IL PONTE periodico del Medio Friuli – Luglio-Agosto 2018
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IL PONTE periodico del Medio Friuli – Luglio-Agosto 2018

                                                                                                                       CODROIPO (UD) FOOLS… Aspropositodiamore… spettacolo del Gruppo Grandi del Dipartimento di Teatro della scuola di Musica “Città di Codroipo” … con tanti spunti di riflessione  E’ una fiaba surreale che vuole dimostrare che anche la stupidità dà i suoi frutti. Sulla base di un testo divertente ma denso di significato, i provetti attori interpretano la stupidità delle persone che conservano un senso quasi logico nei loro ragionamenti.  Un giovane insegnante,  Timoteo,  finalmente di ruolo si reca nel villaggio di Marinella dove è stato assegnato. Incontra due donzelle alla ricerca delle pecore perdute, Gavina  e Battistina, che gli parlano della maledizione che 200 anni prima  aveva reso tutti gli abitanti stupidi e incapaci di amare.  E lo sarebbero stati per tutte le generazioni a venire. Timoteo si innamora della sua allieva Sofia che è nel mirino matrimoniale del conte Vladimiro, discendente del fautore della maledizione. Dopo varie peripezie linguistiche e comportamentali, l’amore toglie  la maledizione e tutto si sistema.  In una calda serata d’estate, all’Archè parrocchiale, gli allievi del dipartimento di Teatro, capitanati da Jeremy Serravalle e Monica Aguzzi, sono riusciti a dimostrare che si può stare insieme divertendosi e facendo divertire senza rinunciare a buoni spunti di riflessione.                                                                                                                                                         CODROIPO (UD):  50 ANNI PER LA RHOSS, FABBRICA DAL VOLTO UMANO                           “Grazie per le vostre storie” ha detto il proprietario Fabrizio Rossi a coloro che  hanno voluto siglare l’anniversario d’oro  nella sede  dove  hanno lavorato dal 1968 al 1980, almeno per due anni.  “Il futuro è nelle tue mani, affinchè possa sviluppare nuovi sogni”  gli hanno scritto su una targa gli ex  operai, impiegati, progettisti, manutentori, magazzinieri, ingegneri ai vertici di una realtà florida,  punto di riferimento sul mercato internazionale del condizionamento,  orgoglio per il Friuli ed esempio  per l’Italia con i suoi 60 milioni l’anno di fatturato. Tanta, sincera e condivisa l’ emozione in tutti coloro, oltre cento,  che hanno accolto l’invito  alla festa.  Quasi tutti presenti gli ex ragazzi che i primi di giugno del 68 erano partiti in treno per un paesino a 12 km da Berna, entusiasti per la libertà di essere fuori casa e con tanta voglia di lavorare.  Quasi tutti provenivano dalla Mangiarotti, forti della professionalità acquisita da apprendisti e dei loro vent’anni. I primi a partire furono sette,  cui si aggiunsero  altri ventitre.  Destinazione, la fabbrica Piren dove imparare a fare caldaie con la prospettiva di lavorare alla Rhoss, all’epoca in costruzione.  Tornarono dopo nove mesi,  pronti a dare inizio all’avventura.  Tutto era nuovo, sia per loro che per il proprietario, Pierantonio Locatelli (1938-2016) uno dei figli del Cavaliere Giulio (1906-1988) fondatore della dinastia imprenditoriale  che, insieme a Lino Zanussi e a Luciano Savio, fu tra gli artefici dello sviluppo industriale del Pordenonese.  Figure di riferimento accanto a Pierantonio Locatelli erano Antonio Favrin, all’epoca giovane ingegnere, e Luigi Da Re, commerciale. A loro il merito di aver creduto in un sogno lungimirante di costruire su una strada di passaggio,  con tanto spazio e con manodopera di valore come quella del territorio codroipese, una grande azienda dal volto umano, moderna e luminosa. Se il proprietario ha dichiarato il proprio amore per la Rhoss, non sono stati da meno i protagonisti dell’anniversario.  “La Rhoss è la mia famiglia. Ho iniziato nel 68 e ancora faccio assistenza “ ha detto Fernando Scaini.  