MATERA… racconto di pietra, lungo trentamila anni - Pierina Gallina news

MATERA… racconto di pietra, lungo trentamila anni

MATERA… racconto di pietra, lungo trentamila anni

Ha la terra argillosa, Matera. Ha la faccia di pietra.

La stessa, dal paleolitico, piena di buchi nella roccia, i “Sassi”. Per trentamila anni, sono stati la casa di uomini e animali, in uno sposalizio con la miseria, quella vera, quella nera, ma, a suo modo, dignitosa e viva.

Nel 1950 era scandalo nazionale, la “Vergogna d’Italia”. Nel 1952, Alcide De Gasperi ne sentenziò la completa evacuazione. Via tutti dal Barisano, quartiere dei più abbienti, quelli che guardavano la cattedrale da davanti.

Via tutti dal Caveoso, un canjon di 16 km, un precipizio dove i più poveri vedevano la cattedrale dal retro. Nel 1962, le ultime famiglie furono prelevate, con forza, dalle milizie. Non volevano lasciare i loro “Sassi” per andare nelle case popolari, ma dovettero farlo.

E Matera si congelò in un fantasma di pietra dai grandi occhi vuoti. Perché non vi era umanità lì, si diceva.

No, su questo non sarebbe d’accordo Carlo Levi, esiliato dai fascisti a Matera tra il 1935 e il 36.

Che la città fosse una sorta di inferno di Dante, sì. Che ci fosse un’infinità di bambini, malati, dalle mosche che passeggiavano sugli occhi, sì.

Che la vita si vivesse al limite degli stenti, sì, ma non che fosse orfana di umanità.

Era solo un’umanità diversa, abbandonata dalla storia, devastata dalla malaria, in un luogo di desolazione, di superstizione, di estremo e chiuso dolore eppure a suo modo ricca.

Questa era Matera, un mondo di povertà e fatica, dove il tempo era immobile al cospetto del nulla e della morte.

Oggi, dopo 40 anni di abbandono, Matera è rinata. Fiera della sua storia, si erge, nobile, al cospetto dell’Europa dei colti, di coloro che sanno ben guardare e onorare finalmente quegli occhi bambini su cui passeggiavano le mosche.

È maestosa Matera, “espressiva e toccante di dolente bellezza”, con le pietre bianche, i buchi nelle rocce e i musei dentro ai “Sassi”, narranti verità non del tutto svelate, sempre sottovoce. Inspira a pieni polmoni il riscatto verso quel mondo che la disprezzava e che ora viene qui, ad ammirare la sua unicità e il vero genio delle popolazioni che sono riuscite a viverci.

Sorprende Matera, a ogni faticoso passo!

Perché di pietra, liscia o corrosa, sono gli scalini che conducono lassù, alle chiese rupestri, ai “Sassi”, vuoti ma mai silenziosi, alla collina dell’antica Civitas, alle rupi sentinelle, ai cimiteri coperti di pietra.

Ed è guardando dall’alto in basso, dalle cime ai burroni, che capita di sentire il respiro di una città, che prima è vergogna e qualche decennio dopo è Capitale Europea della Cultura.

Galoppa l’immaginazione e tornano alla mente quei bambini con le mosche sugli occhi descritti da Levi nel libro “Cristo si è fermato a Eboli”, le loro madri, i loro padri, tutti i loro avi.

Matera oggi è la loro rivalsa e la luminosa conferma che i cambiamenti, come i miracoli, sono sempre possibili.

Poco importa se bisogna attenderli per trentamila, lunghissimi, anni.

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pierina gallina

Ho un nome e un cognome che non si dimenticano. Sono appassionata di scrittura, poesia, viaggi, libri e persone, in particolare bambini e saggi. Ho pubblicato cinque libri e sono una felice nonna di 7 nipoti, da 6 a 18 anni, mamma di tre splendide ragazze, e moglie di un solo marito da quasi 50 anni. Una vita da maestra e giornalista, sono attratta dalla felicità e dalla medianità, dallo studio della musica e degli angeli. Vi racconto di libri, bambini, nonni, viaggi, e del mio Friuli di mezzo, dove sono nata e sto di casa, con i suoi eventi e i suoi personaggi. Io continuo a scrivere perchè mi piace troppo. Spero di incontrarti tra i fatti e le parole. A rileggerci allora...

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