Codroipo (Ud) Il Ponte, periodico del Medio Friuli, maggio 21 - Pierina Gallina news

Codroipo (Ud) Il Ponte, periodico del Medio Friuli, maggio 21

Codroipo (Ud) Il Ponte, periodico del Medio Friuli, maggio 21

Capretti caproni Fotografia di Laura Bosco LBPhoto

Età suggerita: da 3 a 6 anni

Sulla montagna, là in alto, vivevano tre fratelli Capretti Caproni. Il più giovane era magro, con gli ossicini che gli spuntavano dalla schiena e pure palliduccio. E, quando camminava, con gli zoccoli faceva: “tic tic tititic titic”.

Il Capretto Caprone medio era giusto, né magro né grasso, ma era un po’ lento e, quando camminava, con gli zoccoli faceva: “tac tac tatatac tac”.

Il fratello Capretto Caprone maggiore era golosone, bello paffutello e, quando camminava, con gli zoccoli faceva: “toc toc totoc tototoc”.

Un giorno di primavera videro, giù nella valle, un praticello pieno di erbetta fresca di giornata. Per arrivarci, però, bisognava attraversare un ponte di legno. Ma sotto quel ponte viveva un brutto gigante con gli occhi grandi come piatti, un naso lungo, una bocca grande e pronta a mangiare qualsiasi cosa. Figuriamoci, se avesse visto Capretti Caproni teneri come loro!

Il gigante aveva sempre tanta fame e la pancia gli suonava a vuoto, perché su quel ponte non passava mai nessuno. Tutti avevano paura di lui. Ma i tre fratelli erano anche molto furbetti. Pensa che ti pensa… il Capretto medio ebbe un’idea e gliela disse nell’orecchio, anche se non è molto educato, agli altri fratelli.

«Va bene, ci sto» assicurò Capretto magrolino striminzito.

«Ci sto anch’io» confermò Capretto grassottello.

Così, il Capretto più piccolino andò sul ponte per primo, con il cuore che faceva: “tum tum tum” e, trotterellando, con gli zoccoli faceva: “tic tic tititic titic”.

«Chi osa camminare sul mio ponte?» ruggì il gigante.

«Sono io, Capretto Caprone piccolo, devo andare al pascolo per diventare grasso» rispose, con una vocina sottile sottile.

«Adesso vengo e ti mangio in un boccone» ruggì il gigante, facendosi vedere in tutta la sua grandezza e pure bruttezza.

«Non mangiarmi, io sono troppo piccolo e magro. Faresti solo uno spuntino. Aspetta che passi il secondo dei miei fratelli, che è molto più grosso di me».

«Mmmm, va bene, va bene, passa, passa» rispose il gigante, che aveva già il languorino nella pancia, sempre più vuota.

Così, il Capretto furbetto prese la rincorsa e, in quattro passi, scese giù dal ponte e arrivò sul prato. Ah, che meraviglia l’erbetta fresca di giornata, verde e tenera!

Dopo di lui, fu la volta del Capretto Caprone medio, che sul ponte, con gli zoccoli, faceva: “tac ta tatatac tatatac”.

E subito il gigante: «Chi osa camminare sul mio ponte?»

«Scusi, scusi, signor gigante, sono solo io, il secondo dei Capretti Caproni. Devo andare al pascolo per diventare più grasso, veh!» replicò, con voce più robusta.

«Adesso vengo su e ti mangio in due bocconi».

«Ma no, signor gigante, non le conviene mica, sa. Aspetti, tra poco passerà mio fratello maggiore. Lui sì che è grasso e appetitoso».

«Uffa, uffa, va bene, va bene, passa, passa» brontolò il gigante. La sua pancia suonava come una campana rotta.

E anche il Capretto medio andò sul prato a brucare l’erbetta super buona. Ed ecco che, trotterellando, arrivò sul ponte il più grasso dei Capretti furbetti. Coi suoi zoccoli faceva: “toc toc totoc tototoc” e, perfino, il ponte scricchiolava sotto il suo peso.

«Chi osa camminare sul mio ponte?» chiese con voce cavernosa il gigante.

«Sono io, il più grosso dei Capretti furbetti, devo andare sul prato a mangiare l’erbetta fresca».

«Sono proprio stufo di aspettare… Adesso vengo su e ti mangio in tre bocconi».

«Ma no, sono talmente grasso che non riuscirai a mangiarmi».

«Vuoi vedere?»

«Vieni mio caro, con i miei zoccoli ti ridurrò in una grossa polpetta».

