MUSEO CARROZZE CODROIPO (UD) – PIERINA GALLINA : “Testimone del nostro territorio dal multiforme ingegno”
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MUSEO CARROZZE CODROIPO (UD) – PIERINA GALLINA : “Testimone del nostro territorio dal multiforme ingegno”

 Una serata come poche nella Vita. Una dichiarazione di affetto e stima inaspettata da così tante persone che hanno accolto l’invito di far parte dell’iniziativa voluta dal Comune di Codroipo  con l’Assessore Tiziana Cividini e dalla casa editrice “L’orto della Cultura”, rappresentata da Maura Pontoni. Non credo di meritare il titolo di “Eccellenza” del territorio ma confesso che ho provato emozione sì e incredulità nel vedere così tanti visi e sorrisi carichi di simpatia, venuti al Museo delle Carrozze di San Martino di Codroipo per me. Voglia di salutarli tutti e non riuscirci perchè erano davvero tanti al punto che molti sono dovuti tornare indietro perchè il posto fisico era esaurito. “Come capita di rado” ha detto la conservatrice Donatella Guarnieri. Ringrazio tutti, uno a uno, persone di Camino, Codroipo, Udine e e di tanti altri luoghi. Le lettrici Monica Aguzzi, Sibilla Pinocchio, Vanessa Padovani, Angelo Seretti, il Coro 5, con la maestra Elena Blessano e la pianista Chiara Castellano, Giada per la parte tecnica.  L’assessore di Camino Cristina Pilutti, Renata Capria D’Aronco, presidente del Club Unesco di Udine, Piero de Martin, presidente Rotary di Codroipo, Gustavo Zanin e tanti tanti altri. Le mie colleghe,  miei ex allievi, la mia maestra di pianoforte, Renzo Calligaris, direttore del Il Ponte e Angelo Petri de Il Paese, i miei amici del 52 di Pozzo, Codroipo, Camino.  Ancora non ci credo. L’11 novembre ho letto su “Il Ponte on line” questo articolo  firmato  Silvia Iacuzzi che ringrazio.   “Così ha esordito ieri sera l’Assessore alla Cultura del Comune di Codroipo Tiziana CIvidini nel parlare di Pierina Gallina: “parafrasando Omero bisogna riconoscere a Pierina di essere una donna dal multiforme ingegno”.   Al Museo delle Carrozze d’Epoca di san Martino di Codroipo, ieri sera, di fronte ad una galleria gremita, si è tenuta l’ultima serata dell’edizione 2017 delle “Eccellenze del nostro territorio“ che ha visto l’intervento di artisti e scrittori di tutto il Medio Friuli come ha ricordato Maura Pontoni, responsabile editoriale della casa editoriale Orto della Cultura. Durante l’evento è stata ripercorsa la vita di Pierina quale testimone e voce del nostro territorio tramite letture a cura di Monica Aguzzi, Sibilla Pinocchio e Vanessa Padovani, una delle tre figlie di Pierina. Pierina, nota ai più quale insegnante ormai in pensione della scuola dell’infanzia di Rivolto e accompagnatrice dei viaggi dell’agenzia di famiglia, da 40 anni collabora anche con la nostra cooperativa e racconta le vicissitudini del nostro territorio con tutta la passione di chi vive da protagonista nella sua comunità. Bisogna poi ricordare che oltre a insegnante, viaggiatrice e giornalista, Pierina è anche poetessa con due raccolte già pubblicate (“Come petali di luna” e “Come aerei di carta”) ed ha sempre trovato il tempo per l’impegno nel sociale con il suo contributo a tante attività ed in particolare alla Scuola di Musica con la sua partecipazione fin dagli esordi al Coro 5. Immancabile infatti durante l’evento l’esibizione dello stesso coro diretto dal M° Elena Blessano.Donatella Guarnieri, curatrice del Museo, ha sottolineato che la rassegna sulle eccellenze del territorio continuerà anche nel 2018.” foto Silvia Iacuzzi    90  minuti in cui il mio pezzo di vita si è intrecciato ai ricordi, alle esperienze sociali e alle cose realizzate, ai numeri che parlano di oltre quarant’anni di scrittura sui vari giornali, Messaggero Veneto, Il Friuli, Vita Cattolica, il Ponte dal 1976, il