IL PAESE – Magazine di informazione e cultura del Medio Friuli          Dicembre 2019
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IL PAESE – Magazine di informazione e cultura del Medio Friuli Dicembre 2019

[vc_row][vc_column][vc_column_text el_class=”giustificato”]  CHI SALVERA’ IL NATALE?         Già a inizio novembre capita di sentire frasi come “Oh! Dio, presto sarà  Natale. Spero solo passi in fretta” oppure  “Di nuovo Natale? Vorrei fosse come una volta, quando lo si aspettava per aver un biscotto.  Adesso tutti sono tristi e hanno paura di una festa che dovrebbe essere bella, unire le famiglie, parlare di fede, di pace, di Bambin Gesù e invece…”       Ma fiocchi, luci, regali bastano a trasformare il 25 dicembre in gioia per tutti?     La risposta sembra essere un generale “No”. Anzi, rincara la dose con statistiche alla mano. Quante sono le famiglie che aspettano di riunirsi? Poche.  A dimostrarlo sono i numeri delle persone che scelgono di trascorrere il Natale fuori casa o in viaggio, vuoi per approfittare delle vacanze ma anche per evitare inviti con tutto ciò che ne consegue. Sempre più numerose sono le famiglie di genitori separati che si dividono i figli, un anno ciascuno.       Va bene i grandi, ma i bambini cosa ne pensano? Almeno loro aprono la porticina del Calendario dell’Avvento dall’1 al 25 dicembre, magari sognando Babbo Natale?        Qualcuno sì per fortuna, ma altri già a novembre chiedono il tablet, il cellulare nuovo, la maglia e le scarpe della tal marca. E il Natale si sovrappone alla figura di quell’improbabile signore con la barba bianca che rappresenta l’emblema delle “cose” che si possono avere. Per poi aprire i pacchi, guardare un attimo, appallottolare la carta e chiedere altro. Con l’evidente delusione quando i pacchetti son tutti scartati e abbandonati.  Semplicemente perché caduti a pioggia e, spesso,  poco desiderati. Cosa sono oggi il desiderio, l’attesa e la pazienza?  Parole sconosciute. Non fanno parte di una società vestita di plastica dove tutto si deve avere e subito.      E di quel Gesù che nasce nella stalla si è persa ogni traccia?     Sembrerebbe proprio di sì, come il presepe ormai fuori mercato.           E della vecchia cartolina di auguri pensata e scritta solo per quella persona?     Sostituita da frasi collettive, via mail e messaggi whatsapp, magari arricchite da immagini prese da internet destinate a tutta la rubrica.     Dalle risposte alla domanda “Cos’è per te Natale?” la bocciatura è netta.     “Sarà un Natale molto triste quest’anno” asseriscono molti. “Natale? Una catastrofe” sentenzia qualcuno.  “A me non è mai piaciuto”, “Spero  passi alla svelta”, “Da evitare”, “La gente è già triste e Natale la rende ancora più triste”, “A Natale vado in viaggio, così evito un sacco di cose, inviti, regali, forzati ritrovi familiari. Solo l’idea di dover invitare questo e quello mi rende nervosa,” “Io è da tanto che non lo sento più anche se sono giovane.”         E i doni?          “Ormai è difficile fare un dono a qualcuno e farlo felice”, “Doni? giusto ai bambini anche se hanno già tutto.  Tra grandi il discorso è chiuso oppure un semplice pensierino. Meno pensieri e meno spese”, “Natale ha preso le sembianze di un’ossessione”.     Come muoversi allora tra Natale alle porte atteso come una bufera incombente, dove il bene perde di brutto, dove la conflittualità nel privato, nel politico, nel sociale, la perenne tensione di tutto contro tutti sono una strada senza uscita?     Rassegnarci e adeguarci al degrado dell’ambiente umano, del cosmo e delle relazioni?     O distrarci, addossando sempre la responsabilità ad altri?     Oppure organizzare la riscossa scendendo in campo?     Con la voglia di reagire a un mondo liofilizzato e a gambe all’aria che vorrebbe spegnere le persone?         Chi ci sta a darsi da fare? A essere concretamente prossimo l’uno dell’altro,  oltre ogni diversità che vorrebbe a tutti i costi frantumarci?     “A me piace tanto il Natale. Mi piacciono le luci, gli addobbi, l’atmosfera. Mi piace anche fare e ricevere auguri. E’vero che tanti sono di circostanza ma almeno è un periodo in cui ci si guarda”, “Amo riunire le persone care e preparare una calda accoglienza”, “Per me Natale è il momento più bello dell’anno. Per me è Messa di mezzanotte e presepio. E io continuo a farlo, come quando ero bambino e aspettavo il Bambin Gesù che, se mi portava un mandarino, mi regalava felicità e meraviglia.”     Ecco dunque la rivoluzione del Bene, quello che non si compra e non si vende, perché passa attraverso la cultura del dono gratuito, la cura dei legami familiari, amicali, cooperativi.     Passa anche dalla ritualità religiosa quasi fosse un ponte tra l’uomo e il mistero di Dio.     Magari col suono dell’organo che trasporta altrove immediatamente, in un luogo dove ritrovarsi e sentirsi parte importante di un gruppo-famiglia.      Talmente bello che anche chi non c’è più è più vivo che mai. Anche per questo il Natale può essere occasione per provarci, almeno, a lottare contro l’indifferenza.     Ecco allora che, in barba al consumismo, alle americanate, all’oggi incerto e un po’ fosco, agli attacchi alla nostra identità religiosa, sociale, morale e storica… a salvare il Natale può contribuire ognuno di noi.                                     E il risultato potrebbe sorprendere… AUGURI!        [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]