Il Ponte, periodico Medio Friuli luglio 21 - Pierina Gallina news

Il Ponte, periodico Medio Friuli     luglio 21

Il Ponte, periodico Medio Friuli luglio 21

Miei articoli, fiaba, libri, news, sulla rivista Il Ponte, periodico del Medio Friuli

IL PASSAFIABA

Età suggerita: da 8 anni                        Opera di DORIS TURCO – Codroipo

Fiaba: Da dove arrivano le fiabe d’oltreconfine?

Di sicuro non viaggiano in prima classe e non entrano dal titolo principale. Al massimo si infilano di sbieco o dal margine del foglio, volando su un tappeto di linoleum, di seconda mano. Ci si aggrappano strette, anche se la plastica è scivolosa. Non possono rischiare di cadere, perché il loro braccialetto magico non funziona più.

Le fiabe clandestine, invece, nascono sui barconi o sotto il mare, da matite colorate usate con parsimonia per non consumarle o con schegge di legno, là sotto, nella stiva, dove l’odore del pesce è così forte da non salvare un pezzo d’aria per un respiro.

Le fiabe in fuga dalla guerra vorrebbero essere scritte da bambini, donne e uomini, che non hanno tasche per una matita e un foglio e, allora, le pensano soltanto, per trovarci una briciola di speranza quando c’è fame, freddo, paura.

Poi ci sono le fiabe profughe, che raccontano quello che succede in posti lontani. Arrivano dopo viaggi terribili: sporche, macchiate, sudate, infreddolite. Nemmeno i loro braccialetti magici funzionano più.

Ecco perché le fiabe clandestine non vengono accolte bene.

«Chi sei tu? Ce l’hai il passafiaba?» chiede in modo poco gentile la reginastra portinaia.

Amir non sa nemmeno cosa sia il passafiaba! Lui è partito dalla Costa D’avorio, ha viaggiato al buio su un peschereccio puzzolente per tantissimi giorni, non è riuscito a contarli tutti e sua madre è ancora in fondo al mare. Amir racconta che nel suo villaggio era un principe buono, di quelli veri, ma adesso chiede soltanto una coperta e magari un panino.  Per tutto il viaggio non ha toccato cibo!

«Oh! no, un altro principe con la faccia di cioccolato. Ne abbiamo abbastanza di Alì Babà e di quei quaranta ladroni che si è portato dietro. Tornatene nella tua fiaba» gli risponde, seccata, la reginastra.

“Se nel mio paese non avessero bruciato i libri e impedito ai bambini di leggere, io mica ci sarei venuto qui” pensa Amir, ma preferisce stare zitto. Sa di essere in un libro profugo e la cosa non gli piace.

Sta su uno scaffale troppo in alto, per questo è dimenticato e nessuno lo legge mai.

“È come nel mio paese, dove nessun libro è libero di essere letto. Ci vorrebbe il mio braccialetto magico e un Mago Vero” continua a ragionare Amir.

Si sta stretti in un libro profugo. Pagina contro pagina. Però, una cosa bella c’è. È più facile fare amicizia.

In quel libro ci sono fiabe di ogni parte del mondo.

C’è Vassilissa, la ragazzina bionda e bella, che arriva dalla Russia; Xin-Xin, che ha attraversato tutti i fiumi della Cina; Tariq, che ha nuotato nel Gange e Demane, il cui cuore batte forte forte per la sua amata Africa.

Sono tutti personaggi simpatici, perché sono veri e hanno tante storie da raccontare. Però, ci si annoia, in un libro profugo.

Non si possono fare cacce al tesoro né andarsene a fare un volo in tappeto, nemmeno su uno di linoleum e pure di seconda mano.

«Possibile che nessuno voglia leggere la mia fiaba?» urla Amir.

«Io, io sì, ci sono io» strepita una voce fuori campo.

A volte è così. Basta chiedere. Il Mago Vero sale sulla scaletta, afferra il libro polveroso, soffia sulla copertina e annuncia con orgoglio: «Lo leggerò io».

È fatta, Amir ha il passafiaba! Quello che rende liberi tutti i personaggi delle fiabe clandestine, profughe, d’oltreconfine.