Paese, Forte e Chiaro, questo blog e i libri che condensano un cammino di persona come ce ne sono tantissime ma che ama giocare con le parole e guardare e vivere per poi raccontare. In varie forme. Ovunque. Persino sulle nuvole. (Foto di Mariarosa Ferro)    Il pubblico CORO 5 foto di MMMi                                     INCONTRI Gustavo Zanin Renata Capria D’Aronco Anna  –  Micaela  – Gianni – Paola – Teresa – Barbie – Manlio – Rosy -Maristella/Paola/Raffaella/Sandra – Maria Rosa e Angelo – Elsa e Bepi -e tantissimi altri con cui non sono riuscita a fare la foto e me ne dispiace. LETTURE                                                 MONICA:  “E LA CHIAMARONO PIERINA”  Pensava di essere in menopausa, Olga, ma il ritardo era troppo e la pancia s’ingrossava. Sì, era incinta. “Ai figli guai dire qualcosa” aveva detto Pietro, suo marito.  Così, un giorno, armata di coraggio, andò da suo fratello, un armadio d’uomo, baffoni neri appoggiati sulle guance. “Sono incinta”. E lui, con voce burbera ma buona le rispose “ E allora? Cosa vuoi che sia? Se te lo manda Dio questo figlio. Va tenuto”. “Nooo, io sono vecchia, ho quarant’anni e due figli grandi. Siamo in affitto in due stanze e potrebbero mandarci via. Un altro figlio, no”. Piangeva di nascosto Olga, dentro la camera chiusa mentre preparava le fasce e le scarpette di lana. Secondo i suoi conti sarebbe nato a giugno, col caldo, questo bambino. La mattina del 24 giugno la pancia le faceva troppo male. Ma doveva fare finta di niente almeno finché il figlio più grande, di 14 anni, non fosse andato a lavorare in officina. E l’altro di 12, non fosse andato a chiamare la nonna in bicicletta. Loro non dovevano sapere niente. Erano convinti che lei avesse mangiato tanti fagioli. Infatti, quando chiedevano al padre “Perché la mamma sta diventando sempre più grossa?” lui rispondeva “Eeeh! Mangia troppi fagioli”. Quella stessa mattina nacque una bambina. Non c’era l’orologio e l’ora del suo arrivo è rimasta sempre un mistero. Tra le nove e mezzogiorno comunque. Era il giorno di San Giovanni.  “Si chiamerà Giovannina? “ osò proporre Olga al marito, impazzito dalla gioia “No, no” le rispose. “ Si chiamerà Pierina perché il  giorno di San Pietro la battezzeremo e mio nipote Pietro sarà il padrino e il prete sarà Don Pietro.” Così, quella bambina di cinque giorni, oltre al battesimo e a un paio di minuscoli orecchini d’oro, aveva ricevuto anche un nome: Pierina. Che fa rima con Gallina.  Già all’asilo iniziò la parata di prese in giro e, quando cominciò a essere cercata da frotte di ragazzini, la prima cosa che chiedeva loro era il cognome.  Poi incontrò un bellissimo ragazzo che di cognome faceva “Padovani”. “Perfetto. Questo me lo tengo”. Ignorava però l’esistenza della gallina padovana e  qualcuno la chiama  ancora oggi, con affetto, “Gjaline padoane”.  Appena sposata si firmava Pierina Padovani. Poi, a un corso d’inglese, una frase detta da una ragazza sconosciuta, cambiò in un attimo il giudizio malefico che aveva sempre avuto del proprio cognome. “Ma sai quanto sei fortunata ad avere un nome e un cognome così? Nessuno può dimenticarsi come ti chiami”. Da quel preciso momento Pierina riprese il Gallina sulle spalle, sulle firme e, soprattutto, sul cuore. 2            SIBILLA: C’ERA UNA VOLTA… UNA BAMBINA CHE SCRIVEVA SULLE NUVOLE   Forse aveva imparato a scrivere ancora prima di parlare, ancora prima di leggere. Le è sempre stato congeniale, come respirare.  Da bambina vedeva gli altri giocare. Lei scriveva.  Ora sa di essere fortunata perché nessuno l’ha mai rimproverata per questo. Adorava e adora il rumore della penna tra le dita, della parte destra della mano che pattina sul foglio. Ancor di più, ama mettere una lettera dopo l’altra, in fila non perfetta.  