I NONNI NON SI COMPRANO SU INTERNET… PER FORTUNA - Pierina Gallina news

I NONNI NON SI COMPRANO SU INTERNET… PER FORTUNA

      

Chi sono i nonni di oggi?   
Per qualcuno
sono “Bancomat”, per qualcun altro amici, unici, indispensabili, per altri
noiosi, rompiscatole, impiccioni. Sono un piccolo esercito che aiuta, accudisce,  accompagna,  
porta e preleva i nipoti a scuola, cerca di capire loro e i figli, e
spesso sbaglia perché sconfina dal proprio ruolo, scordando che i nipoti non
sono suoi. Ecco, questa è una delle cose più difficili da fare bene.

  Cosa si prova a diventare nonni? 

Fin dall’annuncio “Aspetto un bambino”, con un colpo di emozione
da sconquasso, inizia la dolce attesa di una creatura che avrà un po’ del
nostro sangue. O anche no, nel caso di nipoti adottivi, eppure ugualmente
sognati, amati e aspettati. 

    Un bambino. Una parte
di noi che ci sarà oltre il tempo riservatoci. La nostra fantasia ne delinea subito
i tratti più consoni alle aspettative, magari supportati da intime ecografie
tridimensionali.  Noi, in quell’attesa, siamo
già nonna e nonno.

    Gioia pura per la
nonna. Gioia sì ma più contenuta, senza tanti “Oddiodiodiodio”, per il
nonno.  In uno dei momenti più magici della vita.

    Con il primo nipote
accade qualcosa di indescrivibile e irripetibile. Come il primo appuntamento o
il primo bacio.  L’annuncio porta con sé
un’adrenalina che muove ogni cellula del corpo e ci fa venir voglia di urlarlo
al mondo intero che saremo nonni. Proprio noi? 
Ma sarà vero? Poi pensiamo a come sarà, a cosa faremo con lei, lui,
all’orgoglio con cui porteremo a passeggio la carrozzina prima, poi il
passeggino e poi le corse in bici e la scuola. Sentiamo già un gran calore che
noi sappiamo essere amore grande e incondizionato per una creatura che verrà e
sarà un prolungamento di noi.

   Ogni nipote che arriva
dopo il primo porta con sé comunque una grande emozione, ma la strada è già
stata percorsa ed è facile fare confronti con le volte precedenti.  

Eccolo, nostro nipote è
qui.
 Un bel giorno o notte, vede la luce.  L’idea di nipote si fa reale in quella
creatura nella culla d’ospedale, con scritto sopra il suo nome, accompagnato da
un animaletto stilizzato. Eccolo, sta lì, con i pugnetti chiusi, il respiro
calmo e noi, ufficialmente promossi nonna e nonno, siamo increduli come bambini
di fronte ai regali di Babbo Natale. 
Dopo il “Ma è proprio vero?” e
servizio fotografico già dal primo giorno, d’improvviso tornano sulla scena
della mente le figure sbiadite dei nostri nonni, poi quelle dei nostri
genitori, poi noi. Ci arrendiamo ai ricordi custoditi tra le pieghe della
memoria, dove si nascondono ferite e strappi mai cuciti che la presenza di un
nipote fa riaffiorare.

   Attorno a quella culla
non ci siamo solo noi. Ci sono altri nonni, anche bisnonni, i genitori. Tutti
lì, ad ammirare il nuovo venuto che sta lì, inconsapevole, all’incrocio di
numerose eredità che in lui confluiscono e da cui sceglierà col tempo i mattoni
per costruire la sua storia.

Sembriamo i personaggi della fiaba della Bella Addormentata nel
Bosco, pronti a donare qualcosa di prezioso a questa creatura.   Salute, fortuna, amore e chissà cos’altro.
Un senso di gratitudine profonda alla vita, alla figlia o al figlio, al genero
o alla nuora, si dilata e ci possiede.

         E subito dopo la
domanda: “A chi assomiglia?”  A noi,
sicuramente. Se la nuova madre è nostra figlia, ecco scattare una specie di
onnipotenza parentale e alla nonna quasi quasi sembra di averla partorita
davvero quella creatura.

  Ogni volta però pensiamo
che daremmo la vita per lei, per lui. La stessa emozione, solo più contenuta e
meno espressa, è quella del nonno. Ma, per entrambi, quel fagottino rosa o
azzurro che dorme in una culla d’ospedale è qualcosa di sacro.

    Scatta un’attrazione fatale. La stessa sensazione che si prova
davanti a un’opera d’arte o quando si ascolta la musica del cuore o ci si innamora.
Siamo avvolti da qualcosa che non trova parole per essere definito ma è capace
di cogliere il vero senso della vita. Un’emozione forte, quasi un brivido caldo
e intenso, ci coglie quando osserviamo la sua pelle più liscia del velluto, le
sue mani affusolate, tenere e già forti, il suo viso già ricettivo alle
carezze.  E, quando apre gli occhioni
grigi-blu a mezzaluna, un po’ sonnambuli, ci si spalanca il mondo e ci
chiediamo come abbiamo fatto a vivere fino ad allora senza di lei, di lui. 

   Piange? Allora ha
bisogno della mamma.  Di nostra figlia,
di nostra nuora.  A un tratto, la verità
piomba addosso. Almeno mezzo secolo ci separa da questo neonato. Un rapido
conto e scatta la certezza matematica di essere molto più datati di lui.

    Di non avere tempo per
vederlo adulto. 

    Quella creatura è la
testimonianza del nostro essere sulla strada della cosiddetta vecchiaia. Che
noi guardiamo con un certo timore ma preferiamo pensare che avverrà in un
domani ancora lontano. Noi vogliamo veder crescere i nostri nipoti, esserci
negli avvenimenti importanti come compleanni, prima comunione, diploma, laurea
e, perché no, matrimonio. Magari ci immaginiamo bisnonni.

    Intanto ci fermiamo al
nostro essere nonni. L’istinto ci porterebbe ad andare a vedere sempre la nuova
creatura, a informarci se mangia, se dorme, se sta bene.

   Per fortuna il buon
senso ci frena, anche se è difficile da ascoltare. Quella creatura ci chiama,
ci obbliga ad andare da lei perché ne sentiamo la mancanza, perché altrimenti
stiamo male. E’ un fatto naturale, semplicemente perché siamo NONNI.

  E’ risaputo, infatti,  che più l’età avanza più si ritorni bambini.

 I vecchi godono straordinariamente dei fanciulli e i fanciulli, alla
loro volta, han piacere dei vecchi. Che differenza c’è, infatti, fra loro, se
non che i vecchi son rugosi e contano più anni
? Il bianco dei capelli, la mancanza di denti, il corpo ridotto a cercar
latte e balbettare, tutto in una parola concorda in essi.
(da Elogio della
pazzia, 1508 – E. da Rotterdam, Einaudi, Torino)
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pierina gallina

Ho un nome e un cognome che non si dimenticano. Sono appassionata di scrittura, poesia, viaggi, libri e persone, in particolare bambini e saggi. Ho pubblicato cinque libri e sono una felice nonna di 7 nipoti, da 6 a 18 anni, mamma di tre splendide ragazze, e moglie di un solo marito da quasi 50 anni. Una vita da maestra e giornalista, sono attratta dalla felicità e dalla medianità, dallo studio della musica e degli angeli. Vi racconto di libri, bambini, nonni, viaggi, e del mio Friuli di mezzo, dove sono nata e sto di casa, con i suoi eventi e i suoi personaggi. Io continuo a scrivere perchè mi piace troppo. Spero di incontrarti tra i fatti e le parole. A rileggerci allora...

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