Così dicendo, il Capretto Caprone grosso si scagliò contro il gigante. A testa bassa e con le corna dritte, gli infilzò la pancia molle e lo gettò nel fiume dall’alto del ponte e, da lì, sparì.

Nessuno lo vide più. Anche il terzo Capretto Caprone arrivò sul prato verde a mangiare l’erbetta fresca, insieme ai suoi fratelli.

A furia di mangiare, diventarono tutti così grassi che non poterono più tornare a casa e sono ancora là, nel prato, felici e contenti.

La fiaba è una delle 52 che fanno parte del libro “Un anno da fiaba”: www.pierinagallina.it – librerie – sedi Abaco Viaggi

LIBRO

CUDUT di Stefano Codutti

Foto in copertina: Virgilio ed Emilia Codutti, con il piccolo Primo – 1905

“Cudùt” è un romanzo che conduce, dritto, al cuore di colui che gli ha dato vita: Stefano Codutti. Udinese, egli si sente – per metà – di Talmassons, dove ha vissuto vent’anni, dove ha i suoceri e la sua “creatura”, il Circolo Astrofili, di cui è fondatore e primo presidente.  Nei dieci anni di Responsabile Agenziale Alleanza dell’ufficio di Codroipo, ha tessuto una solida rete sociale a Codroipo, Varmo e Rivignano. «Ero più là che a casa» sostiene, con quella punta di affettuosa stima verso le tante persone che ha conosciuto e che ancora ricorda.

Ecco perché ci tiene a far loro conoscere il suo romanzo, cui ha dedicato decenni di accurate e minuziose ricerche storiche, arrivando addirittura al 1387, a Titon, il primo “Cudùt”– nato per ultimo, in coda, in un’epoca in cui i cognomi non esistevano –   che ha dato origine alla stirpe degli attuali Codutti.  Il risultato ha dell’incredibile e viene dipanato tra le 181 pagine del romanzo, appena pubblicato da L’Orto della Cultura.

La sua forza s’innesta proprio nell’appassionata ricerca, che confluisce in un albero genealogico di tutto rispetto – lungo ben 650 anni –  narrato in prima persona dall’autore-protagonista contemporaneo.   Nei tre viaggi indietro nel tempo, egli si trova a tu per tu con gli avi: nel 1866, in piena proclamazione del regno d’Italia; nel 1499, tra i turchi e i Benandanti; nel 1387 in pieno Medioevo, tra castelli, magia e paganesimo in Friuli.

 

Ogni viaggio è avventura a ritroso, carica di sensazioni e suggestioni coinvolgenti, intense e intime, nell’anima nuda di un Friuli antico e vero. Benandanti, Agàne,  Quintino Sella, Giacomo Ceconi, Gabriele Luigi Pecile,  Arturo Malignani, persino Leonardo Da Vinci, sono soltanto alcuni dei personaggi che transitano sulle pagine, accendendo curiosità e stupore.  Attila, i Turchi, il re Vittorio Emanuele e molti altri, conducono nel cuore degli eventi storici studiati sui libri di storia, resi accattivanti dai molteplici saperi dell’autore.

“Cudùt” si rivela romanzo dallo spiccato valore storico e documentaristico, irrorato da elementi fantasy,  in un Friuli che gioca il ruolo di protagonista.

Nella prefazione, Enzo Driussi, esperto in tradizioni friulane, ne avvalora il calibro,  auspicando che “il Friuli possa essergli grato per un tale, valido, contributo culturale”.

CODROIPO

Il suo nome era, è, rimarrà Gustavo Zanin, nato il 18 aprile 1930, alle ore 4.00 – stessa ora e data di Jean Guillon, celebre organista francese – nella casa vicino al ponte del Municipio, a Camino al Tagliamento, all’epoca frazione di Codroipo.  Il giorno dopo il 91esimo compleanno, ha dovuto prendere la via del cielo, scrivendo la parola fine al film della sua vita, girato sulle canne dei suoi quattrocento organi, che suonano in tutto il mondo.

Una folta chioma d’argento a incorniciare il sapiente volto, la palpabile emozione leggibile negli occhi vivaci e svegli, forgiati da una storia lunga 91 anni, vissuti all’ennesima energia.

Nella valigia un raro talento: fabbricare organi.

L’ultimo caminese-codroipese di affermata fama internazionale.

Il talento naturale del suo orecchio assoluto lo ha portato a essere un Artigiano al servizio dell’arte musicale. Fare una sola cosa ai massimi livelli per tutta la vita lo ha reso Unico.

L’ultimo dei romantici e dei veri gentiluomini, di quelli che hanno una parola per tutti e non fanno distinzioni tra le persone e conservano il dono della semplicità, pur essendo un vero signore: il Signore degli Organi e delle Sfere Celesti.