Una frase accordata con quella dopo e andare altrove pur rimanendo lì. Si chiede ancora come un foglio di carta possa diventare qualcosa di umano e far star bene. Quella bambina ormai nonna ha sempre la penna in mano e un quaderno alla Hemingway.   Ora c’è il cellulare che vorrebbe sostituire quel quaderno con elastico ma sono le parole a ribellarsi. Perché sono diverse da quelle pensate per il foglio di carta, morbide, genuine, calde.  Se dettate o scritte velocemente risultano asettiche, senz’anima, impersonali. Le parole più vere sono quelle affidate ai suoi diari, una collana di fatti e preziosità in bianco e nero testimoni del suo camminare sulla terra. Quella collana è fatta di 50 perle. Una per ogni anno. A fermare cinquant’anni in diari ufficiali e almeno 60 in quelli sparsi su quaderni e foglietti ormai perduti. Conserva ancora qualche quaderno delle elementari, custodi ingialliti di pensierini che parlano di una bambina con le lentiggini che amava scrivere. Ovunque. Perfino sulle nuvole. 3                                          VANESSA:   SEMPRE AVUTO I TACCHI LEI   Non sapeva nemmeno cosa fosse un paio di scarpe con i tacchi eppure… camminava sulle punte. E le piaceva. Eccome se le piaceva. Le sembrava di volare. Non esisteva la danza né la televisione. Solo un mondo tutto suo, fatto di cose belle e buone, con amici immaginari e bambini cui insegnare a scrivere o cui raccontare storie inventate sul momento. Già… non c’erano nemmeno libri né biblioteche. Quella minuscola bambina, lentiggini, treccia e timidezza, danzava sulle punte dei piedi andando a prendere il latte in latteria. Ogni sera. Da sola, parlando con chissà chi, salutando chiunque incontrasse. Pentolino in mano, si avviava verso la grande latteria dal pavimento sempre bagnato, e le  scarpe che aveva ai piedi si trasformavano in scarpe col tacco. Alto. Con i brillantini e l’oro luccicante.  Tornava a casa camminando lentamente. La via era lunga e le permetteva di assaporare il buio e le luci delle case accese. Sapeva bene ciò che la aspettava. Il profumo di polenta appena fatta, rovesciata fumante sul tagliere, forse lo spezzatino e poi, semplicemente, andare a dormire.  D’inverno si gelava. Suo papà le metteva il proprio cappotto sopra l’unica coperta color crema e il bordo in raso d’oro per paura che avesse freddo. E le diceva “Dentro la tana”. E le sorrideva. La mattina era quasi normale alzarsi con la neve e lavarsi con l’acqua calda era un lusso. Poi a scuola, a piedi, con i geloni nelle mani e il perenne mal di orecchie. Per fortuna c’era il dottor Giacomarra che arrivava con la cinquecento blu e le raccomandava il passamontagna. E sua madre sempre zitta. Ma quella bambina non voleva essere come lei.  Sognava un mondo buono, dove tutti si volevano bene, dove tutti si aiutavano e dove non c’erano litigi né grida. E disegnava il suo futuro con le parole. Avrebbe avuto tanti bambini e avrebbe fatto la maestra.   Già parlava con loro nelle notti solitarie e nei pomeriggi dal tempo lentissimo, dove sogni e fantasia facevano la treccia.    4                                                         MONICA: ZERO   Presente un uovo grande, a forma di Zero, calcato con rabbia a pieno foglio? E’ lo Zero che la maestra di prima elementare ha messo sul quaderno di una piccola bambina di sei anni.  Col cipiglio risentito, gli occhi torvi e la sentenza, espressa con un ghigno di disprezzo: “Avevo detto di non fare i pensierini sulla mamma”. E lei li aveva scritti proprio sulla sua mamma. Quella bambina stava seduta davanti alla cattedra  e aveva consegnato con gioia i pensierini perché aveva scritto cose belle sulla sua mamma. Però non era stata attenta e NON aveva capito il NON della maestra. Che sicuramente NON aveva letto nemmeno una delle meravigliose parole scritte perché troppa era stata la fretta di annientarle.  