IL PONTE – periodico del Medio Friuli – settembre 2017
Tutti gli scritti

IL PONTE – periodico del Medio Friuli – settembre 2017

LIBRO                                              L’Alzheimer «visto con i tuoi occhi» Scorrevole perché scritto dal di dentro.  Un racconto leggero, non scientifico, sotto forma di Diario-libro di una ragazzina che va in casa di riposo a trovare gli anziani. Perché ciò la fa stare bene.  Perché ascolta, parla, aiuta. Ma poi torna  a casa, da sua madre e suo padre che la aspettano. Qui si forma la storia di quella ragazzina che sta sempre di più in Casa di Riposo e conosce gli ospiti, le loro storie, le loro malattie come l’Alzheimer che fa vedere le cose in un altro modo.  Quella ragazzina è convinta di essere tale, di tornare a casa, finché una bimba dell’asilo venuta in visita con i piccoli amici le chiede “Tu… cosa ci fai qui?” E lei “ Ci sto solo per  un po’, poi torno a casa mia, dalla mia mamma che mi aspetta”. “Ma come… se quella lì è la tua stanza” . E il libro avanza, catturando ed emozionando.  Perché quella ragazzina è dentro una nonna malata di Alzheimer, che vede, sogna, ricorda, desidera, prova sentimenti forti.  Solo che non li sa dire, spiegare. E allora si arrabbia, vuole scappare, ritorna a volte. Fino alla fase finale. Sempre vista da dentro. Un libro-esperienza che conduce nella leggerezza della morte come bene necessario, perfino dolce.  Così Manuela Donghi, giornalista e conduttrice radiofonica e televisiva, descrive la malattia di Alzheimer nel libro “Visto con i tuoi occhi”.  Un racconto toccante, emozionale, la cui autrice – nella finzione – è un’adolescente che narra  la vita in una casa di riposo per anziani e la battaglia contro la malattia che «mangia» i ricordi. Una realtà “parallela”, sospesa, che si affianca alla vita della protagonista, fatta di amiche, famiglia, primi amori, scuola, messaggini, dubbi e desideri.  Espresso in forma di diario, aggiornato con costanza, il libro descrive gli anziani – Maria, Diletta, Ada Franco, Agnese – e la vita sempre uguale a sé stessa di quel luogo chiuso. “Nel caso di un ospizio, la lentezza è una ferma e immobile realtà. Senza rewind e senza alternative – scrive. Uno scorrere lento di immagini che si ripetono. Suona la sveglia e quello che accade è la replica del giorno prima, e di quello prima ancora”. Nell’opera di Manuela Donghi,  tutti i cassettini che abbiamo riempito in anni della nostra vita all’improvviso cominciano a svuotarsi e poco alla volta lì dentro non rimane più nulla. È come un trasloco lento e pesante, senza una ditta autorizzata che ti aiuti a spostare le cose più difficili e soprattutto in modo graduale.  Ma soprattutto senza dei professionisti che ti permettano di tenere con te quello che vuoi conservare». Il libro nasce da un’esperienza personale  dell’autrice, che conduce il programma politico “Pane al pane” su Radio Lombardia.  Lei stessa racconta che la nonna materna, morta nel 2012, è stata per vent’anni malata di Alzheimer e ha vissuto in un mondo tutto suo. Con  memorie nitide del passato, anche lontano, confuso  con il presente, di cui ha invece poca coscienza per l’impossibilità del cervello di immagazzinare nuove informazioni.  L’alternanza di momenti di lucidità con altrettanti di smarrimento toglie il fiato alle persone che stanno accanto al malato, e la rabbia, la sofferenza, lo scoramento, l’impotenza, sono indescrivibili.   È forse l’unica malattia in cui a soffrire sono di più le persone che gli vogliono bene, anzi, forse le uniche. Perché il malato non si accorge di quello che gli sta capitando. “Quando vediamo un anziano piangere troppo spesso diamo per scontato che pianga per niente. Ma come possiamo esserne sicuri?  È vero, soprattutto nel caso dell’Alzheimer, è difficile credere che le lacrime possano avere un senso. Invece magari ce l’hanno eccome, e anche più profondo” si legge nel libro.  Dopo una serie di traversie e tragedie capitate agli anziani co-protagonisti, parallelamente agli eventi che vive la ragazzina interiormente e nella sua vita reale, arriva il finale a sorpresa, preannunciato da alcuni segnali che l’autrice mette sapientemente tra le righe e che assumono significato solo arrivati alla fine del libro. “Qui dentro il confine tra realtà e fantasia è molto sottile, si fa sempre più flebile”, scrive la ragazzina-autrice, portando il lettore verso la conclusione profonda, malinconica , con una dichiarazione d’amore verso persone che ci hanno dato tanto e che non ci sono più. CAMINO – BUGNINS VECCHIO (Ud) ROSANNA PERESSINI SOFFIA SU 103 CANDELINE La sua Bugnins, i parenti e l’Assessore Cristina Pilutti,  hanno festeggiato Rosanna o Osane Peressini e i suoi 103 anni  nella casa di Riposo D. Moro di Codroipo, dove è molto amata. Parole di augurio e di felicitazioni per il traguardo a tre cifre sono state espresse dai presenti e, a nome di tutta la comunità caminese, dall’assessore Pilutti. “Tutti siamo orgogliosi di una donna che è memoria storica e sapiente narratrice di vita vissuta con grinta e coraggio”. E Rosanna era davvero felice.  Lo ha detto e ripetuto che non si sarebbe aspettata una festa così e ha ringraziato tutti coloro che le hanno dimostrato affetto con fiori, doni, presenza.    Nata a Bugnins Vecchio il 22 agosto 1914, a Straccis ha ancora la sorella Maria di quasi 101 anni. Grazie al portamento nobile, minuscolo ed elegante, sorriso accogliente, non  dimostra certo le sue 103 primavere.     Sempre molto curata, tiene la pochette con i suoi tesori appoggiata al tavolino della sedia a rotelle. Sorride sempre, apprezzando un saluto, una visita, un momento in compagnia, con la serenità di chi ha tutto e si affida al Signore.  Ama leggere, naturalmente senza occhiali.  Il suo viso sembra incipriato ed emana una sensazione di reale serenità che fa stare bene al solo guardarla.