Ricco di quella affascinante e colta eleganza che traspare dal sorriso amichevole a ogni incontro.   Un uomo baciato da tante primavere, ma con la vitalità di un ragazzino che ringrazia la sua sposa, signora Marinella, e tutte le spose delle sette generazioni che han dato vanto e lustro alla sua Azienda, “Organi Zanin”, che continua, ricalcando il suo solco.

Perle di saggezza le sue, miste a racconti dalla schietta ilarità, svelate con l’abilità di un cantastorie provetto e intrecciate nelle favole teatrali.  Mai saccente, nonostante l’enciclopedica cultura.

Figlio del mondo, ma sempre ancorato alla propria terra.  Una vita di incontri prestigiosi. Gazzelloni, flauto d’oro, Principe Ranieri di Monaco, Mario Del Monaco, i presidenti Ciampi, Spadolini, Andreotti, Heider,  Vespa,  Nureyev e molti altri.

Una vita vissuta col vento in poppa, la sua: da organaro gentiluomo.

“Maestro Organaro” è, infatti,  il  titolo costruito pazientemente fin da quando aveva cinque anni e imparava dal padre Francesco a premere i tasti, attendendo con lui il momento in cui i suoni di tutte le canne raggiungevano l’ accordatura. All’inizio era fastidiosa come mare in tempesta. Poi si placava e nasceva l’accordo. A sette anni comprendeva la divisione armonica e poi, man mano, le frequenze che intercorrono fra le note. In seguito, affinava la preparazione presso gli istituti musicali e tecnici udinesi, continuando sempre a lavorare insieme al padre.  Oltre 400 sono gli organi realizzati in tutto il mondo e molti quelli restaurati in Friuli dopo il terremoto del 1976. Ben due fanno parte del patrimonio della Chiesa di San Quirino a Udine,  l’organo della chiesa antica di Francesco Zanin e la opus 837 di Gustavo.

Proprio qui si è tenuta la cerimonia di conferimento del più alto titolo accademico, consegnato dal Rettore Alberto De Toni, il 10 luglio 2017: la laurea Honoris Causa.   «Dopo la parola di Dio, solo la musica merita di essere lodata. Non cambierei con nient’altro la poca musica che so», le parole del neo dottore Zanin.

« Egli  è uno dei friulani che ha saputo portare in tutto  il mondo la maestria della sua terra.  Quando la  passione e il mestiere si accordano al senso di appartenenza, si  raggiunge l’apice dell’ingegno imprenditoriale.  Grande storia, creatività e innovazione trovano mirabilmente realizzazione nella bottega Zanin, dove la tecnica del suono è in connubio con la tecnologia. Un’ azienda che sfida il mercato lavorando in 5 continenti. La Laurea unisce all’ arte e alla creatività il saper fare impresa. Sei un vero maestro. Hai regalato una storia da raccontare. Un orgoglio che tu e la tua famiglia avete reso alla nostra terra», le parole del rettore De Toni.

Da una sua Lectio Magistralis: “Cos’è il suono?… Pitagora aveva scoperto che ogni corpo che si muove emette un battito, una frequenza, un suono. Il Big Bang nasce dal suono? Sì, dato che le sfere celesti, nel loro movimento, emettono suoni.

L’uomo riesce nella vita pratica a usare i suoni? I nostri antenati raccoglievano oggetti e diventarono cacciatori. Avevano bisogno di avvicinarsi alla selvaggina e inventarono uno strumento che noi usiamo ancora, la liana, l’arco, la cerbottana, poi i flauti o auli, le zampogne.  Al suono serviva, però, la giusta scala per esplorare i vari sentimenti. I suoni che emettono vibrazioni hanno gli stessi toni dei colori.

C’è da pensare che veniamo dal cielo e la musica pure. Ma l’uomo è troppo distratto. Peccato, perché la persona è fatta per risuonare.  Ecco…l’organo dà il senso del mistero dell’universo. Dalle fondamenta di un palazzo all’infinito. I suoni lontani tra loro creano l’armonia delle sfere celesti.”

Ecco perché Gustavo sarà, sempre, il Signore delle Sfere Celesti!

CODROIPO

LE GALLINE FELICI DI PIETRO, IL RAPACE DI BEANO

Immagina un resort a 5 stelle per 130 galline felici, libere di crescere in serenità e, pure, di invecchiare  in 3mila metri quadrati di terreno, all’ombra di alberi autoctoni. Libere di deporre le uova quando sono a loro agio, di razzolare tra i sassi e l’erba in cerca di qualche verme, di fare i buchi nella terra asciutta per pulirsi le penne, di godere qualche raggio di sole, di accoppiarsi con il gallo, di fare le chiocce quando ne sentono l’esigenza, di crescere i loro pulcini, di godersi le coccole di un visitatore o di chi le accudisce ogni giorno con amore e rispetto.