Tutti i personaggi trattengono il fiato. Il Mago Vero non è uno che si fa pregare, legge il libro più velocemente che può e, quando arriva la parola fine, Amir e i compagni possono finalmente entrare nel libro dal titolo ufficiale, non più di sbieco né dal margine dei fogli.

«Etcì, etcì, urrah!»  esultano in coro.

«Perché non partecipiamo anche noi alla caccia al tesoro?» propone Xin -Xin.

«L’enigma è scritto sul segnalibro. Eccolo qui. Venti parole in venti lingue diverse e ognuno dei personaggi ne conosce una».

La soluzione la può leggere qualsiasi Mago Vero, quindi, anche tu.

Tesoro trovato. Le fiabe d’oltreconfine esclamano in coro: «Ehi, ma il tesoro siamo noi!»

In quell’istante, il Mago Vero si ritrova le tasche piene di patatine dorate, caramelle e preziose storie incantate.

La reginastra, vista la situazione, tenta di fuggire dal margine di destra, ma quaranta ladroni sono pronti a sbarrarle il passaggio.

«Che cosa ne facciamo di lei?» si chiedono tutti i personaggi delle fiabe.

Il Mago Vero vorrebbe scaraventarla giù dallo scaffale più alto ma Amir, che era il principe buono nella fiaba del suo paese, non riesce proprio a fare il cattivo.

La manda solo in vacanza per un anno, in una fiaba extraterrestre, in mezzo ad alieni melmosi con gli occhi a cucù.  Così anche lei capirà cosa voglia dire essere trattata da diversa, senza avere alcuna colpa.

E Amir?

Amir tornerà nella sua fiaba. Il suo bracciale magico ha ripreso a funzionare e lui vuole fare un incantesimo.

Farà venire a tutti una gran voglia di leggere, soprattutto a chi, nel suo paese, lo proibisce agli altri. Ma, poi, tornerà qui. Per mantenere la promessa fatta a Vassilissa. È troppo bella lei, con gli occhi di lapislazzuli.

Intanto, in questa storia, si festeggia a patatine e caramelle.

Siete tutti invitati da qualunque fiaba proveniate.

Anche tu, naturalmente!

Con patatine e caramelle

vi racconto fiabe belle.

Venite con me,

nel mio libro fatato per sognar,

per sognar.

Niente passafiaba né braccialetto

per venir con me.

Basta un po’ di bontà

e la fiaba ci addormenterà.

Buonanotte.

La fiaba è inserita nel libro “UN ANNO DA FIABA” acquistabile nelle librerie, Agenzie Abacoviaggi, www.pierinagallina.it

Libro

“Le fate non ballano più come sorelle”: storia di Caterina Percoto  di Edda Fonda

È un saggio che profuma di romanzo. Appassiona, incuriosisce, stuzzica, grazie all’impostazione dinamica del narrare. Impegnativo, a tratti, ma di lettura scorrevole e piacevole, intreccia le vicende letterarie, politiche e sociali dell’Italia di metà Ottocento, alla vita e alle opere di Caterina Percoto, brillante scrittrice friulana, nata a San Lorenzo di Soleschiano – Manzano (Ud) – nel 1812.

Ai più poco conosciuta, Caterina è stata donna decisamente fuori dal comune, visionaria, capace di dare esempi importanti, applicabili – con successo – anche alla nostra vita di ogni giorno. Molto lontana dall’immagine di donna fragile e malata, lamentosa, pedante con cui viene confusa.

Patriota nella mente e nell’animo, libera di cuore e di pensiero, sostenitrice della condizione femminile in un ambiente dove le donne sono ancora relegate ai margini della società, generosa verso la sua famiglia e non solo, da autodidatta si propone di migliorare il suo dialetto friulano in ottimo italiano, aiutata da illustri nomi dell’epoca.

Scrive articoli e novelle sulle ingiustizie sociali, la fraternità, la guerra, la competizione, la solidarietà: temi che non hanno confini di spazio o di tempo.

L’ autrice, brillante ricercatrice biografica di origine istriana, ne valorizza il grande spessore letterario, inserito nella condizione sociale del Friuli, in pieno Risorgimento, sulla strada dell’unificazione italiana.

