36esimo giorno di isolamento – considerazioni e prospettive – al tempo del Corona Virus

36esimo giorno di isolamento – considerazioni e prospettive – al tempo del Corona Virus

36esimo giorno di isolamento – considerazioni e prospettive – al tempo del Corona Virus

17 aprile 2020, 36esimo giorno di isolamento. E’ come se fossimo tutti un po’ in rianimazione. Una rianimazione da cui potremo comunque uscire, e questo è già positivo. Questi 36 giorni ci hanno trasformato,  c’è poco da fare. Più i giorni da metà  febbraio, in cui c’era il sentore di qualcosa che stava avvenendo ma, per fortuna, lontano, in Cina esattamente. Avevamo progetti, allora. Io, per esempio, sarei dovuta partire il primo marzo per l’India. La valigia è ancora pronta ma so già che passerà molto tempo prima di poterci andare e forse a me non sarà concesso in quanto facente parte della categoria “anziani”. Intanto, anche per una sorta di diario/documento,  faccio una verifica  di quello che in questi 36 giorni è accaduto. Dopo lo stupore iniziale con improvviso taglio netto agli affetti,agli abbracci, soprattutto dei miei sette nipoti, alle iniziative, ho cercato un mio rifugio sicuro, ricorrendo a ciò che più mi piace fare ovvero scrivere.  Il  secondo giorno di isolamento ho voluto mantenere la promessa che avevo fatto a  Vincentt, sei anni, il più piccolo dei miei nipoti, di raccontargli la fiaba di ” Orgnano senza testa”, dato che, causa isolamento improvviso, non ero riuscita a raccontargli come eravamo soliti fare, la sera, quando si fermava  a dormire da me.   Ho pensato, quindi, di registrarla e di inviargliela. L’ indomani, il 14 marzo.  ho scritto un’altra fiaba ispirandomi alla situazione che si stava profilando per tutti.  Ho immaginato l’Italia come una Principessa  e  un virus che voleva metterle in testa la corona. Da quella audio-fiaba è partita una serie di condivisioni allargate che continuano, arrivando a raggiungere ogni giorno migliaia di persone, non solo in Italia, ma anche all’estero, Capo verde, Canada.  Sono arrivata a 36  fiabe con quella che, alle 20.26. invierò stasera via WA, mentre sul sito è già udibile. Al 3 maggio dovrei arrivare, se l’ispirazione miassiste, a 52. Una alla settimana per un anno intero.  Non avrei mai fatto senza questo tempo a disposizione. Per scrivere ci vuole tempo e, per le fiabe, ancor più tempo da dedicare all’immaginazione, alla scrittura, alla lettura, alla registrazione con scelta delle musiche e poi, altra cosa bellissima, alle conversazioni con gli ascoltatori.  A me piace crearle le fiabe,  non prendere un libro e leggerlo. Per questo mi serve tempo, silenzio, e nessuno che suoni il campanello di casa. Cosa realistica in tempo di isolamento.  In più, la passione, la creatività e il piacere di condividere qualcosa di pulito e buono. Ora, ho il timore di perderla questa creatività, che  mi abbandoni il computer o  il telefono o  la voce  o che finisca il  toner per la stampante. Ma, confido che tutto prosegua come è stato finora. Come è accaduto a me, so che moltissime altre persone hanno dato la libertà a talentiche, forse non sapeva nemmeno di possedere.   So di gente che si sfoga sui fornelli e azzarda piatti complicati e laboriosi che mai avrebbe pensato di affrontare. O fa finalmente lunghe chiacchierate con vecchi amici che non aveva avuto mai tempo di chiamare. O sta imparando tecniche di meditazione, di ginnastica da salotto, di ballo di gruppo. O legge o fa ciò che lo fa star bene. Se questo ci aiuta a restare a casa e a sostenere così la schiera di medici, infermieri, operatori sanitari che ogni giorno affrontano per noi la situazione più dolorosa che abbiano mai sperimentato nelle loro vite, va benissimo. Anche a me, che faccio parte  della fortunata schiera di persone che non ha il ricordo della guerra,  non era mai capitato di riflettere così profondamente sui privilegi che davo per scontati.  Come la libertàdi andare ovunque senza chiedere permesso, l’automobile, l’acquisto di qualsiasi cosa fosse venuta in mente anche con un semplice click magari in via telematica. In questi 36 giorni sono calati assolutamente tutti i consumi, nel mio caso anche gli alimentari  perché, essendo meno persone in casa, le esigenze si sono adattate al numero due.  Non c’è occasione di spendere con i negozi chiusi, comprese le parrucchiere e le estetiste.  Quindi il mio tempo si dipana  tra le fiabe, la condivisione serale e la condivisione con il telefono con tantissime persone, compreso un corso di scrittura creativa che mi dà la possibilità di interagire e imparare moltissimo.   Senza questa opportunità avrei continuato a correre, con libertà certo, ma non con la consapevolezza che oggi ho maturato.  Fino al 3 maggioalmeno, continuo a rifugiarmi nel mio mondo ideale che mette insieme la libertà di non apparire e l’opportunità di scrivere, stando in contatto con  tantissime persone, senza le occasioni sociali cui ero  molto bene abituata. In  questo tempo sto  tirando fuori il meglio di me che posso riassumere in voce, emozioni e parole. E’ vero, mi rendo conto di essere molto fortunata. Prima cosa perché non ho contratto il virus,  seconda  perché non ho perso nessuno causa virus, a parte la mia maestra Maria di quarta elementare che piango perché se n’è andata, tra l’altro in Lombardia, dove era andata peressere operata al ginocchio e senza l’affetto di nessun familiare.  Altra fortuna sta nel fatto di  essere in una casa con la natura a portata di passo e vederla sbocciare nella sua stagione di rinascita, libera dapotature, veleni e interventi dell’uomo.  Ho visto da vicinissmo api succhiare il nettare dei fiori del mio ciliegio che aveva indossato l’abito da sposa più sgargiante, ho visto e vedo cieli e stelle come inMadagascar da cogliere e riparare da occhi non allenati alla bellezza. Nuoto nelle parole e mi rendo conto di avere un tesoro da donare. Mi rendo conto, però, che anche le parole sono uno strumento dicomunicazione delicato e importante, di cui sento la responsabilità.  Quel che è certo è che sto respirando una umanità che non ha bisogno di selfie ma si mostra per quello che è, anche in pigiama o con la ricrescita bianca sui capelli.  Certo, mi pesa molto non vedere i miei nipoti, non abbracciarli, non dormire con loro da tantissimo tempo.  36 giorni non sono pochi e non riesco nemmeno a telefonare loro o a vederli  via video perché dopo la nostalgia mette la quinta marcia. Capisco chi non può trovare andare a trovare i genitori in casa di riposo.  L’ idea di lasciarli soli proprio quando avrebbero più bisogno di conforto e magari sapere che viene a mancare senza nemmeno l’ultimo saluto è terribilmente triste.  Stiamo aspettando una libertà che ci vedrà cambiati e a cui dovremo  riabituarci  ma dovremo sempre ricordare quello che abbiamo. Abbiamo noi, gli altri, la natura, le parole che, se gestite con intelligenza,  ci aiuteranno a metterci nei panni degli altri, nella consapevolezza  che ognuno debba fare la sua parte. Siamo cambiati. Cambieremo. Sapremo addatarci. Intanto, abbiamo ancora 16 giorni in cui stare A CASA.