Troppo bello per essere vero? Noooo, è pura verità, invece!

Dove si trova? A Beano, piccolo paese del Medio Friuli, con le sue 400 anime, la sua piazza con l’ osteria, l’ex latteria, la chiesa e… un Rapace. No, non nel senso degli uccelli predatori, ma di un uomo, Pietro Casonato, quarant’anni il prossimo agosto, padre di Gabriele, 7 anni, di Alice, 4 e di Aida, in arrivo.  Non è di Beano, Pietro, né sua moglie Norwenna, eppure, l’ha scelto come patria, dove realizzare il suo sogno: allevare galline felici e vivere vendendone le uova.  Nativo di Visinale (Pn), un lavoro come cuoco ben remunerato, tre anni fa ha deciso che fosse giunta l’ora di dar ali al suo sogno. Era disposto a trasferirsi a Barcis, pur di riuscirci. Poi, il colpo di fulmine per l’ambiente perfetto, capace di far rimbalzare il tempo indietro di almeno mezzo secolo: in piazza a Beano, appunto. Supportato dai genitori e dalla propria famiglia, Pietro ha investito e investe ogni energia nel suo progetto, etico e sempre più apprezzato: produrre uova gourmet.  Le sue galline, allevate all’aperto e alimentate con ingredienti di alta qualità, sapientemente mescolati tra loro, producono uova freschissime e genuine, ideali per chi desidera mangiare sano, nel rispetto della vita e della dignità degli animali. Il pollaio di Pietro rispecchia quello di una volta, ma attrezzato con ricoveri dal letto di segatura e zeolite antibatterica, per il riposo, la deposizione e l’alimentazione in mangiatoie al coperto.

Ecco la rivoluzione di Pietro, la sua passione, la sua azienda: Il “Rapace di Beano”.

Come sono le uova di galline felici?  A cinque stelle, naturalmente, perché sono il risultato dell’alimentazione e del tipo di vita che le fortunate galline conducono. Niente macchinari, niente rulli trasportatori, niente scorciatoie. La raccolta si fa a mano, giornalmente, con un cestino e con delicatezza. Ogni uovo viene controllato, a uno a uno, pulito con paglietta in lana d’acciaio, timbrato con colorante nero alimentare e inscatolato insieme a un bigliettino con la data di scadenza. Grazie alla particolare e studiata alimentazione delle galline, le uova sono di diverso tipo, ma, tutte, leggere e digeribili. Si va dalle uova classiche, deposte dalle galline Isa Brown e Livornesi,  alle gourmet, dal guscio crema, prodotte dalle galline Cemani, di colore nero, anche zampe, becco, carne e organi. Le uova delle galline Marans, hanno il guscio marrone, quelle delle galline Araucana, azzurro tenue, e quelle delle Olive Egger, verde.

Le lavoratrici? Sempre loro, le galline felici, allevate fin da quando sono solo delle piccole uova con, all’interno, la speranza di un pulcino. Tutte convivono in armonia sotto allo sguardo vigile dei galli – padroni del loro pennuto harem –  e del Rapace di Beano, sempre pronto alle visite e agli apprezzamenti di chi viene a conoscere la sua realtà e fa delle sue uova un uso raffinato: da gourmet, a braccetto con la salute.

Varcare il portone di Piazza Fontana, 17, a Beano di Codroipo, è più che esperienza: è accarezzare il tempo dei nonni e inondare le narici del profumo del bucato steso al sole, passandoci sotto, abbassando la testa. Più in segno di riverenza che altro!

www.ilrapacedibeano.it  3917484549

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pierina gallina

Ho un nome e un cognome che non si dimenticano. Sono appassionata di scrittura, poesia, viaggi, libri e persone, in particolare bambini e saggi. Ho pubblicato cinque libri e sono una felice nonna di 7 nipoti, da 6 a 18 anni, mamma di tre splendide ragazze, e moglie di un solo marito da quasi 50 anni. Una vita da maestra e giornalista, sono attratta dalla felicità e dalla medianità, dallo studio della musica e degli angeli. Vi racconto di libri, bambini, nonni, viaggi, e del mio Friuli di mezzo, dove sono nata e sto di casa, con i suoi eventi e i suoi personaggi. Io continuo a scrivere perchè mi piace troppo. Spero di incontrarti tra i fatti e le parole. A rileggerci allora...

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