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iL PAESE – MARZO 2015

                                                   SALVIAMO IL SALUTO? Quanto costa un saluto?  Zero. Perché, allora, ci si saluta sempre meno? Costa forse fatica fisica?  Sembrerebbe proprio di sì, a giudicare da come  le persone si salutino sempre meno. Si passano accanto, di striscio, guardano avanti, quasi con imbarazzo, o peggio, con una sensazione di fastidio. Spero che qualcuno mi smentisca ma a me pare che il saluto sia in una fase calante.   Chi saluta di più sono le persone baciate dall’anagrafe ma lo fanno, a volte, in modo timido, quasi con il timore di invadere spazi privilegiati che non competono loro. Che il saluto sia passato di moda è evidente perfino nelle scuole, il luogo principe dell’educazione e delle buone maniere.  Genitori che guardano la porta prima e l’armadietto del proprio figlio poi. Come se attorno a loro non ci fosse nessuno. A volte sono le persone adulte, perfino  tra gli educatori, a salutarsi poco. Come possono imparare i bambini il piacere del saluto se crescono in assenza di questo rituale che vuol dire riconoscimento, accoglienza, rispetto, augurio?  Può accadere anche nel luogo più felice per eccellenza, l’Asilo Nido che, ad esempio,  una madre educata saluti con un “Buongiorno” e trovi, come risposta, l’indifferenza.    La stessa che si respira  entrando  in qualche negozio o ufficio  dove ci si meraviglia se qualcuno fa un sorriso, saluta, accoglie e si arriva addirittura a ringraziarlo per la  gentilezza. Ma non dovrebbe essere un consuetudine normale?  Nel corso dei  secoli,  dai primissimi segni  lasciati sulle pareti delle grotte, fino al celestiale saluto dell’angelo a Maria di Nazareth,   il saluto ha sempre avuto un  grande  significato  nella comunicazione umana. E’ il segno per eccellenza con cui entriamo in relazione con il nostro  prossimo e il proverbio  “Il saluto non si nega a nessuno, nemmeno a un cane” la dice lunga a tal proposito.  Non dico che si debba dover necessariamente salutare chiunque e dovunque.  Ma, semplicemente,   impegnarsi a ridare dignità a questo gesto antico che accompagna l’uomo dalla notte dei tempi.    Ritengo  meriti ancora di essere un segno  di riconoscimento insostituibile e mi rattrista constatare che lo sia sempre meno. Mi sembra che il saluto stia scomparendo nel silenzio dei nostri paesi  e dalle città. Sta scomparendo, e nel silenzio,  un segno di civiltà.  Certo,  i problemi più gravi sono altri, ma credo che  salvando questi valori di base , semplici quanto efficaci,  possiamo sperare in  una società migliore. Il semplice augurarci “buongiorno”, segnala che ci siamo accorti della presenza dell’altra persona.  Le abitudini cortesi ci semplificano la vita, distribuiscono minimi segnali di quel riconoscimento di cui tutti abbiamo bisogno.  Perché mai dovremmo privarcene?                                                                                                                         Pierina Gallina