Incidendovi lo Zero tanto meritato.  Un enorme, arrabbiato, malefico Zero. Che quella bambina si porta dietro da quasi sessant’anni. Avvertendo la forza demolitrice della mano uscita dal maestoso seno, coperto da maglia grigia, mollemente afflosciato sulla cattedra.  Ma, oggi, quella bambina ringrazia la sua baffuta maestra. Perché, forse, da quell’ingiusto Zero è sbocciato il suo amore per la stessa professione, con la promessa di non ferire, maltrattare, umiliare così nessun bambino.                                                                   MONICA:            SOUND OF SILENCE  Da sempre ha cullato il desiderio di conoscere il pianoforte e, come arduo obiettivo,  suonarlo.    Non ne aveva mai visto uno, però.  Lo immaginava, lo desiderava, e basta.  Avrà avuto dieci anni quando sua madre le comprò, dopo ripetute richieste, un piccolo pianoforte giocattolo. A coda, verde. Su ogni tasto un bottoncino colorato.  Sul libretto le classiche canzoni “Fra Martino, Sul mare luccica” da suonare in base ai colori. Quante sere e domeniche ha passato premendo quei piccoli tasti, chiedendosi cosa fossero quelle righe nere, dritte, così misteriose. Se qualcuno le avesse insegnato la musica…chissà…    Ma la Vita va come deve andare. Eppure il detto “Non è mai troppo tardi” ha strizzato l’occhio al suo sogno.  Da grande, a sessantun anni, Io ha realizzato. Grazie alla Scuola di Musica di Codroipo, dopo qualche anno di solfeggio, vissuto con molta fatica e caparbia volontà, cinque anni fa ha spiccato il volo verso l’avventura “Pianoforte”.  Ora sa dove sono posizionate le note e i diesis e si emoziona ogni volta che dà voce a quei tasti. Complice un Angelo-Maestro, Micaela, oggi si perde tra le note che le regalano emozionati batticuore.  Nonostante il senso di impotenza che la sorprende sempre, ogni volta che si siede davanti al piano.  Vorrebbe lasciarsi andare al piacere della musica e invece no. Occorre prima studiare ogni singolo accordo, eseguire ogni battuta centinaia e centinaia di volte, impadronirsi di una tecnica per eseguire al meglio il brano che ha davanti.  Ci ha messo un anno per imparare Sound of Silence, in Re minore. Le sembrava uno spartito veramente terribile ma non ha voluto venisse semplificato.  Ci ha provato e riprovato, con rabbia, senso di frustrazione e perfino di vergogna, tentazione di lasciar perdere, litigate con la mente limitante e le dita funambole.  Per la cronaca, con quel brano ci sta ancora litigando ma, ogni volta che lo affronta,  le sembra di aggiungere un tassello in più, non solo alla sua conoscenza, ma anche al suo carattere.                                               Ce la può fare. Anzi.  Ce l’ha già fatta!                                                                                                                        Stralci di articoli      1974 –  giornalino del Circolo Culturale Ricreativo di Camino al Tagliamento: IL VAR – “Il Varmo esiste ancora – La pratica di un’attività sportiva a carattere sociale – Il calcio a Camino – La Vos dal sircul – Usi e costumi – Curiosità – Notizie flash 1975-76-77: IL SUGO – Note d’informazione – CAMINO AL Tagliamento –  con Nevio e Beniamino Frappa- ciclostilato in proprio in Via Roma 39 – Associazioni e loro attività – Cacciatori – Dalle frazioni – AFDS – Butinle in ridi – Note di redazione   1996 – VOCI DI DONNE, con la Consulta femminile di Camino – “Donne, è possibile – Donne, è straordinario – Insieme fanno pensare a uno spartito musicale aperto, dove le mani tese sono il pentagramma, i corpi dividono le battute musicali e le voci fungono da note. Insieme spendono energie per le cose in cui credono, senza secondi fini. Per cercare un contatto con la gente, con tenacia, con garbo, con un po’ di ironia. Per divertirsi. Per imparare