
SAMY e DEBBY e i gatti di nessuno 16 marzo 26
SAMY e DEBBY e i gatti di nessuno
Cosa fanno le “gattare” moderne? Imitano forse la celebre Margherita? A rispondere sono due volontarie impegnate da anni a far star bene i mici senza padrone: Debora Carniel, per tutti Debby, e Samantha Ribeca, Samy.
«Grazie per questa domanda meravigliosa che solletica l’anima – premettono – perché ci obbliga a fermarci e a pensare a ciò che stiamo facendo. Spesso, nella frenesia, non lo sappiamo nemmeno noi. Bisogna agire in fretta, decidere d’istinto. Non è facile confrontarsi con la sofferenza dei più deboli, di chi non ha voce per chiedere aiuto. Impossibile non affezionarsi a loro».
A Codroipo le colonie feline sono comunali, punti pappa riparati dove i gatti trovano cibo e acqua. Alcune sono visibili, altre restano riservate per evitare abbandoni.
Debby, originaria di Pocenia e trasferita a Codroipo per amore, lavora da 25 anni nel Distretto Sanitario. Ama il mare d’inverno e le lunghe camminate. «Quest’anno festeggio il decennale come referente di colonia felina per il Comune di Codroipo. Dieci anni fa mi accorsi di tanti mici magrissimi. Con una grande pena nel cuore mi informai su come aiutarli. Così è iniziato il mio volontariato per i gatti di nessuno. Qualcuno li chiama selvatici, ma sono solo “inselvatichiti”. È un servizio un po’ strambo. Non c’è un orario, l’impegno è quotidiano e le situazioni sono spesso singolari. Dai gatti invisibili, i non voluti, ho imparato il rispetto delle distanze, la lentezza, la fiducia. E anche le tecniche per avvicinarli e portarli alla sterilizzazione, necessaria per evitare nuove nascite, fame e contagi. Oggi seguo circa 70 gatti in quattro colonie e li considero i miei maestri. E c’è anche una parte umana bellissima. Anziani che, nonostante difficoltà economiche, una ciotola la riempiono sempre».
Samy vive da sempre a Rivolto. Fin da piccola si è presa cura di caprette, oche, conigli, cani, gatti, pappagalli. «Mi fa stare bene sentirmi utile, anche solo con un sorriso. A volte rubo tempo alla famiglia per dedicarmi a chi non ha voce, parlando anche nelle scuole o a Telethon. Ho praticato danza del ventre per anni, amo camminare nella natura, il mare e ammirare le mostre d’arte. Ma tra lavoro, casa, adozioni ed emergenze, il tempo personale è poco».
Nelle colonie vanno quasi sempre da sole, proprio per non spaventare i mici. «Quando li vediamo aspettarci e riconoscerci ci sentiamo privilegiate. E non ci importa cosa pensa la gente. Se ci chiamano “gattare”, per noi è un motivo d’orgoglio».
Il loro è un volontariato silenzioso, fatto di costanza e presenza quotidiana. Nessun riflettore, solo mani che riempiono ciotole e occhi che imparano a fidarsi. In un mondo che corre, Sami e Debby scelgono di fermarsi. E di prendersi cura. Di un gatto alla volta. Perché anche i gatti di nessuno, in fondo, sono di tutti.