Festa del Papà al tempo del Corona Virus 19 marzo 2020

Festa del Papà al tempo del Corona Virus                              19 marzo 2020

Festa del Papà al tempo del Corona Virus 19 marzo 2020

Festa del Papà,  doveroso e piacevole rendere  omaggio ai papà e ai nonni nonostante il settimo giorno di isolamento, partendo dal 12, quando le misure del governo sono state rese ancor più restrittive.  Restare a casa, chiudere i negozi, iniziare a segnare i giorni di libertà molto limitata, capire che non si tratta più di uno scherzo e neanche di un’esagerazione. Ammetto, anch’ io lo credevo. Anch’io, a metà febbraio  pensavo “che sarà mai un’influenza”  ma ora l’idea di morire soffocata o vederlo accadere a chi amo mi gela il sangue.  Eppure so che potrebbe accadere. Sento oggi il peso della responsabilità del fatto di ubbidire alle autorità per salvare noi, la nostra principessa Italia, così bella, così fragile, abbandonata prima e aiutata poi, in particolare dai cinesi, avvolta in una matassa di dolore  e morte. Si muore soli oggi, in tantissimi in Lombardia. Soli e soffocati, senza nemmeno un funerale. Allo stesso tempo guardo fuori dalla finestra la primavera. Sento l’energia delle gemme che vogliono fiorire, incuranti per fortuna di ciò che va oltre il battito della natura. Chi nasce oggi  ha scelto di esserci, forte della sua storia, a dare speranza in un tempo di guerra. Non di trincea e baionette, semmai una guerra contro tutto ciò che siamo diventati,  con la troppa libertà,  con la rincorsa a un di più non meglio identificato. Perché il già tanto non bastava al nostro sciocco lamentarci per tutto, per un piatto insipido o troppo saporito, con la parola schifo applicata a ogni cosa, con gli armadi troppo pieni e nulla da indossare, con una falsa generosità del dare giusto per mettere a posto la coscienza. Non è accusa. E’ dato di fatto che comprende anche me, come umana. All’uomo che ha rovinato l’ecosistema, ha riempito i mari di plastica, ha lasciato sterminare popoli interi in nome del Dio Denaro… adesso viene chiesto di pagare il conto. E lo stiamo pagando, anche se qualcuno ancora non vuole rendersene conto.  Sono crollate le nostre certezze,  abitudini,  modo di pensare,  di essere. Non  viene voglia di comprare qualcosa che non sia nutrimento e proviamo cosa significhi  avere  libertà limitata che non ci consente di andare dove vogliamo, né di stare con chi vorremmo.  Ci rendiamo conto di quante cose, persone, abitudini abbiamo dato per scontata.  Beh, adesso è l’ora di apprezzare il vicino di casa che non abbiamo neanche mai salutato, la famiglia, la casa, il fiore sul balcone. Il vento di miseria,  di guerra silenziosa, del  panico e paura hanno suonato il campanello più volte e non possiamo guardare altrove.  Essere preoccupati è d’obbligo perché la televisione mostra immagini reali, magari ripetute, ma reali.  Non si parla più di isolamento fino al  3 aprile ma anche di fine  aprile e questo porterà con sé è un tonfo dell’economia, oltre la strage di vite umane. Il mondo è in pericolo. Siamo in una morsa senza scampo e, quando questo virus passerà, magari solo per effetto del caldo, non saremo più quelli di febbraio. Non lo saremo più perché questo è un cambiamento epocale, una punizione che uccide, una punizione meritata probabilmente.  Da noi, dinosauri dell’era moderna, ora obbligati a fermarci, ad ascoltare il buon senso, a renderci conto di aver confuso l’avere con l’essere, di aver perso la bussola e di non averlo mai voluto ammettere. Chissà se ci siamo  dimenticati l’anima e il fatto che  il corpo non è che un guscio d’uovo fragilissimo. Basta un toc e il guscio si rompe, si sfalda e di lui non resta nulla. Riemerge l’EQUITA’, perché questa pandemia sta interessando tutti, come la MORTE.  Ha lo stesso trattamento sia per chi ha l’aereo privato e per chi ha  come casa un marciapiede. Forse, sarà questa la certezza su cui  l’umanità potrà appoggiarsi per riemergere. Quando avrà ritrovato l’anima e avrà debellato  e l’ignoranza e la miseria, come diceva Ghandi.  Oggi, e non solo oggi,  AUGURI ai papà e a i nonni  del mondo

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pierina gallina

pierina gallina

Ho un nome e un cognome che non si dimenticano. Sono appassionata di scrittura, poesia, viaggi, libri e persone, in particolare bambini e saggi. Ho pubblicato cinque libri e sono una felice nonna di 7 nipoti, da 6 a 18 anni, mamma di tre splendide ragazze, e moglie di un solo marito da quasi 50 anni. Una vita da maestra e giornalista, sono attratta dalla felicità e dalla medianità, dallo studio della musica e degli angeli. Vi racconto di libri, bambini, nonni, viaggi, e del mio Friuli di mezzo, dove sono nata e sto di casa, con i suoi eventi e i suoi personaggi. Io continuo a scrivere perchè mi piace troppo. Spero di incontrarti tra i fatti e le parole. A rileggerci allora...

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Antonietta

È un piacere leggerti. Condivido ogni tuo pensiero. Spero che quando riprenderemo le nostre vite il mondo sia migliore le persone più vere la vita più genuina.

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19 Marzo 2020
    pierina gallina

    pierina gallina

    grazie mille Antonietta. Grazie di aver scritto. Sono pochi che lo fanno e così io rischio di non conoscere il pensiero dei lettori. Continua astare con me. Grazie

    Rispondi

    19 Marzo 2020

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