a ricamare i sogni e i problemi. Insieme, tutte LAUREATE all’Università della Vita” – LIBRI: 1992 TOMAS IL NONO DAI FRUTS – 1994  JACUN E I FRARIS –  Grazie a questi libri i bambini di Camino imparano a guardare cosa c’è dietro, senza fermarsi all’apparenza e, nella suggestione narrativa, sognano un mondo migliore  –  Dall’85 al 2004: LA FORNACE –  “Poche le parole, più i fatti. Ancor più l’impegno. Per i bambini, con i bambini, per inventare un’atmosfera nuova nel nostro piccolo paese. Ogni giorno, con i limiti di esempi fatti solo di buona volontà, nella speranza che, domani, non cedano all’indifferenza o alle lusinghe della televisione e della città. Perché, se ciò dovesse accadere, Camino potrebbe morire… di silenzio e…in silenzio –  Il LUNARI: dal 93 al 2004 – L’ultima edizione è stata dedicata ai giovani caminesi, capaci di gioia, allegria, impegno e grandi sogni ma anche introversi e tante volte difficili da capire. Capirsi non è facile e l’augurio per tutti, giovani e non, è quello di non smettere mai di provarci.     da IL MESSAGGERO 18 ottobre 95 – articolo firmato Paola Beltrame –  POESIE SUI BIGLIETTI DEI TRAM –  Chi si trova a salire su un autobus di Firenze può avere il piacere di trovare sul retro del biglietto una poesia. Se il viaggiatore è un abitante di Camino al Tagliamento la sorpresa è doppia. Sotto gli 8 versi che l’azienda ha stampato vi può trovare la firma di una concittadina Pierina Gallina Padovani ,  nota anche come instancabile organizzatrice di attività culturali e come figura di primo piano nell’ amministrazione locale a più riprese in odore di fascia tricolore. Che sotto la scorza della donna in carriera, determinata ma non priva di garbo, battesse il cuore di una poetessa era facile immaginarlo. Più difficile supporre che facesse collezione di premi anche a livello internazionale e prestigiosi. Si può ben dire dunque che l’ambiente di Camino il suo territorio suggestivo ispirino gli spiriti poetici. La parola intensa di Pierina, ora graffiante ora dolcissima, caleidoscopio di immagini e scrigno di delicati sentimenti, ha sorgenti che vanno al di là della piccola Patria sul Tagliamento. La poesia del bus è stata selezionata tra 3000 concorrenti e ora i versi incorniciati fanno il giro d’Italia. Camino ne può andar fiera.    Dal Messaggero  10 maggio 1990: CAMINO: Biblioteca civica: Fiore all’occhiello… Per i risultati raggiunti rappresenta un punto d’orgoglio e gli utenti non devono e non possono dimenticare l’artefice principale di questo successo: il compianto bibliotecario Luciano Gallai.  Da IL FRIULI –  GORIZIA..  14 luglio 96 – Musica come, per, in gioco. Se ne è parlato in un convegno… Musica come codice aperto, abbellimento fondamentale della vita. Non tecnica ma da vivere con il corpo… Da IL FRIULI – SELECO:   19 aprile 97 – Porta in faccia a 700 lavoratori (500 sono donne) – Seleco, sinonimo italiano di televisori, è lettera morta. La fabbrica è scivolata su una buccia di banana per una rata da 12 miliardi non pagata.       DA IL FRIULI  – SAN DANIELE…  20 marzo 1996 – le donne di Villanova sconfiggono la teledipendenza… Sono scese in campo armate di fantasia ed entusiasmo, scommettendo contro la solitudine che le sta colpendo. In un paese senza scuola, senza latteria, fortemente esposta al rischio chiusura in un privato teledipendente. DA IL FRIULI –    3 luglio 97 – Codroipo: Villa Bianca: dalle stelle alle stalle… Appariva come una grande casa, una villa appunto, tutta bianca, immersa nel verde più totale. Una specie di oasi dove era gradevole nascere e perfino morire.  In Villa Bianca ogni ammalato veniva accolto e trattato con umanità sia dal personale che dai medici e trovava sollievo nei reparti che funzionavano. Fino al 1988, anno in cui fu definitivamente chiusa. DA IL FRIULI 4 giugno 97 – UDINE: Di ritorno dal supercongresso GEN 3 a Roma, parlano i ragazzi friulani. Erano in 8mila  per parlare di multiculturalità e promuovere la cultura dell’amore.  