Grazie al piacevolissimo stile narrativo, Edda Fonda fa venir voglia di saperne di più, su Caterina Percoto e sui temi che affronta: la pari dignità e l’uguaglianza dell’uomo e della donna, anche in ambienti prettamente maschili, il rapporto tra praticanti cattolici e il Papa, in tempi di potere temporale, il patriottismo all’atto della formazione del regno d’Italia. E l’amore e l’amicizia, anche nell’aspetto doloroso del tradimento.

Per definire la Percoto, però, bisogna evitare di incasellarla in recinti: cattolica, friulana, possidente. Da ogni recinto, lei uscirebbe alzando la voce con la sua vivace e mancata diplomazia, senza peli sulla lingua, con la vena ironica e frizzante, degna di una persona intelligente e consapevole della propria realtà.  Così come descritta da Elisabetta Feruglio, nella prefazione del libro.

Perché leggere questo libro?

Per scoprire una donna affascinante che ha pagato con il sangue le proprie convinzioni. Zitella per scelta, non contessa, andava in bar a leggere giornale con la madre. Irredentista, ha dato la mano a Garibaldi sotto alla Loggia del Lionello, parlava di divorzio già nel 1856.  Non riusciva a omologarsi. Soffriva, ma andava avanti.

Autrice a rischio, ce l’aveva con preti e suore. Imprenditrice contadina innovativa, trattava bene i suoi dipendenti. Fu la prima a portare in Friuli  la gallinella di razza America, i cachi di Transilvania, la pezzata nera, e  senza aiuto.  Fu la prima a costruire la diga sul Natisone.

Caterina Percoto: autrice a rischio e contessa contadina con il sogno della scrittura.
Da dove è tratto il titolo?   Da una leggenda, che ricorda il tempo in cui le fate di due terre confinanti s’incontravano all’alba in una verde conca ai piedi di un monte. Al tocco dei loro passi, il prato si copriva di fiori. Fate italiane e fate germaniche, vestite di bianco, sorridenti, complici. Poi, non più. Le fate italiane, spaurite, stavano nascoste dietro alle pietraie. Quelle di Germania, sedute al confine, vestite di nero, piangevano l’antica amicizia perduta. Anche così si può parlare di guerra e di desiderio di amicizia tra i popoli. Lo ha fatto Caterina Percoto attingendo al folclore. La sua voce viene da un luogo eccentrico dell’Italia divisa negli anni del Risorgimento: il Friuli, asburgico per gran parte della sua vita.

Edito da L’Orto della cultura, il libro è stato presentato al Museo delle carrozze il 25 giugno 2021,  dalla Dott.ssa Elisabetta Feruglio e Maura Pontoni, responsabile editoriale. Letture sceniche e interviste immaginarie, in italiano e friulano, a Caterina Percoto, attraverso la voce dell’attrice Paola Ferraro e Francesco Zuppel della compagnia teatrale Barabàn.

CAMINO AL T (Ud)

A Villa Valetudine: Doppia presentazione di  “Un Anno da Fiaba”

Tutto sabato 12 giugno, tutto nel rispetto delle regole Covid:  mostra di alcuni quadri presenti nel libro “Un anno da fiaba”, mostra permanente del pittore Marino Salvador, inaugurazione dei tantissimi eventi in programma a Villa Valetudine, doppia  presentazione del libro. La “Fiabesca Combriccola” dei giovanissimi lettori, capitanata da Serena Zamparo – otto anni – Maurizio Gazziero lettore-attore teatrale, Fabiola Ferrin presentatrice, autorità, ospiti di calibro, i padroni di casa, Adriano e Giacomo, hanno reso davvero speciale il duplice appuntamento. Sono grata per la numerosa partecipazione, spiacente per non aver potuto accogliere tutti coloro che avrebbero voluto esserci. Ci si rivede alle prossime presentazioni.

CAMINO T.

Mostra d’arte visiva “Generazioni a confronto: Tizzi da Gorizzo ed Elena Castellani” a Villa Valetudine

Saranno in mostra, fino al 31 agosto, le opere artistiche di Tizzi da Gorizzo e della nipote 17enne, Elena Castellani, di San Lorenzo di Sedegliano.  Elena ama i felini, i loro sguardi, la loro energia. Li dipinge.

