Teatro “Si aggiustano ricordi” Mulino Maiaroff 7 agosto 25
Teatro e spettacolo “Si aggiustano ricordi” è andato in scena all’Antico Mulino Maiaroff di Valvasone Arzene (Pn): quarta replica, compresa l’anteprima, sempre al Mulino.
Luna piena con le ali, tante belle persone, un mulino antico, otto donne, Claudia Valoppi, Emanuela Margarita, Elena De Giusti, Gabriela Ficarra, Ivanna Chiarotto, Loredana Fabbro, Pierina Gallina, Sara Parussini. Più una musicista, Chiara Grillo, anche direttrice della Scuola di Musica “Città di Codroipo” e una regista-attrice teatrale Flavia Valoppi.
Il mulino di Arzene Anche il mulino Majaroff ha avuto la medesima origine signorile di molti altri in Friuli e in Europa. Il primo documento, infatti, risale all’anno 1359 e si riferisce a una segheria già esistente, alimentata da una roggia che significativamente prenderà il nome «dei Mulini»: il nobile castellano Simone di Valvasone, dominus del territorio (lo stesso che nel 1355 aveva fatto ricostruire l’Ospedale di Santa Maria delle Grazie), affittò la segheria azionata da una ruota idraulica a Giovanni Martignacco originario di Rivis, ma abitante a Valvasone; tra le clausole, vi era l’obbligo di affiancare alla macchina idraulica già esistente, un mulino a una ruota.
Il documento chiarisce che la Roja scorreva al confine con Valvasone e che affiancava la strada che da Valvasone conduceva a San Lorenzo. Non è ancora conosciuta altra documentazione fino alle mappe catastali dei primi decenni del XIX secolo, quando il complesso risulta sempre di proprietà dei nobili di Valvasone, che lo davano in gestione a famiglie di mugnai. Comprendeva il mulino, l’abitazione e un annesso rustico. Nel corso dell’Ottocento ci furono anche frazionamenti della proprietà, che rimase in ogni caso in mani alla famiglia aristocratica e alla sua cerchia parentale. Modifiche sostanziali agli immobili verranno poi effettuate nel 1930, con l’abbattimento di alcune parti e la loro ricostruzione più ampia: casa, stalla, cantina, pollaio, porcilaia. Altre modifiche furono apportate tra la metà degli scorsi anni ’50 e la metà degli anni ‘60.
Il Majaroff Questa località risulta abitata in età romana, molti reperti sono infatti emersi tra XIX e XX secolo e oggi sono conservati nei musei di San Vito al Tagliamento e di Tesis di Vivaro; sono collocabili tra il I secolo a.C. e il IV d.C., con una continuità dell’insediamento nelle epoche gotica e longobarda (V-VIII secolo). Furono inoltre rinvenuti monili riferibili alla cultura slava alpina (carinziana detta «Köttlach», secoli X-XI. Non sono emerse, finora, attestazioni antiche del nome, che comincia a comparire nei catasti ottocenteschi ed è di origine germanica. La sua forma tuttavia ci porta a una fase medievale del tedesco, con il significato di «fattoria, masseria» retta da un agricoltore con funzioni di agente del signore proprietario: oggi sussistono vari cognomi con sfumature diverse, composte da due termini arcaici, Meier «fattore» + hof «corte, fattoria, masseria».
La famiglia De Giusti L’insieme dei fabbricati fu acquistata dalla famiglia De Giusti, nella persona di Stefano, tra il 1910 e il 1917; i suoi antenati erano qui giunti nei primi decenni dell’Ottocento come mugnai, dopo aver esercitato con successo questo tradizionale mestiere in altre parti del Friuli, per esempio Camino al Tagliamento e Orcenico Superiore. L’ultimo mugnaio attivo, che ha chiuso l’attività pubblica nel 1989, è stato Leo De Giusti, nonno dell’attuale proprietaria, che ha apportato alcuni ammodernamenti sia al mulino, sia al complesso insediativo. Oggi le ruote sono state sostituite da una turbina, posta sotto il pelo dell’acqua, che produce energia elettrica. Resta ben visibile il salto dell’acqua, che genera con il suo movimento la forza necessaria. Il Majaroff aderisce alla Associazione Italiana Amici dei Mulini Storici.