Alberto Fabello, operaio per 30 anni “ Tutto è cambiato e tutto è stupendo. Se mi trovassi a lavorare oggi non avrei nulla di cui lamentarmi”. Alfredo Locatelli “ E’ cambiato tutto dal giorno alla notte”. Ermes Danussi, matricola 132 per 35 anni “ Ho trovato oggi tutti quelli che comandavano. Quante baruffe ma si stava bene”.  Angelo Cudin “Una grande emozione entrare qui. Ho messo la bicicletta al “mio” posto”. Lamberto Di Lenarda “ Non me la sentivo di ritornare ma avevo troppa voglia di rivedere i miei compagni”.  Costantino Gastaldello “Ci sono ancora le tubazioni d’aria che ho fatto io nel 1970”. Sergio Bortolotti “ Eravamo i numeri uno per le caldaie in acciaio e venivamo copiati”.  Nevio Fabbro “ Ho fatto 32 anni in assistenza esterna e l’ho seguita anche dopo la pensione”. Nello Venier “Sono stato il primo carellista nel 69 e lo sono stato per 27 anni”. Grazia Pighin, impiegata per 27 anni, “ Sono orgogliosa di aver fatto parte della storia della Rhoss. Ho sempre lavorato volentieri e il signor Pierantonio era una persona eccezionale”.  Negli occhi di tutti quei ex ragazzi baciati dall’anagrafe la gioia del ritrovarsi e, ancor di più, dell’essere accolti dall’attuale proprietà che ha subito detto sì e con gratitudine alla loro proposta.                                                                CODROIPO DANCEART “CITTA’ DI CODROIPO”:  OLTRE CENTO SUL PALCO PER IL 16° SAGGIO   La 16° edizione del  saggio-spettacolo ha visto danzare  sul palco del Benois gli oltre cento allievi della Danceart, diretta da Alessandra De Marchi e Valentina Cengarle. Presentata da Elisa Padovani, in tre ore ha saputo emozionare e farsi apprezzare per la qualità e la varietà delle numerose esibizioni, rivelatrici di uno studio continuo e imprescindibile per chi sceglie la danza come disciplina, che tuttavia è fonte di grandi soddisfazioni. L’assessore alla cultura di Codroipo, dott.ssa Tiziana Cividini, ha espresso il plauso alla scuola  e l’emozione  nel ricordare come lei stessa, nel 1977, abbia fondato la scuola di danza codroipese, per un ventennio punto di riferimento di competenza e  serietà nel mondo delle scarpette rosa. Che ancora continua raccogliendo entusiasmanti consensi. Il sapiente mix  tra brani emotivamente toccanti di Tchaikovsky, List, Dvorak, Gershwin oltre a quelli di autori contemporanei e le creative coreografie curate dalle insegnanti Alessandra De Marchi, Valentina Cengarle, Katia Bertolini, Alberto Tondolo, Elena Barberino,  ha dato forma a uno spettacolo degno di lode, vetrina di una indiscussa professionalità docente che insegna, oltre ai passi di danza, anche i valori dell’impegno e del sacrificio.  Il pluripremiato Gruppo “Dettagli” ha lanciato un forte messaggio sociale contro la violenza sulle donne interpretando “Nessuna più” su musiche di Arnolds e Modugno. A dimostrare che la Danceart è sì profondamente radicata nella realtà codroipese ma anche solidarietà, le offerte degli spettacoli vengono interamente devolute a Yurimaguas in Perù di cui Pierangelo Defend è il portavoce. CODROIPO (UD)                                                                                                    REGINA CRISTOFOLI premiata a San Vito T. come testimone del primo voto alle donne, 2 giugno 1946 Regina Cristofoli, classe 1925, ed è stata premiata al Teatro Arrigoni di San Vito al T. (Pn)  nell’ambito del progetto “ Le donne e il segreto delle urne” riservato ai ricordi delle donne della zona che avevano  votato per la prima volta il 2 giugno 1946.    Regina aveva 21 anni e, come tutte le altre ragazze e donne da quell’età in su, aveva fatto la famosa croce sulla scheda elettorale, con il senso del diritto, del dovere e della responsabilità di scegliere il futuro per la Repubblica e l’Italia.   A San Vito al T, per volere dell’Assessorato alle pari opportunità, due anni fa era partito un progetto di valorizzazione e ricerca delle fonti orali sull’evento storico del primo voto alle donne, con l’intento di valorizzare il gesto e la svolta storica che ne fu la conseguenza.  25 signore intervistate per tre ore ciascuna, un video e un libro sono il risultato della raccolta orale di testimonianze sul significato del voto, della democrazia e del fatto che le donne “con la testa uguale agli uomini” avevano potuto dire la loro, andando alle urne, sulla fine del regno e anche sui partiti del nuovo governo.    