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Stolvizza, in Val Resia (Ud) - Sonificazione delle piante con Andrea Dalla Costa e Alessandro Montello 19 luglio 26

Nell'ambito di Folkest, Sonificazione della Via della Musica. Il progetto ideato da Andrea Dalla Costa, regista codroipese, e Alessandro Montello, musicista, è giunto alla seconda edizione. E forse non poteva esserci luogo più suggestivo di Stolvizza, in Val Resia, per raccontare un incontro così particolare tra arte, musica e natura.Intorno, montagne maestose, il verde in ogni sua sfumatura, alberi, fiori, il profumo dell'estate. Un paesaggio che non fa da semplice cornice, ma diventa parte dello spettacolo.Perfino la locandina è piantabile. Un altro gesto, piccolo ma significativo, che racconta il rispetto per la natura e la volontà di lasciare qualcosa che possa continuare a vivere. E al centro del prato un pianoforte. Non uno qualsiasi, un Fazioli.Già da solo basterebbe a emozionare.La sua presenza, così elegante e quasi straniante in mezzo al verde, sembra però avere un senso preciso: portare la musica là dove la musica non ci aspetteremmo di trovarla. Poi accade la magia. Attraverso elettrodi collegati alle foglie e la lettura dei segnali delle piante, la natura trova una voce. Margheritina, abete rosso, fiori e alberi non sono più soltanto presenza, colore, profumo. Diventano suono.Diventano musica.I segnali elettrici prodotti dalle piante vengono raccolti, elaborati e trasformati in un linguaggio sonoro. E così quello che normalmente non possiamo percepire diventa improvvisamente ascoltabile. È un dialogo invisibile che prende forma davanti al pubblico. Accarezzato da una brezza ristoratrice, il pubblico ascolta in silenzio. Rapito.Perché c'è qualcosa di profondamente affascinante nell'idea che una pianta, che siamo abituati a considerare immobile e silenziosa, possa invece restituire una propria risposta, una propria traccia, una propria voce.Con pantaloni e maglietta nera, quasi a non voler disturbare quel dialogo segreto, Andrea Dalla Costa – anche con la chitarra – e Alessandro Montello, al pianoforte, accompagnano e ascoltano la voce delle piante, trasformandola in un'esperienza immersiva che lascia senza parole.Non si tratta semplicemente di assistere a un concerto. Qui si ascolta qualcosa che normalmente non ascoltiamo.Si entra, per qualche istante, in una dimensione diversa, dove la tecnologia non allontana dalla natura, ma diventa lo strumento per avvicinarsi a essa. E quando al Fazioli si siede Andrea Rucli, ospite di Folkest e direttore artistico di Eno Armonie, la natura sembra respirare in modo ancora più profondo.Le sue mani incontrano la tastiera e le note sembrano nascere dalla montagna stessa, interpretando l'anima vegetale della Val Resia. Il pianoforte, così potente e insieme così delicato, dialoga con quei segnali provenienti dal mondo vegetale e con il paesaggio che circonda il prato.Per un momento non ci sono più confini netti tra chi suona, chi ascolta e ciò che viene ascoltato. C'è soltanto un unico grande ambiente sonoro.La montagna. Il vento. Le piante. Il pianoforte. E le persone, sedute lì, ad ascoltare.A rendere ancora più prezioso questo appuntamento, il saluto del presidente di Folkest Andrea Del Favero e della sindaca di Resia, Anna Micelli, testimoni di un progetto che unisce arte, ricerca scientifica e amore per il territorio.Un progetto che porta la musica fuori dai luoghi consueti e la restituisce a un paesaggio che, in fondo, possiede già una propria musica.Basta trovare il modo di ascoltarla.Quando il culmine è toccato, ancora un dono.Arriva dalla tradizione.Ed è la voce di Cirilla, cantante ancestrale della Val Resia, vissuta oltre un secolo fa. Una voce che attraversa il tempo e continua a raccontare la storia di questo popolo. Arriva da lontano, eppure sembra vicinissima.Si mescola al presente, alla tecnologia, alla musica contemporanea, quasi a ricordare che il futuro non deve necessariamente cancellare ciò che è stato. Può, al contrario, riascoltarlo. E restituirgli nuova vita.La voce di Cirilla attraversa il prato, la valle, le montagne.È una presenza antica che torna a farsi sentire proprio mentre, accanto a lei, le piante trovano un nuovo modo per parlare. Due voci lontanissime nel tempo che si incontrano.Una appartiene alla memoria degli uomini. L'altra a un mondo vegetale che solo ora impariamo ad ascoltare.E forse è proprio questo il senso più profondo di una serata come questa. Ricordarci che il territorio non è soltanto un luogo.È una storia. È una memoria. È una voce. E che, qualche volta, per sentirla, bisogna semplicemente fermarsi.Ascoltare.Lasciare che siano le montagne, gli alberi, i fiori e le persone che li hanno abitati a raccontarci qualcosa.Non è un ricordo. È eco viva.E a Stolvizza, quella mattina di domenica 19 luglio 26, l'eco ha trovato la sua musica.