  agosto del 50. Plinio studia sempre per raffinarsi ed ampliare il repertorio. Inaugura la stagione con Nabucco,  nel 52 di nuovo con la Aida a Roma, l’Otello a Palermo,  altre opere in diversi teatri e nuova tourné in Brasile.  Nel dicembre 56 è  in  in Irlanda  con  opere e concerti diretti dal  maestro Morelli.  Clabassi ormai canta ovunque,  con una  qualità vocale, uno stile ed una classe che molti gli invidiano, in un ambiente dove alcuni sono pronti a tutto pur di far carriera.

E’ sempre intenso e, come scrisse un critico musicale, “portato a compenetrarsi stilisticamente”. Non importa se da protagonista o di fianco, dalla sua ugola prendono vita solo personaggi a tutto tondo. Spazia  dal genere brillante  al drammatico, dal comico alla romanza, dalla musica sacra agli Spirituals.   Sue punte di diamante sono:  1954,  al San Carlo di Napoli  il “Mac Gregor”  – 56 agli Champes Elisée di Parigi, il memorabile “Colline” con Tagliavini, la Pobbe e la Micheluzzi; 1956  a Rio De Janeiro  l’“Oroveso”.  Nello stesso anno gli viene conferito il  Diploma di  Commendatore  in Brasile con parole commoventi “ In difesa della civiltà, spiritualità e fraternità universale, la nobiltà morale dimostrata da Plinio Clabassi, nello “Zio Bonzo” in Butterflay con la Callas diretta da Karajan, alla Scala di Milano… “finalmente abbiamo  ammirato e  ascoltato un vero e terribile zio Bonzo”.   Apprezzatissimo nei panni di Enrico VIII   a Londra, in Scozia,  ed in tanti altri teatri. Nel 59 riceve il titolo di commendatore dall’imperatrice del Giappone, MIKIKO, durante un concerto per le vittime di Hiroscima e Nagasaki.

1960-61

Nel 60 prende corpo il suo grande Filippo II nell’ indimenticabile “Don Carlos” di Verdi che canterà poi alla Scala, Venezia, Trieste,  Toronto,  in diverse città degli Stati uniti tra cui  Boston, in cattedrale,  alla presenza del cardinale Quskin.  Nel 61, in Argentina con la Tebaldi e in vari concerti per gli emigranti italiani. Il 3 maggio 61, nella storica rappresentazione  di “Falstaff”   in onore della regina Elisabetta d’Inghilterra, Clabassi  canta accanto a Gobbi, Kraus, Scotto, Panerai.  Egli, disperato perché è  morto suo padre e non può neanche recarsi al funerale, fa un grande sforzo a cantare in un ruolo buffo. Plinio, buono e generoso, altruista, mai sceso a compromessi  e pronto al sacrificio.   Il mondo musicale sapeva di essere di fronte ad una figura stilistica di primissimo piano, molto rara per le sue qualità,  in quella sua particolare corda vocale che ogni giorno aveva bisogno di vocalizzare, dato che in lirica si canta senza microfono.  “Se per un giorno non vocalizzo me ne accorgo io. Se per 2 giorni non lo faccio si accorge anche il pubblico” diceva. In tante opere  il basso non canta molto ma, come disse Puccini,  non esistono piccole o grandi parti, ma piccoli o grandi cantanti.

ESTRATTO delle  innumerevoli  critiche apparse sulle testate più accreditate del mondo:

“ A parte la figura fisica (alto quasi 2 metri) che occupava mezza stanza, molto grande era la sua figura morale ed etica – Antonio Soiat, impresario teatrale

  • “Controllato, attento, sicuro, umano, distinto nella scena, dal fraseggio perfetto, dalla calda vocalità, dal mobilissimo composto rilievo”.
  • magnifico e imponente ambasciatore della Repubblica Veneta.
  • dai mezzi vocali controllati da una intelligenza non comune”
  • dominatore della scena per la bellissima voce di artista intelligente ed efficacissimo”
  • Per i suoi meriti artistici e queste recite di Norma siamo onorati di nominarlo cittadino onorario di Lione”
  • Cantante di rara soavità nelle mezze voci” –
  • di gran classe e dagli eccellenti mezzi vocali
  • Con la sua presenza scenica è  al giorno d’oggi una  delle voci di basso più belle del mondo.
  • La “Boheme” cantata sontuosamente dal Clabassi che spiana ovunque applausi e richieste di bis e anche tris.
  • Mirella Freni: “La mia prima Mimi fu accanto a Plinio Clabassi che cantò quella “Vecchia Zimarra “ in modo commovente. Con nodo  alla gola feci fatica poi a cantare.
  • Gianna Pederzini scrisse a Plinio: “Ho cantato la Mignon con molti cantanti ma non ho sentito nessuno cantarla come Lei, complimenti”
  • Rossellini che lo scrittura per la sua “Giovanna al rogo” con la Bergman non trova di meglio che definirlo “Proprietario di una delle voci più belle ed espressive del teatro lirico nel nostro tempo”

Se fosse vivo il Clabassi  non avrebbe rivali al mondo. (Gianni Gori da  Il Piccolo, novembre 1954)

Nel  56, Plinio sposa Rina Gigli, per anni compagna d’arte. Poi il matrimonio viene annullato.  Nel 70 torna  nella sua amata Gradisca dove  canta in molte occasioni.

