SIAMO DAVVERO POVERI? O VOGLIONO SOLO FARCELO CREDERE?

SIAMO DAVVERO POVERI? O VOGLIONO SOLO FARCELO CREDERE?

                                      SIAMO DAVVERO POVERI?

Non so voi ma io sono preoccupata.


Non mi piacciono i negozi vuoti,
con i commessi sulla porta o a far finta di sistemare la merce,  che ti vien male solo all’idea di
entrarci.  Né i supermercati orfani di
carrelli  nonostante  i 
saldi ossessionanti.   Né i
ristoranti dai coperti contati sulle dita, le concessionarie ricche di auto
invendute,  i centri commerciali pieni e
sacchetti fantasmi, la televisione che spara pubblicità con  prezzi in dissonanza con la qualità.  O le serrande chiuse,  i benzinai a camminar su e giù lungo i
distributori, fabbriche mute. Perfino prestigiose banche calano le braghe e
stilano lunghe  liste di
licenziamenti.  Di
uomini e donne
nel pieno delle forze,  padri e madri con
mutuo, figli a carico che si sentono dire “ a casa”,  a  
passar  giornate su divani infossati,
davanti a schermi dittatori.  Con porte
sbattute in faccia.


E i giovani? Senza  lavoro,  senza progetti, senza  speranze.


Come si fa ad ammazzare il
futuro? 

Facendo lavorare,  chi un lavoro ce l’ha,  fin che respira. Mandando sui tetti muratori
col mal di schiena e maestre nonne a saltar sulla corda con bambini di tre
anni. Elisir di lunga vita a scapito di chi deve crearsela quella vita.  E che 
soffoca la dignità piangendo sulle spalle di genitori pensionati.  Pure loro alle prese con bollette sempre più
salate,  fotocopie di tasse prima
ritirate poi rimesse sul mercato, ticket salatissimi su medicine
indispensabili.

A tu per tu con l’incertezza del domani. Con
la paura di spendere. Con il cappio di una miseria più o meno probabile sulla
testa.  Sì, perché  la
 televisione ci ripete che   siamo poveri.  E che 
il baratro è lì, pronto a mangiarci. Che faremo la fine della Grecia o
dell’Argentina e perderemo tutto.

Avevamo
riposto qualche timida speranza nelle elezioni.


Cosa abbiamo ottenuto?  Un  governo fantasma che perde tempo a litigare
invece di  indirizzarci verso il
legittimo benessere. Verso il lavoro di tutti e dei nostri giovani che devono
cercare  altrove  le opportunità  di successi azzerati in Italia.


Mi fa pena questa nostra eroica repubblica che perde pezzi e dignità.
Facendosi ridicolizzare in Europa e nel mondo.


La sensazione è quella di assistere,
inerme, a un delirio sociale generalizzato
.


Da una parte coloro che tirano le fila in una sorta di braccio di ferro
senza precedenti.  Tutti, più o meno,
sotto il paracadute della sicurezza. Dall’altra i cittadini comuni, come me,
come voi.  Abbiamo, sì o no, diritto a
essere tutelati ? Ma da chi?   Che sia  l’epoca del cambiamento  è sotto gli occhi di tutti. Ma chi lo
attuerà? 


Bla bla bla.


Tutto mi appare  complesso e faticoso.  Davvero c’è di che essere disorientati.

Ma… siamo davvero poveri?  O vogliono solo convincerci di questo?
Perché… a ben guardare… ci sono elementi che sembrerebbero dire il contrario.

Tutti, dai bambini delle elementari ai
bisnonni, hanno un cellulare. E che cellulare! Delle marche più gettonate, con
costi che partono dai 600 euro. Le cronache parlano di code nella notte, anche
a Udine, per accaparrarsi l’ultimo modello. 
C’è addirittura una nuova malattia, la nomofobia, ovvero lo stato
d’ansia provocato dalla perdita o mancanza del proprio cellulare.

I bambini già a tre anni parlano di
Wii,  Smartphone,  iPod Touch, Apple Touch,  canale Focus, Facebook , così  come una volta parlavano di bambole o di
lego. Sale da gioco che nascono come funghi, 
con gente in attesa fin dalle sei del mattino.    Pochi i bar sprovvisti di macchinette
mangia soldi.

I viaggi di qualità vanno alla grande ma
meglio se di più giorni, con mete ambite e, nel caso delle crociere,  in suite.

Anche i dati sulla  disoccupazione  mi lasciano perplessa. So di  aziende che non trovano personale perché poco
interessato ai 700 euro al mese come Work Experience, o perché protetto dalla
Cassa integrazione che garantisce un introito a fatica zero  o perché, 
semplicemente, non ha voglia di impegnarsi e mettersi in gioco. “Perché
devo stressarmi a lavorare quando i soldi mi arrivano lo stesso? Quando
finiranno ci penserò” oppure “Faccio la disoccupata. Se mi chiedono di lavorare
bene, altrimenti…”  sono commenti
reali.   Trovare poi un muratore o un
idraulico che ti venga in aiuto  è più
arduo  che trovare l’ago in un pagliaio.

Anche in fatto di sprechi si continua alla
grande. A cominciare dalle mense che ogni giorno riempiono bidoni di rifiuti che
potrebbero nutrire interi allevamenti di maiali. Per non parlare delle
discariche piene di ogni ben di Dio ancora funzionante. O dei vestiti  negli armadi 
e degli alimenti scaduti  in fondo
ai cassetti. E la lista sarebbe lunghissima…

La
Crisi c’è o è solo una strega dai mille volti? 

Che ci sia, nella misura giusta, può far 
bene all’ educazione e alla creatività. Che ce la vogliano imporre  come un male necessario no.
 
Non ci sto. E
voi?

 

 

 
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pierina gallina

pierina gallina

Ho un nome e un cognome che non si dimenticano. Sono appassionata di scrittura, poesia, viaggi, libri e persone, in particolare bambini e saggi. Ho pubblicato cinque libri e sono una felice nonna di 7 nipoti, da 6 a 18 anni, mamma di tre splendide ragazze, e moglie di un solo marito da quasi 50 anni. Una vita da maestra e giornalista, sono attratta dalla felicità e dalla medianità, dallo studio della musica e degli angeli. Vi racconto di libri, bambini, nonni, viaggi, e del mio Friuli di mezzo, dove sono nata e sto di casa, con i suoi eventi e i suoi personaggi. Io continuo a scrivere perchè mi piace troppo. Spero di incontrarti tra i fatti e le parole. A rileggerci allora...

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Anonimo

Ciao maestra Pierina, ho letto assieme alla mamma il tuo articolo; è vero quello che scrivi, tutti i miei amici hanno cellulare,wii e tanti altri giochi elettronici, io invece no. A volte penso: beati loro… Ma preferisco leggere un libro o fare un bel disegno e quando c'è il sole andare a fare un giro in bici con i miei amici, venire a casa tutto sporco di fango…
Ciao Riccardo

Rispondi

24 Marzo 2013
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Anonimo

Bravissimo Riccardo. Se, dico se, dovesse esserci un po' da "tirar la cinghia" tu te la caveresti con creatività e capacità di adattamento. Altri invece… Merito dei tuoi genitori e di chi ti ama. Ma moltissimo è MERITO TUO. Sono orgogliosa si te.

Rispondi

24 Marzo 2013

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