Tizzi produce oggetti con materiali di recupero, arricchendoli di messaggi comunicativi, etici ed estetici.  Il 19 giugno 21, a Villa Valetudine – Via Codroipo, 25, Camino al Tagliamento –  le loro opere  hanno trovato il degno spazio e la giusta collocazione.  Di Tizzi spicca Priapo, Dio Fallo, ispirata a un’opera del dadaista  Man Ray:  composizione geometrica di cilindro e tre sfere, del 1920.  Di notevole interesse è Giano bifronte, il Dio  romano  investito da Saturno della possibilità di vedere, con due facce, il passato e il futuro, l’inizio e la fine, la dualità delle cose, l’entrata e l’uscita.   Dal ventilatore alla radio, debitamente trasformati,  al trittico delle ere – della pietra, del metallo e del consumo odierno – la mostra induce a riflessioni e  rivela il talento innato dell’artista Tizzi da Gorizzo che, già da piccola, produceva oggetti con i ritagli di stoffa della nonna Valerie, sarta. La mostra è visitabile previo appuntamento  3517027077.

CAMINO: BUGNINS

Da Ferrin, la notte magica del Circolo Fotografico Codroipese

A volte, le magie accadono davvero. Così è stato per il Circolo Fotografico Codroipese – riunito, dopo tanto tempo, per l’assemblea e per la cena in vigna a casa Ferrin – la sera e notte di San Giovanni. Con la sola luce delle candele e della Luna piena, tra amici e buon cibo, ha avuto il privilegio di vivere un’esperienza rara, indelebile. Complici le stelle, che stavano a guardare, ha potuto dar ali a progetti fotografici, che lo vedrà protagonista nei prossimi mesi, con l’entusiasmo che nessuna pandemia è stata in grado di sopire.

FLAMBRO-TALMASSONS:  Al Molino Braida, presentato il  Libro  “ Cudùt” di Stefano Codutti

13 giugno 2021: Al Molino di Braida, Stefano Codutti – insieme alla responsabile editoriale per L’Orto della Cultura, Maura Pontoni – ha presentato il suo romanzo storico: “Cudùt”.

Si tratta di un libro che conduce, dritto, al cuore del suo autore.  Udinese, egli si sente – per metà – di Talmassons, dove ha vissuto vent’anni, dove ha i suoceri e la sua “creatura”, il Circolo Astrofili, di cui è fondatore e primo presidente. A “Cudùt”, egli ha dedicato decenni di accurate e minuziose ricerche storiche, arrivando addirittura al 1387, a Titòn, il primo “Cudùt”– nato per ultimo, in coda, in un’epoca in cui i cognomi non esistevano – che ha dato origine alla stirpe degli attuali Codutti.

La forza del romanzo s’innesta proprio nell’appassionata ricerca, che confluisce in un albero genealogico di tutto rispetto – lungo ben 650 anni – narrato in prima persona dall’autore-protagonista contemporaneo. Nei tre viaggi indietro nel tempo, egli si trova a tu per tu con gli avi: nel 1866, in piena proclamazione del regno d’Italia; nel 1499, tra i turchi e i Benandanti; nel 1387 in pieno Medioevo, tra castelli, magia e paganesimo in Friuli.

“Cudùt” si rivela romanzo dallo spiccato valore storico e documentaristico, irrorato da elementi fantasy, in un Friuli che gioca il ruolo di protagonista. Nella prefazione, Enzo Driussi, esperto in tradizioni friulane, ne avvalora il calibro, auspicando che “il Friuli possa essergli grato per un tale, valido, contributo culturale”.

L’atmosfera d’altri tempi del Molino di Braida ha reso ancor più verosimile il tuffo nel passato. Ermanno Zanello, fondatore dell’Associazione “La Marculine, ha coordinato l’evento.  Hanno portato il loro saluto il sindaco di Talmassons, Fabrizio Pitton e la presidente del Club per l’Unesco di Udine, Dott. ssa Renata Capria D’Aronco.

