CODROIPO (UD) BASTIANCONTRARIE…donne che hanno fatto la storia  –  Caffè Letterario a Villa Manin – 21 febbraio 2019
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CODROIPO (UD) BASTIANCONTRARIE…donne che hanno fatto la storia – Caffè Letterario a Villa Manin – 21 febbraio 2019

  Ad alta temperatura emotiva e altissima densità di pubblico, ecco “Bastiancontrarie”, storie di femmine libere e disobbedienti, narrate magicamente dallo scrittore e storico  Angelo Floramo e della soprano Claudia Grimaz.    Con le sue donne, da Medea a Franca Rame, da Lisistrata alla madre che prima di affogare in mare alza le braccia invocando di salvare almeno il suo bambino, ha fatto trattenere respiro e lacrime per un dolore condiviso che perfino gli applausi non hanno osato scalfire. Al Caffè Letterario, presieduto da Luisa Venuti, al Doge di Villa Manin, nell’anteprima di Dedica festival di Pordenone, incentrato sulla poetessa del Nicaragua Gioconda Belli, quasi due ore di messaggi forti hanno incollato il pubblico dai numeri a più zeri. Ma chi sono le Bastiancontrarie?     Dall’antica Grecia ai giorni nostri, sono le donne che hanno fatto la storia e di cui pochissimi parlano.   Sono le donne che continuano a gridare affinchè noi umani del terzo millennio non ci addormentiamo, non cadiamo nell’indifferenza per ciò che le donne hanno sempre subito e continuano a subire.   Donne di ogni età che si sono ribellate, e fin dall’antica Grecia, continuano a opporsi al destino naturale che le vuole violentate, annientate nelle cucine e madri, calunniate, dilaniate, uccise e, per giunta, sempre in colpa.   Le Bastiancontrarie rivendicano la loro libertà dai pregiudizi a dall’arroganza e chiedono di rileggere il mondo odierno con i loro occhi. Eccole rimbalzare con forza dalla voce suadente di Claudia Grimaz, che esordisce in un ebraico suadente, lasciando libera la strada a Medea quasi materializzata nelle parole di Angelo Floramo. “Lei lo sapeva che un giorno sarebbe venuto, perché la nostra vita è solo un piccolo incanto di sogno.  E Medea si involò nelle brume del giorno.”  Poi, ecco apparire Aristotele, “convinto che la donna sia un aborto di uomo, isterica in quanto portatrice di utero, gallina e oca”.  Per lui il dono più grande di Zeuss a un essere vivente è farlo nascere uomo greco e ateniese.  Eppure, anche Aristotele perse la testa per Fillide, “ma solo per curiosità intellettuale.”  Floramo ricama altre figure di donne quali Lisistrata, cantata da Aristofane, per la quale  “la guerra è un fallo gravissimo. Bisogna far smettere la guerra facendo a meno della verga degli uomini” e Antigone che invita a disubbidire alla legge.  Dalla Grecia al Friuli, donne-monache per volere di altri, come Pitrude, madre di Anto, Erfo e Marco fondatori dell’Abbazia di Sesto al Reghena, rinchiusa nel monastero di S. Maria in Valle a Cividale.  Lì scrive salmi musicati e versi, acquista pascoli in Carnia per avere la lana per i poveri di Cividale.  Ecco poi Hildegard e altre monache traghettare l’antichità al Medioevo,  Gjuanute di Stalis, da Gemona all’Argentina sulla nave Biancamano, per non sposare un uomo che non ama. Si innamora di un indios e, nel 1938, sotto la dittatura di Franco fonda Muheres Liberes, per la libertà con gli uomini e dagli uomini.  Muore a Cuba, Tierra Madre e Libera, da sigaraia ma con i classici della letteratura in tasca, per nutrire la mente di bellezza e cultura.    Maria Solaris, carnica, sposa di Giovanni Casali. Nel 1933 egli muore sotto un tram a Parigi e lei, 25 kg. di donna, vuole farlo tornare a casa e organizza un funerale anarchico in epoca fascista.  Nel silenzio assoluto della Val Pesarina, scendono da Villa Santina gli uomini con gli scarponi e la bara sulle spalle. Maria ha il coraggio di dire “Al è tornat a cjase” davanti alla porta chiusa del cimitero.  E’ il 1968, anno in cui le ragazze vogliono cambiare il mondo, rivendicando l’alta forma di sacralità, senza gabbie e impostazioni, un’utopia da condividere con chi vuole sognare.  Con pagamento a caro prezzo.  Con violenze di uomini -bestie, come quelle subite da Franca Rame, da Susanna, 11 anni, straziata e condannata perfino da S. Cromazio di Aquileia a fare penitenza a vita in un monastero, per essere dimenticata.  La sua colpa? Avere la pelle che sveglia il desiderio maschile.  1995: Fatma, 16 anni, musulmana, violentata come le sue compagne dalle truppe serbe, al punto da non poter avere figli oggi. Per Fatma “Non ci sono popoli figli di puttana ma figli di puttana in ogni popolo. Il mio compagno di banco si è fatto spaccare il cervello pur di non toccarmi.”    Infine, l’immagine resa visibile dalla narrazione. di un barcone in mezzo al mare dove tutti gridano.  Ma la voce più forte è quella di una madre che, prima di affogare, alza il suo bambino più in alto che può gridando “Salvate almeno lui”.    L’ultima voce prima del silenzio assoluto è la sua ma è anche la voce di Medea, Lisistrata, Gjuanute di Stalis, Maria Solaris, Franca Rame, Pitrude, Fatma che continuano a gridare messaggi forti e autoritari. Affinchè non dimentichiamo e non ci giriamo dall’altra parte.  Perché la “Donna è lo specchio assoluto della Terra”.     Angelo Floramo, laureato in filologia latina medievale, dottore in storia medievale, è consulente e direttore scientifico della Biblioteca Guarneriana e collabora con riviste nazionali ed estere. Autore di volumi dei quali l’ultimo è ‘La Veglia di Ljuba’.  Claudia Grimaz, soprano e attrice, si è diplomata in canto al Conservatorio Tomadini di Udine. Dal 2006 è membro dell’Ensemble vocale Oktoechos e collabora con l’Ensemble cameristico Sergio Gaggia. Inoltre, dirige il coro femminile La Tela e quello popolare della Resistenza di Udine.