Il 28 dicembre 83, per il millenario di Santa Margherita del Gruagno,  è presentatore d’ eccezione per  una serata memorabile con la grande Lella Cuberli accompagnato dal maestro Olinto Contardo.

Ultime apparizioni: Miserere  di Tomadini nel Duomo di Udine e  Aquilea, con il tenore Arduino Zamaro di Pradamano. Nell’84 nel duomo di Maniago con il  tenore Bruno Sebastian.  Poi la malattia. A Codroipo e in altre chiese lo sostituisce il caro amico Alfredo Mariotti. Nell’83  sposa  Gianna Cuberli, trovando con lei una felice serenità. Muore  il 22 ottobre, lasciando in chi lo conosceva un ricordo indelebile. Aveva dato molto agli amici, ai colleghi,  alla sua gente,  alla sua amata terra.

Ora, la voce che è stata ascoltata in tutto il mondo, fino in  Corea e al Vaticano, che aveva cantato accanto ai più grandi del suo tempo e alle nuove generazioni,  che ha ricevuto le più alte onorificenze, tace per sempre.

Come disse Monsignor Copolutti di Codroipo nell’ omelia funebre “Canterà in mezzo ai angeli quel “ Pietà signor”  di Stradella che nessuno saprà più cantare come lui”.

Le memorie dell’ uomo e dell’ artista sono affidate al Circolo Musicale che porta il suo nome, sorto per volere degli amici ed estimatori, con presidente onoraria il soprano Lella Cuberli. Promuove ogni anno due concerti vocali-strumentali, in primavera e in autunno, nel teatro di Sedegliano, a lui intitolato.

Il Circolo ora è diventato Associazione  “AMICI DEL TEATRO “Plinio CLABASSI” promuove  Chi desiderasse farne parte contatti la vedova di Plinio, signora Gianna Cuberli, a Gradisca di Sedegliano (UD).

Plinio Clabassi – Wikipedia

it.wikipedia.org
La mia fiaba: Italia, la Principessa  che non voleva la corona

C’era una volta nel reame Europa una bellissima Principessa, di soli 159 anni, ma con una storia alle spalle molto, molto più lunga. E avventurosa. Tra le sorelle e i fratelli lei spiccava per la sua forma, uguale a nessun altro. Il suo corpo era uno stivale, con tacco 400.  Milioni di persone arrivavano anche dalle terre più lontane per ammirarla e lei accoglieva tutti a braccia aperte e li salutava con un arrivederci quando se ne tornavano a casa.  Dava a tutti il benvenuto, senza badare al colore della pelle, alla forma degli occhi, alla lingua.  Consolava chi arrivava dal mare sui barconi, curava i senzatetto, ispirava pittori, poeti e cantanti con i mari e i cieli azzurri, nutriva i suoi 60milioni di figli con la fertile terra e l’Inno nazionale. Ne cullava il riposo con le nenie e le carezze di madre. Li spronava a rialzarsi dopo terremoti, alluvioni, guerre.  Ma non sempre riceveva in cambio l’amore che elargiva con tanta generosità. Alcuni tra i suoi figli disprezzavano la propria vita, appiccavano incendi alle foreste, costruivano case troppo vicino ai vulcani e ai fiumi, avvelenavano la terra per denaro, seppellivano immondizie, siringhe e plastica nel suo ventre, facendola ammalare. Altri,  lasciavano cadere pezzi delle sue meraviglie senza  curarsene. “Tanto – dicevano alzando le spalle – nostra madre di bellezze ne ha così tante.”

Italia, questo era il suo nome, teneva duro, e continuava ad aiutare tutti. Ma non sapeva di essere tanto invidiata per lo splendore, la cultura, le grandi capacità di alcuni suoi figli, letterati, scienziati, inventori, e di donne e uomini che le davano lustro, ogni giorno., con il loro lavoro.

E non immaginava cosa stesse per accadere quell’anno bisestile, il 2020.  Ancora non lo sapeva ma, in luoghi molto lontani, personaggi importanti la guardavano con un binocolo. E si chiedevano come mai, pur così piccola, riuscisse a essere sempre splendida e intelligente. Vedevano folle di persone salutarla, riverirla, ringraziarla per l’elegante raffinatezza. E anche i suoi figli andavano in libertà ovunque desiderassero sul pianeta Terra e, perfino, sulla Luna.  Italia di ciò era felice, anche se li sentiva litigare e lamentarsi per cose di poco conto, anche se ne vedeva alcuni assassinare le proprie donne rimanendo impuniti o guardarsi in cagnesco, arrivando a rubare e a uccidere.