Grandi donne, ricche di miseria e coraggio, che anche dopo la grande sconfitta continuarono a salvare tanti ragazzi senza armi e senza più una linea da seguire dopo la caduta del fascismo. Infatti, tanti furono gli uomini salvati da madri, sorelle, fidanzate e mogli. Per andare a votare per la prima volta molte  donne si erano fatte un vestito nuovo tanto l’occasione era importante.  Alcune ci andavano con il marito e, da come uscivano dall’urna, si capiva se avevano obbedito all’ordine ricevuto  o se avevano deciso di testa propria. Sguardo fiero nel primo caso, testa bassa nel secondo.   Spezzoni di vita autentica che non si legge sui libri ma si apprende solo ascoltando sono emersi dal video  “Le donne e il segreto dell’urna” realizzato dai ragazzi dei Licei “Le Filandiere” nel percorso di alternanza scuola lavoro e curato dalla regista Marta Pasqualini.  Il Sindaco Antonio Bisceglie,  la Vice Sindaco Federica Fogolin, il prof. Alessandro Casellato, docente di  storia orale all’università di Venezia,  Martina Cecone, redattrice delle interviste, hanno condiviso l’emozione per le storie ascoltate e l’alto valore che esse rappresentano anche per le generazioni future. Le eleganti signore hanno regalato la grande serenità che deriva dall’ aver sofferto tanto ma anche dalla gioia del ballo appena finita la guerra e la meraviglia di quando gli americano raccontavano loro della televisione che porta il film in casa e della macchina che lava i panni. Donne che sono passate dalla miseria all’abbondanza materiale e di opportunità dell’era moderna, non ultime il cellulare e il computer. I ricordi di queste donne, infatti, sono indispensabili per capire la storia e la dimensione del racconto riesce a trasmettere e avvicinare le distanze temporali.  Fanno capire come le donne abbiano dato un’impronta alla storia con atteggiamenti di coraggio e amore che hanno consentito loro di superare grandi ostacoli. Le parole chiave emerse dal video sono libertà e felicità. Se si è liberi si è più felici”. Il video e il libro sono stati donati alla biblioteca civica di San Vito nelle mani del sindaco affinchè gli storici, i nipoti e pronipoti delle protagoniste possano accedervi.  Nell’antico Teatro Arrigoni, sedute in prima fila, le donne intervistate, tra cui una signora di 103 anni, orgogliose e felici per il riconoscimento al loro valore, sono state premiate con un attestato di ringraziamento e un mazzo di rose rosa. Con la loro presenza hanno avvalorato l’evento, anzi, la festa a loro dedicata e la storia che, se si incarna con le istituzioni, diventa patrimonio di tutti, e direzione per il futuro. CODROIPO  THE COLOURS OF GOSPEL  IN CONCERTO A CANTARE LA SOLIDARIETA’ Quaranta colori sfavillanti – e senza spartito – in ritmico movimento sul palco dell’Auditorium di Codroipo, una scoppiettante direttrice e cantante, Caterina Cesca,  chitarra, basso elettrico,  tastiera, batteria, e il Concerto Gospel   ha trovato il luogo ideale dove espandersi. Ma ciò che ne ha fatto un evento da ricordare è stata la motivazione solidale e il coinvolgimento canoro della classe prima della Primaria di Bertiolo e  della classe prima della secondaria di primo grado di Codroipo.   Bambini e coristi per una voce sola nel brano classico del Gospel, le parole sentite dell’Assessore Tiziana Cividini e quelle grate della signora Meri Tavano Tiburzio, ” non conta  come si cammina ma come ci si da la mano  nel momento del bisogno”  hanno fatto capire quanto sia importante l’abbraccio corale non estemporaneo ma duraturo nel tempo .  “La  comunità si misura anche in questo” ha detto l’Assessore, “insieme si può fare di più”.   Il concerto dei The Colours of Gospel di San Michele al T.  è stato il primo, apprezzatissimo evento del nutrito programma di solidarietà messo a punto dal Comune,  Biblioteca civica, varie associazioni codroipesi e si è rivelato un autentico bagno di energia e passione passate in diretta dal cuore degli interpreti a quello del numeroso pubblico. I canti del Vangelo hanno regalato una serata indimenticabile, ricca di musica e colori, quasi fosse  fuoco d’artificio in una sera di primavera inoltrata.   