RIVIGNANO:        Comunicato

L’evento d’investitura di nuove dame e cavalieri dell’ordine di San Giovanni di Gerusalemme – Cavalieri di Malta O.S.J –  previsto a Rivignano sabato 26 giugno, a causa di gravi motivi familiari del Principe Gran Maestro, è stato rinviato a sabato 11 settembre 21.

ZOMPICCHIA:   Presentato il libro “ Profum di Poesie”

Quattro poeti, Franca Mainardis, Catia Lenarduzzi, Loredana Salvador, Danilo Bressanutti. Un libro, “Profum di poesie”. Un vecchio asilo. Due lingue, la friulana e la nazionale. Un Coro, “Notis dal timp”, diretto dal M° Milena Della Mora. Una presentatrice-voce poetica, Ilaria Santarossa. Gottardo Mitri, esperto di friulanità e Mons. Rizieri de Tina, autore della prefazione: ecco gli ingredienti di un pomeriggio di ritrovata normalità, sotto alberi generosi d’ombra e di brezza ristoratrice.

Zompicchia: metafora di paese, piccolo, ma dal cuore pulsante vita.

Zompicchia, microcosmo di virtuosi talenti, nasconde un’architettura unica in Italia, con case come ponti levatoi per un castello, cortili grandi per tante famiglie, androne, finestre, piazze, voci bambine, che rivivono nelle poesie del libro.

«La grandezza della semplicità, la fede che si affida, odori e sospiri di paesi sospesi nei ricordi. Le montagne, le rondini, la chiesa, il campanile, le campane, che accompagnano la compagnia e il distacco. L’eredità dei vecchi, la tenerezza per la maestra Vittoria, le case svuotate di anime, di bambini, di uomini, oggi. La malinconia per i luoghi abbandonati e la nostalgia per gli odori e i sospiri… » emergono nelle parole di Mitri, dei poeti, che omaggiano i paesani, Zompicchia stessa, l’emigrante che annoda il cuore, il tempo che cammina  a passo di ladro.

«Con la poesia si continua a farne memoria. Lei sa muovere emozioni leggere, in un viaggio a tappe di Franca Mainardis, nelle stagioni della vita di Danilo Bressanutti, nel tempo di Loredana Salvador, nell’amore per il proprio paese di Catia Lenarduzzi» ha sottolineato Mitri, accompagnato dalle note corali di   “Amazing Grace”, “Amore  nell’aria” di Elton Jhon, “O nube, va” di Davide Liani.

«La bellezza salverà il mondo, perché il bello fuori risveglia il bello dentro di noi. Ogni giorno abbiamo il dovere di godere la gioia nel momento stesso in cui accade.  Se non c’è niente di bello, cogliete una margherita, ascoltate la sua voce. “Sono bella di giorno e di notte, quando non mi guardi” risponde lei.  Perché nel bello ci compare Dio in persona» ha concluso – nel suo saluto – Mons. Rizieri De Tina.

L’accoglienza conviviale, testimone di comunità,  è stata apprezzata dal numeroso pubblico, che ha risposto con entusiasmo all’invito dei quattro poeti di Zompicchia.

SEDEGLIANO:

Ricordando Silvia, fino a Roma in bici, per chiedere sicurezza sulle strade.

Silvia Piccini,  classe 2003, il 22 aprile 21 si stava allenando, come faceva ogni giorno. Dopo scuola – frequentava con profitto l’Ist. Malignani –  tornava da Udine in pullman e, intanto, mangiava la sua ciotola di riso. Rientrata a casa, si cambiava, usciva in bici e, al ritorno, studiava. Silvia voleva diventare un medico, la bici era la sua grande passione. Quel giorno, però, a casa non è tornata. La sua colpa è stata trovarsi sulla traiettoria di un’auto, che l’ha uccisa, rubandola ai suoi affetti, alla sua squadra, alla Vita che tanto onorava.

Oltre al dolore, la parola chiave per i familiari – mamma Deyanira, papà Riccardo, fratello Alejandro e la sorellina Elisa –  è Giustizia.

Non solo, ma, anche, chiedere attenzione a chi sta al volante, pretendendo prudenza,  rispetto delle regole, dicendo No all’uso dei telefonini, No alla fretta. Obiettivo: arrivare in Parlamento.