Per  il dopo isolamento mi ricorderò che:

Correvo.

Ricordo che correvo

con il tempo sul collo

come un avvoltoio.

Mi sentivo puzzle mai completo

di tasselli strampalati.

Il tempo per me un lusso.

Quando ce l’avevo mi sentivo in colpa.

Se scrivevo… Avrei potuto fare altro di più utile.

Crac. Cambio di volta. Virus.

Ho il tempo per me per obbligo

e me lo piglio tutto,

lo ingoio, ne faccio fiabe da donare.

Ancora giorni? Si grazie.

Alla faccia dei capelli sregolati,

dello specchio troppo schietto.

Dopo il 3 maggio?

Sarà come tornare dopo la vera,

sognata, vacanza.

Solo che questa volta

riconoscerò la mia casa,

la mia sedia, la mia ombra.

Me li appiccicherò come post it.

Per non dimenticarli e ricominciare a correre.

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pierina gallina

pierina gallina

Ho un nome e un cognome che non si dimenticano. Sono appassionata di scrittura, poesia, viaggi, libri e persone, in particolare bambini e saggi. Ho pubblicato cinque libri e sono una felice nonna di 7 nipoti, da 6 a 18 anni, mamma di tre splendide ragazze, e moglie di un solo marito da quasi 50 anni. Una vita da maestra e giornalista, sono attratta dalla felicità e dalla medianità, dallo studio della musica e degli angeli. Vi racconto di libri, bambini, nonni, viaggi, e del mio Friuli di mezzo, dove sono nata e sto di casa, con i suoi eventi e i suoi personaggi. Io continuo a scrivere perchè mi piace troppo. Spero di incontrarti tra i fatti e le parole. A rileggerci allora...

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Anonimo

Bellisime parole Pierina, un grandissimo abbraccio virtuale.

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17 Aprile 2020
    pierina gallina

    pierina gallina

    Grazie per la tua presenza anche come commento. Spero di ritrovarti ancora tra le righe. Mandi

    Rispondi

    17 Aprile 2020

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