Da Il Ponte ottobre 2017: Libri:  PARRUCCAIO DI MARIA ANTONIETTA di ALBERTO FRAPPA RAUNCEROY … Surreale, documentato e sorprendente, questo romanzo storico è un grandioso affresco della Parigi della moda dell’Ancien Régime, un voluto omaggio a “Il profumo” di Patrick Suskind.  –  GUSTAVO ZANIN, VITA DA FILM SULLE CANNE DI 400 ORGANI, con affabile narrazione  ha conquistato il  pubblico del Caffè Letterario e del Rotary di Codroipo. Insieme, a rendergli il giusto e meritato omaggio.    Da IL PAESE ottobre 2017: SONO DI CODROIPO DUE NONNI PIU’ DELLA PROVINCIA DI UDINE, IGINIO ZOFFI PER L’ECONOMIA e GUSTAVO ZANIN, NONNO SPECIALE, insieme a Renata Capria D’Aronco, presidente del Club UNESCO di Udine per il volontariato, e a Enzo Cainero per lo sport.    Da FORTE E CHIARO ottobre 2017:  SOCIALE: L’Alzheimer non va in vacanza, serata a cura dell’Associazione di sostegno alle famiglie… Non mettere in pensione il cervello è il comandamento base per un invecchiamento di successo.                                                 E la scrittura continua…                                                                                                                           Poesie                                                               BRILLO “Brillo, brillo, brillo” grida il bimbo nero tra gli ombrelloni della spiaggia assolata d’agosto. “Brillo, brillo, brillo” e si ferma, a guardare chi è appisolato su confortevoli sdrai. Sulle esili spalle, legato con una corda, un fascio di ombrelli neri, fiorati, rigati. Uno solo è aperto a fargli ombra sul berretto dal frontino schiacciato. “Brillo, brillo, brillo” e corre via, impaurito dai visi indifferenti. Verso la fine corsa va un bambino nero, timido venditore di ombrelli, sotto il solleone d’ agosto.                                           PRINCIPESSA DI STRACCI                                 Ti ho rubato al tuo regno di fango per il tempo di un click, Principessa di Stracci a brandelli cadenti e perfetti nel villaggio di Zanzibar. Tra i turisti per caso, sei spuntata d’un tratto, fiera, coraggiosa, imponente, nel tuo regale vestito, indossato con ostinata necessità.                                                    Come lame, le tue pupille hanno trafitto l’aria ronzante di mosche affamate, nel silenzio incompiuto di un uragano di perché. Dignitosa sovrana del tuo regno di fango, difendi con lo sguardo la tua storia dai turisti per caso, come me.                                                                                                  TRAMONTO SUL MARE                                           Noi due sulla panchina  fronte mare. Una barca a vela rispettosa vi appoggia il corpo di legno. Seduta sul muretto, una giovane madre allatta la sua creatura. Sottovoce, canta una filastrocca. Due ragazzi si baciano all’ombra del faro. Una signora con cappello bianco, gambe in acqua, legge. Una ragazza col cellulare offre il giovane corpo al sole che se ne va. Il silenzio affida ai gabbiani i pensieri messi in fila, ad asciugare.  VALINGIRA   Va la  VALINGIRA, e ovunque GIRA GIRA a cercar sorrisi di luna a culla dove mai arriva il NULLA, a cercar bimbi contenti che la sera si lavan volentieri i denti, a ringraziare mamme e papà che mangiano pane e bontà. Va la Valingira in un mondo che non sempre GIRA, lei cammina in piano e in tondo a cercar mani per un girotondo che abbracci tutto il mondo. Mondo a colori, mondo dentro e fuori, mondo a pezzetti, mondo disfatto, mondo da rifare , mondo da amare. Con una fiaba, un sorriso, un bacio un granello di pepe messo sul cacio. E un ditino sulla torta che raddrizza ogni cosa storta.