VARANASI – INDIA… DOVE MADRE INDIA GUARDA E SORRIDE
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VARANASI – INDIA… DOVE MADRE INDIA GUARDA E SORRIDE

Varanasi… maggio 2019 –  racconto di viaggio. Un viaggio tatuato nel cuore  e negli occhi.                                     Si fa presto a dire India, immensità da sfiorare con rispetto e gratitudine. Dove comprendere di essere piccolissima cosa, anzi, nessuno, davanti alle pire ardenti sul Gange silenzioso ma mai solo.  Dove la vita è ovunque, nel fuoco e nell’acqua che tutto lava e trasforma, in ciò non è per sempre ma serve, nel fatto che tutti siamo uguali, Marajà e Mendicante.  Perché tutti siamo qui per qualcosa che non sempre comprendiamo. Qualcuno lo chiama karma, progetto, destino. L’ India pone domande ma lascia la libertà di pensiero e di azione. Ma un saggio dice “Se non è la tua tazza di the,  non berlo”. Ovvero… non giudicare.  Si fa presto a dire India ma si dovrebbe dire dove in India.  Con i suoi 29 stati, uniti solo dall’amore per le tre mamme, Madre Terra, Madre che ha dato la vita e Madre India, è diversissima in ognuno di essi.  Essere al sud o al nord o nel suo cuore cambia completamente prospettiva. E’ grandissima l’India,  povera ma ricca di un tutto che pervade anche chi non possiede altro che se stesso.  E’ sporca l’India, sì, per la nostra cultura fatta troppo spesso di apparenza. Ha la forma di una donna, basta guardare la cartina per capirlo. In alto ha la testa, poi il collo, le braccia allargate,  il petto gonfio, il ventre, le gambe e i piedi nell’ Oceano.  E’ simile all’ Italia. A Nord ha le montagne, il deserto in corrispondenza della pianura, il mare tutt’intorno. Ogni 100 km cambia totalmente. Terra, lingua, cultura. Di uguale ha  il “Namastè'” o “Io mi inchino a te”, il saluto  a mani giunte con leggero piegamento della testa in segno di riverenza e di invito ad accettare la vita  con tutto ciò che essa dà, affidandoci a qualcuno che sta in alto in cui credere.   Per conoscerla almeno un po’, l’India, bisognerebbe andarci sette volte, per raggiungere poi il settimo cielo.  Ma basta andare a Varanasi e sul Gange,  uno dei sette luoghi sacri per gli indù, per tentare di coglierne la vera essenza. Proprio lì dove ogni sera, tra il formicolio umano, accade il miracolo della benedizione di Madre Ganga, spettacolo unico, dal sapore acre dei morti che bruciano. Varanasi, apocalisse di contrasti che qui convivono in apparente o forse autentica  armonia. Dove c’è chi dorme sui gradoni sconnessi del Ghat,  chi si lava,  chi lava i panni, chi chiede la carità, chi canta, chi cuoce, chi guarda, chi urina. Dove le pire accese giorno e notte trasformano in cenere corpi avvolti in stoffe e fiori, dove sfarzo e miseria, rumore e silenzio,  dimostrano che nulla è per sempre e che la giustizia esiste. Si chiama morte e da lei ci andiamo tutti prima o poi, il Sadu e il Marajà, magari vicini di pira. Perché sul Gange vita e morte parlano la stessa lingua. Si fa presto a dire India, con un fiume di domande e una, sola, possibile risposta… così è e tale resta. Non spetta ad alcuno pretendere di cambiarla.  E, se qualcuno lo facesse, non importa. Madre India sorriderebbe anche a lui. India del nord, Triangolo d’oro 29 ott -5 nov 2011 INDIA mistica – New Delhi, Agra, Orchha, Khajuraho, VARANASI