CAMINO AL T (UD)   PIEVE DI ROSA PRESENTATO IL LIBRO “GLI ZANIN, UNA DINASTIA DI ORGANARI FRIULANI”  nell’Antica Chiesa Matrice Un libro, una monografia, un viaggio nelle vite, nei sentimenti, nei momenti difficili e in quelli grandi, nella storia  di sette generazioni di organari: gli ZANIN.    Un solo cognome per due laboratori organari noti e pprezzati nel mondo.  Uno a Camino al Tagliamento, con Franz  e uno a Codroipo con Gustavo.   Entrambi discendenti dalla stessa matrice che porta il nome del capostipite Valentino, nato a Camino di Codroipo nel 1797.  Dal suo spirito imprenditoriale e dal suo ingegno, nel 1827,  è partita la dinastia degli Zanin che continua con Andrea a Camino e Francesco con il figlio Carlo a Codroipo.   Roberta Delle Vedove è l’autrice della tesi di diploma in Paleografia e Filologia Musicale e del libro, cui ha dedicato lungo tempo per le interviste, per la ricerca  negli archivi parrocchiali e personali delle famiglie Zanin e nelle biblioteche.   E’ uno studio, il suo, delle vicende storiche  di due secoli, delle famiglie Zanin, e della trasformazione degli organi. Di tale, importante, presenza attiva sul territorio si sono fatti portavoce il coordinatore dell’evento, Lorenzo Marzona, ispettore onorario Soprintendenza FVG,  Don Maurizio, pievano della Pieve di Rosa, il Sindaco Nicola Locatelli.  Ma a parlare effettivamente della dinastia di organari friulani è stato proprio l’organo Zanin dell’antica Chiesa matrice di Pieve di Rosa, con la voce misteriosa e solenne e le mani portentose del maestro Josef Hofer.   Per  Camino al T, infatti, l’organo è ragione di vita oltre che di vanto. Tantissimi caminesi hanno lavorato e lavorano nelle fabbriche Zanin.  Alcuni per tutta la vita lavorativa e di padre in figlio.  Toccante la testimonianza di vita di Francesco Zanin, espressa con grande commozione, compresa e condivisa dal folto pubblico.  “Mi sento di Camino dove sono nato nel 1956. Ho frequentato l’asilo con Suor Pulcheria. La Fabbrica degli organi era il paradiso per i bambini che vi  trovavano il  materiale per le migliori fionde e per i velieri sul Varmo.   L’ambiente e i luoghi hanno fatto ala agli Zanin. Molti ragazzi venivano in fabbrica per lavorare.   Ciascuno aveva il proprio soprannome… Carèt, Gigi Stec, Maiuscul, Pisete, Barabba,Pesar,  Micio, Trute, Geti, Nini, Ciano, Berto Guere, Miro,  Lindo Peresan, Marcia in fa,  Caretùt e molti altri.  Silvano Tondo ha lavorato fino a 84 anni  e, per  oltre 60, nelle tastiere e consolle, con grande manualità  ed estrema intelligenza. Chi…fasin di bessoi, ( qui …facciamo da soli) era ed è il motto“.   Oltre alla costruzione di nuovi organi,  gli Zanin hanno tante commesse per restauri, alcuni di organi costruiti dagli avi.  “Ogni  canna, ogni  soffio di organi da restaurare costruiti dai nostri avi  è un bacio per loro” ha concluso Francesco.   Ad Andrea Macinanti,  organista e studioso della parte storica e tecnica dell’organo, è stata affidata la  conclusione del convegno.  ” Un libro eccellente consegna alla storia la fotografia di un’intera comunità  coesa intorno  ai suoi laboratori che costruiscono organi.  E l’organo  merita il primato su ogni altro strumento perchè sa imitare la voce dell’uomo. per Sant’Agostino “i polmoni dell’uomo sono come i mantici dell’organo. L’organo è simile al corpo dell’uomo. Entrambi  sono alimentati dallo stesso elemento vitale, l’aria.  Per Franz Zanin “L’organo parla con inflessione di chi li costruisce” e qui  è insito il senso profondo dell’arte degli Zanin, dalla “Signorile modestia”.  Il libro, edito dall’Associazione culturale Giuseppe Serossi, fa parte della Collana d’arte organara. GALLERIANO di LESTIZZA DA GALLERIANO AL PALIO DI CAMPOSANO (NA) SUL… “MUS”    Se c’è qualcuno ancora convinto che l’asino sia un animale stupido e testardo… è meglio che cambi idea. Perché se parla con chi ama questo umile animale può capire che non bastano le parole più belle del mondo per descrivere l’amore, la comprensione, la gratitudine che li unisce.  