Già nel gennaio 2020, qualcosa l’aveva messa in allarme. Era stato un brivido improvviso, non ci aveva fatto caso. Aveva altro cui pensare. Intanto, un virus sconosciuto, Virus Corona o Mister Corolla per i poeti, geloso dei suoi ammiratori, voleva averla tutta per sé.  Piano piano, iniziò a camminare in un reame trenta volte più grande di lei, entrando nei polmoni di uomini e donne dagli occhi a mandorla durante il loro Capodanno, quando se ne andavano liberi nel mondo per le ferie.  Anche uno dei figli di Italia era là e Mister Corolla si servì proprio di lui per metterle la corona.  Mentre il calendario segnava febbraio 2020, Mister Corolla stava realizzando il suo progetto. Era riuscito a fare ammalare tanti figli di Principessa Italia e prometteva di farlo anche con quelli che ancora non ci volevano credere e continuavano a uscire, ballare, baciare e abbracciare come se niente fosse. Un vero godimento per il Mister che saltellava da uno all’altro con gran felicità. Il 23 febbraio,  i generali del Parlamento decisero di chiudere le scuole, le feste, i concerti. Insomma, tutte quelle cose che fanno stare vicino le persone. Principessa Italia era sempre più debole anche se aveva tanti  angeli negli ospedali, sulle strade,  nelle case.  A marzo, più lei si ammalava, più coloro che si erano sempre dichiarati amici le sbattevano la porta in faccia. Innalzavano muri, rifiutavano i suoi figli, toglievano aerei e navi da aeroporti e porti, la guardavano con paura e ribrezzo. Ormai, Mister Corolla ce l’aveva in pugno e rideva soddisfatto perché ancora molti italici non volevano fare sacrifici per allontanarlo.

Erano sacrifici semplici come lavarsi le mani, stare a casa, rinunciare per un po’ alla libertà. E più loro uscivano più lui gongolava, diventando un killer. Nonnini e nonnine morivano soffocati e soli negli ospedali. Abbandonata, non più ammirata, Principessa Italia era allo stremo.

Fu in quel momento che i suoi figli le vennero in aiuto. Accettarono di rimanere a casa per tanti giorni, pur rischiando di diventare poveri, di rimanere senza lavoro mentre tutto, o quasi, veniva chiuso. Le città e le strade erano deserte, surreali, ingessate. Ovunque, un silenzio grasso e rassegnato. I nonni non potevano vedere i nipoti. Chi stava male non poteva ricevere visite in casa di riposo o in ospedale. Chi moriva non poteva avere il funerale. Solo chi nasceva non notava nulla di diverso.  Ora che conoscevano il rifiuto e l’isolamento, i figli di Principessa Italia si resero conto di quanto le volessero bene, di quanto si sentissero orgogliosi di essere italiani. Generosi occhi a mandorla li aiutarono.  Loro ci erano già passati. Loro comprendevano.

Mister Corolla, testardo, tentò in ogni modo di mettere la corona a Principessa Italia ma lei, pur a fatica, si rialzò e stringendo a sé i suoi figli, lo fulminò, guardandolo dritto negli occhi.

Mi hai fatto tanto male, ti sei portato via amati figli ma non la mia bellezza che ora si chiama forza, coraggio,  generosità.  Non ti dimenticherò. Mai.”

www.pierinagallina.it/audio-fiabe/

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pierina gallina

pierina gallina

Ho un nome e un cognome che non si dimenticano. Sono appassionata di scrittura, poesia, viaggi, libri e persone, in particolare bambini e saggi. Ho pubblicato cinque libri e sono una felice nonna di 7 nipoti, da 6 a 18 anni, mamma di tre splendide ragazze, e moglie di un solo marito da quasi 50 anni. Una vita da maestra e giornalista, sono attratta dalla felicità e dalla medianità, dallo studio della musica e degli angeli. Vi racconto di libri, bambini, nonni, viaggi, e del mio Friuli di mezzo, dove sono nata e sto di casa, con i suoi eventi e i suoi personaggi. Io continuo a scrivere perchè mi piace troppo. Spero di incontrarti tra i fatti e le parole. A rileggerci allora...

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pierina gallina

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Buongiorno, spero tutto bene con voi in questi giorni di isolamento forzato.
Mi chiamo Federico e sono un lettore online della vostra rivista Il Ponte e mio fratello Ivo è un vostro vecchio abbonato.
Sono il Referente per i Fogolârs Furlans d’Australia e segretario del Fogolâr Furlan -Melbourne. Provengo da Sedegliano, immigrato in Australia nel 1959 al età di nove anni.
Ogni quattro mesi I Fogolârs Furlans d’Australia pubblicano la rivista “Sot La Nape” in italiano ed inglese, specificamente per i nostri lettori, soci e figli dei soci dei Fogolârs australiani.
Per il prossimo numero avevamo progettato di scrivere un articolo su Plinio Clabassi per commemorare 100 anni della sua nascita.
Vedo che nel vostro numero di aprile 2020 la vostra inviata Pierina Gallina lo ha già fatto. Complimenti a lei, veramente un bel lavoro.
Le sarei molto grato se ci dareste il permesso di duplicare questo articolo su Sot La Nape, dando giusto riconoscimento alla vostra rivista Il Ponte e alla vostra giornalista Pierina Gallina.
Ringraziandovi aspetto vostra risposta.
Cordiali saluti e un mandi di cûr.

Federico Martin

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17 Aprile 2020

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