THAILANDIA MISTICA: Racconto di viaggio
THAILANDIA MISTICA – 1.400 KM TRA ORO, FEDE E SORRISI 6-16 febbraio 2026 Con Abacoviaggi Tour Operator Pubblicato su Il Nuovo Paese marzo 2026
Thai Land, “terra libera”. E la libertà qui ha il colore dell’oro e dell’arancione, il profumo del tè e del curry, il suono lieve delle mani giunte in saluto. È terra di pace. Il suo re, Rama X, è presenza discreta, ma costante. I thailandesi gli rendono omaggio con un rispetto che sa di devozione. In ogni città il volto del sovrano appare sui muri, negli uffici, nei mercati.
In Thailandia ogni alba sorprende. Il sole accende le risaie, gli uccelli cantano, i monaci in tunica arancione camminano scalzi per l’elemosina. 227 sono le regole cui devono obbedire. Non cucinano, non toccano denaro né donne, vivono di essenziale. Dopo il pranzo osservano silenzio e digiuno fino all’alba successiva. Li osservo cogliendone i dettagli composti e, per un istante, tutto rallenta e si fa meraviglia. In quel gesto antico c’è una disciplina che non pesa, una fede che non ostenta.
Bangkok travolge dal primo passo. Nari, la guida, ci insegna “Sawadee-ka” e “Khop khun-ka”, buongiorno e grazie. A capo chino, il rispetto è tangibile. Il tuk tuk verso Chinatown è vento in faccia e adrenalina pura, tra profumo di lime e gamberi, taxi dai colori sgargianti e fili elettrici come ragnatele sospese nel cielo. Il traffico sembra caotico, eppure scorre con una logica tutta sua, come una danza improvvisata. Dal 37° piano il tramonto incendia la città e i grattacieli si accendono a uno a uno, mentre il fiume riflette strisce di fuoco.
Il Buddha sdraiato, immenso e dorato, sembra respirare dentro il tempio di Wat Pho. Poco distante, il Palazzo Reale abbaglia con le guglie dorate e i mosaici scintillanti del Wat Phra Kaew. Dalla cima della Golden Mount la città si stende come un mare di tetti e preghiere.
Nei mercati la vita è teatro quotidiano. A Maeklong Railway Market le bancarelle si richiudono al passaggio del treno, a pochi centimetri dalle ruote. Al Damnoen Saduak Floating Market una nonnina mi porge pancake al cocco su foglia di banana. Ripete “love, love” e mi abbraccia. Ridiamo insieme mentre le barche si sfiorano lente.
A Sukhothai Historical Park le pagode emergono come fiori di loto tra stagni e rovine. A Chiang Rai il Tempio Blu sorprende per l’intensità del colore. Al Triangolo d’Oro il Mekong scorre placido tra Thailandia, Laos e Myanmar, portando con sé memorie di oppio e confini invisibili.
Chiang Mai è spiritualità sospesa. Il Wat Rong Khun abbaglia come neve e specchi. Al Wat Phra That Doi Suthep il canto dei monaci avvolge la collina al tramonto, vibra nell’aria calda e resta addosso come un mantra. In un santuario etico per elefanti, Lady Gaga – così si chiama – gioca nell’acqua e spruzza con la proboscide. Rido con la leggerezza che si prova solo quando ci si sente nel posto giusto.
E poi il cibo, rito quotidiano. Pad thai dolce e speziato, zuppe di gamberi e funghi, mango maturo che esplode in bocca, ananas e pomelo croccante. Mangiare è condivisione, lentezza, sorriso. Anche seduti su uno sgabello di plastica, tra vapori e pentole fumanti, si ha la sensazione di far parte di qualcosa di raro.
Millequattrocento chilometri scorrono tra templi, risaie e mercati. Resta l’accoglienza gentile, il ritmo pacato, la fede che si respira senza clamore. Bangkok dorata, Chiang Rai creativa, Chiang Mai spirituale sono mosaici di luce, che si imprimono sotto la pelle.
Della Thailandia cosa resta? L’oro dei templi, il blu del cielo, l’arancione dei monaci, i luoghi dai nomi difficili. E un battito calmo e intenso, che continua a pulsare anche ora che sono lontana.