In entrambi potrà vedere occhi lucidi di gioia e affetto reciproco e la complicità che li vede gareggiare insieme, uno in groppa all’altro, in una sorta di mutuo soccorso che li sostiene e, a volte, li conduce alla vittoria di un palio, due, tre. E’ questo che accade a Galleriano di Lestizza ogni ultima domenica di agosto. Asini o “mus” e i loro conducenti ce la mettono tutta per conquistare il palio o drappo di stoffa che rimane come vanto e orgoglio alla contrada per l’intero anno. Autrice di questo evento è la Pro Loco, presieduta da Matteo Trigatti, che quest’anno ha superato se stessa, partecipando al Palio del Casale a Camposano (Napoli), promosso dall’Associzione Iside,  con gara mondiale di corsa sugli asini, in rappresentanza, e per la prima volta, del Friuli.  Per vivere al meglio la manifestazione, la Pro Loco ha organizzato anche un pullman per 46 e ha unito l’utile al dilettevole visitando la Campania grazie a un tour di cinque giorni cucito su misura da Abaco Viaggi. Ma l’apice della bellissima esperienza è stato vivere il Palio in diretta, accanto alle altre regioni italiane e alla gente accogliente e cordiale di Camposano che poi ha vinto l’edizione del 13 maggio 2018.    I membri della Pro Loco hanno visto aprirsi la strada alle partecipazioni ad altri eventi simili, in Italia e oltre i confini, dove sfoggiare lo spirito goliardico e l’orgoglio di essere friulani.  Emozionante, infatti, è stato partecipare al corteo storico con oltre 300 figuranti, locali e di nazioni diverse, issando la bandiera azzurra con l’aquila, indossando la maglietta del Friuli al ritmo di “Mandi mandi” tra i vicoli della città e salire sul palco accanto al sindaco Francesco Barbato.  Camposano – Galleriano, regioni diverse ma stesso folklore  e, soprattutto, stessa voglia di promozione sociale. In questo caso, felicemente in groppa al “Mus” (asino). RIVIGNANO – ARIIS (UD)  A VILLA OTELLIO a scoprire le erbe spontanee, cucina, leggende e tradizioni  con l’Ass. IL CIDUL Metti una bella domenica estiva, una villa storica sullo Stella, una passeggiata nel suo parco alla ricerca di erbe spontanee … aggiungi la degustazione e l’accoglienza di Giordana Pampagnin e dell’Ass. “Il Cidul” e allora capirai di essere capitato in un attraente microcosmo naturale.  E’ quello di Ariis di Rivignano, con villa Otellio dove nacque Lucina Savorgnan, la Giulietta friulana dell’opera di Luigi da Porto “Giulietta e Romeo”.  In più, puoi dare valore culinario a erbe ritenute insapori ma, grazie al cuoco  ed esperto d’erbe Ennio Furlan, apprezzarle anche nel piatto, imparando, ad esempio  che: il nome dell'”Argjelut” non è valeriana ma farinella; la verruca si cura con due applicazioni di “Celidonia maior”; le felci sono tutte pericolose; l’aglio è commestibile e molto saporito; la radice del convolvolo è ottima se lessata; nessuna pianta con fiore è nociva; la coda cavallina è ottima per lucidare il rame e l’edera terrestre lo è nella frittata; primule e viole sono commestibili; le foglie di ontano fanno da suole nelle scarpe. Grazie alla studiosa ed esperta di miti e leggende Adriana Casselli,  apprendi le tradizioni della notte di San Giovanni, notte magica, quando il sole sposa la luna e i benandanti lottano contro i malandanti con il fascio di erbe come arma. Notte in cui si può fare la barchetta, inserendo in una caraffa trasparente acqua e un bianco d’uovo. Al mattino seguente si sarà formato  un veliero grazie all’attrazione della speciale rugiada.                                                                                                                                                               TEOR (UD) COSA SUCCEDE QUANDO IL LUPO ENTRA NELLE FIABE?   Facile!  Succede un minestrone di fiabe mischiate a meraviglia dai provetti genitori-attori, registi, presentatori e molto altro che si sono messi in gioco per far divertire i loro bambini e far capire che il lupo tanto temuto in realtà sa essere buono e generoso. I genitori della scuola dell’Infanzia di Teor sono ben riusciti in questo intento grazie allo spettacolo divertente e ben strutturato interpretato con la massima cura. Ma cosa ci faceva il lupo nelle fiabe?  