«Vi dico quello che mia moglie ripete sempre a tutti. Silvia non l’ha uccisa la bicicletta, la bicicletta non c’entra niente. Silvia l’ha uccisa un errore umano, che poteva essere evitato. Non potevo dire a mia figlia di non andare in bicicletta né che la bicicletta fosse pericolosa. Era la sua passione. Adesso, schiere di bambini che sognavano di correre, hanno paura.  E non lo troviamo giusto», afferma papà Riccardo.

Silvia era una promessa del ciclismo. Faceva parte della squadra veneta “Picchio Rosso” e si allenava sempre, anche durante il Lockdown.

Stare in sella la faceva volare: lo diceva fin da quando aveva tre anni.

Riccardo Piccini, papà di Silvia, con la sua squadra, ha compiuto un viaggio di sette tappe fino a Roma, indossando la maglia e il casco rosa ricevuti in dono da Alessandro De Marchi –  vincitore dell’ultimo giro d’Italia –  per raccontare a tutti la storia di sua figlia.

Il 7 giugno, 12 ciclisti sono partiti dal Municipio di Sedegliano, pronti a percorrere 624 chilometri per andare fin dal Papa, a Roma.  Cinque le tappe: Sedegliano-Chioggia, 135 km, Chioggia-Cesena, 140, Cesena Città di Castello, 117, Città di Castello-Spoleto, 124, Spoleto-Roma, 114.

Obiettivo? Sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di migliorare la sicurezza stradale ed evitare ad altri ciò che ha troncato la vita di Silvia.  Papà Riccardo ha guidato la comitiva di ciclisti fino a Roma. Là, il saluto del Papa ha avvalorato il senso della coraggiosa impresa.

Ogni tappa ha riservato calore e solidarietà e accoglienza.

Grandissima emozione  sentire Papa Francesco, durante l’Angelus, salutare i “pellegrini arrivati in bicicletta da Sedegliano”, dando loro anche la benedizione.  Qui il video ufficiale della Santa Sede https://www.youtube.com/watch?v=mIQMLwTpviE

“La storia di Silvia spezza il cuore e testimonia quanto sia importante adottare comportamenti corretti anche sulla strada, rispettando le regole, a tutela degli utenti più deboli, i pedoni e i ciclisti”, ha sottolineato l’Assessore Riccardo Carletti a Città di Castello (Perugia). Egli ha espresso “ammirazione per l’esempio di papà Riccardo e dei cicloamatori che lo accompagnano, capaci di trasformare una tragedia in opportunità per lanciare un messaggio positivo di responsabilità e amore per il prossimo”.

Nella sua riservatezza, nel suo  silenzio, Silvia sta facendo un gran rumore. Un bel rumore, che sa di misterioso “miracolo”!

GENTILEZZE:

5 cicliste amatoriali – di Gemona del Friuli (Ud) –  Mariangela Damiano, Giulia Collini, Serena Mardero, Paola Contessi, Monia Cartello, hanno donato alla famiglia di Silvia un ulivo, da piantare quale segno di rinascita. Inoltre, hanno donato una miriade di cuoricini in legno, artigianali, posizionati sulle bici dei partecipanti al viaggio a Roma e lasciati in strada, lungo il tragitto. A riceverle, il sindaco di Sedegliano – Dino Giacomuzzi – e alcuni partecipanti alla spedizione romana, tra cui Fabiano Prenassi.

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pierina gallina

Ho un nome e un cognome che non si dimenticano. Sono appassionata di scrittura, poesia, viaggi, libri e persone, in particolare bambini e saggi. Ho pubblicato cinque libri e sono una felice nonna di 7 nipoti, da 6 a 18 anni, mamma di tre splendide ragazze, e moglie di un solo marito da quasi 50 anni. Una vita da maestra e giornalista, sono attratta dalla felicità e dalla medianità, dallo studio della musica e degli angeli. Vi racconto di libri, bambini, nonni, viaggi, e del mio Friuli di mezzo, dove sono nata e sto di casa, con i suoi eventi e i suoi personaggi. Io continuo a scrivere perchè mi piace troppo. Spero di incontrarti tra i fatti e le parole. A rileggerci allora...

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