Una cosa molto semplice: cercava la ricetta per fare la torta di mele. Con il cestino e il foglio della ricetta girava per il bosco alla ricerca degli ingredienti. Camminando camminando,  ha incontrato i tre porcellini e, faticando non poco per far loro capire che non voleva mangiarli, si è dato da fare per costruire la casetta di mattoni.  Poi ha conosciuto Cappuccetto Rosso con cui ha fatto una bella passeggiata, la strega della casa di confetti che non trovava mai gli occhiali, mamma capra con i capretti che gli ha dato una padellata in testa, la chioccia che gli ha donato l’uovo fresco, Biancaneve che gli ha offerto la mela, la zia sorda ma bravissima a fare la torta di mele.  Tutti insieme, alla fine, se la sono mangiata facendone parti uguali e ballando allegramente. E il lupo era felice in compagnia di tanti amici con cui giocare senza essere più temuto per una cattiveria che non gli è mai appartenuta. LIBRI  È di sicuro il libro dal titolo più strano che abbia letto “ LO SREGNO BARDO” ma, per sapere cosa vuol dire, bisogna  arrivare a pagina 139.  Non ci vuole molto per giungere fino lì perché la lettura è agile e i contenuti accattivanti.  Vi si legge la storia di un uomo e di un asino che, insieme, affrontano uno strano viaggio fatto di avventure molto particolari e fotografie umane dalle più svariate sembianze. L’autore, nativo di Galleriano di Lestizza (Ud)  ma residente a Torlano di Sopra, un paesino friulano ai piedi delle Alpi Giulie, sul confine sloveno, narra la vera, commovente e terapeutica storia del suo viaggio tra le montagne in compagnia di un asino battezzato Ernesto, nato a Sofia in Bulgaria e ghiotto di caramelle alla menta.     Storia particolare la loro, sfociata in una amicizia dal sapore quasi umano.  Ma, in questo libro tutto è strano, a  cominciare dall’idea di un fotografo di quarant’anni,  padre di due figli e con la moglie all’ottavo mese di gravidanza, di fare un viaggio da solo, a piedi, tra montagne alpine disabitate o quasi, mosso dal  desiderio di scoprirne segreti, genti, luoghi  e usanze. Ma non sa come portare i bagagli, i viveri e l’attrezzatura fotografica. Il consiglio di portare con sé un asino si rivela vincente. Ma quale asino? Non certo un’asina incinta né un asino docile. Elia, autore e protagonista, sceglie  un asino ribelle che, nel proseguire del libro,  si rivelerà  un buon amico dotato perfino della parola, della paura e dei sentimenti umani, con il sogno di vedere l’Oriente dove splende  la luce della libertà.   Insieme, Elia ed Ernesto, a incontrare uomini già sepolti, danzanti streghe solitarie e senza occhi, cani neri dalle sembianze mostruose, orsi bruni e strani  esemplari umani, fino a scomodare Sant’Antonio Abate. In questo libro ogni sensazione umana è concessa. La più forte è la paura di morire, dell’ignoto, della fame. La più dolce è una sorta di amore tra un uomo e un asino parlante che, alla fine del viaggio,  si confidano la voglia di casa.  Per entrambi si compie la commozione del saluto, con la promessa della reciproca libertà. Ognuno per la propria strada ma  con l’altro nel cuore e il ricordo delle incredibili avventure vissute fra i monti. E della felicità nuova, mai provata, che veniva da dentro, da un posto molto lontano, che evocava la parola “libertà”, in  un luogo dall’influenza benefica, dove entrambi si sentivano in totale armonia con ciò che li circondava.  Era lo Sregno Bardo?  Per scoprirlo bisogna leggere il libro e andarci quasi fino in fondo, aprendo il varco a  una domanda che sorge istintiva: “ Ma ci sarà qualcosa di vero in tutta questa storia?” Di sicuro una cosa sì, l’autore Elia Ferandino, alpinista della domenica e fotografo di mestiere,  cresciuto in un piccolo paese della pianura friulana, tra i campi di pannocchie e le grinfie delle tre sorelle maggiori.  E di un asino dal bel caratterino, testardo eppure dolce, Ernesto. Info: www.eliaferandino.it