A SANTIAGO DE COMPOSTELA:SULLE ORME DI CICOGNE E PELLEGRINI

A SANTIAGO DE COMPOSTELA:SULLE ORME DI CICOGNE E PELLEGRINI

8 giorni in punta di batticuore. Il desiderio si avvera. Spagna. Santiago,
la meta dei pellegrini di tutto il mondo aspetta. Immobile. Con il bagaglio di
storia, cultura lunga duemila anni. Sarò da Lei, non a piedi, come i pellegrini
che solcano 900 chilometri sotto il sole e la pioggia, con i piedi come mattoni
e il respiro a mille. In Bus, da Madrid, dopo che l’aereo atterra da Venezia.
Ma seguendo e percorrendo, a tratti, lo stesso sentiero dei pellegrini che
hanno l’essenziale nello zaino e i pensieri in adunata libera.
Madrid, Vitoria, Pamplona, Logrono, Santo Domingo de la Calzada, Burgos,
Carrion de los Condes, Leon, Melida, Astorga, Ponferrada, Santiago, Finisterre.
Oltre a una serie infinita di paesini, cattedrali, chiese romaniche, ponti,
monasteri. Tutti stampati sulla “Credenzial” che, alla fine, è
ornata di “Sejo” delle più svariate fogge.
Lo sento…
lo spirito del cammino. E’ nell’aria, nella cordialità familiare che accoglie
tutti i pellegrini. Anche me. Pur senza zaino e scarponi. Apro me stessa
all’opportunità che mi si svela. Voglio scoprire questo tassello di mondo ed
inghiottirlo nelle pupille. Fino a dove finisce la terra. Con me persone
gentili profumate di saggezza. Già in aeroporto svettano bianchi cappelli di
Panama, quelli con la fascetta nera.
E io mi scopro  ladra delle 
emozioni che il Cammino, questo fenomeno che ad ogni istante si rinnova
pur nella longevità dei secoli, ha in serbo per me.   Le
nuvole allargano le braccia. L’aereo è loro figlio. E i passeggeri pulviscoli
di sogno sbriciolati nel piatto del cielo. Balconi di bambagia e spiragli di
verde. L’ala di latta gioca a rimpiattino con le strade azzurre. In equilibrio
instabile con il tempo che marcia tra cielo e terra stirata dall’uomo,
sfiorando calanchi di friabile argilla, fino all’impatto madrileno. Se è vero che
il Cammino inizia dalla predisposizione ad andarci, ecco che diventa dimensione
interiore, esperienza adottata da chi ha già transitato su quei sentieri, in
qualunque modo, dando spessore all’unità del mondo. Perciò il Cammino è Vivo. Un
mondo a parte. E nessuno gli è indifferente. Essere Pellegrino è uno stato
d’animo, disponibile all’accoglienza, fin dal saluto castigliano ”Ultreya”
ovvero “Sii felice” e “Susseya”, “Anche tu”.  Nessuno è mai solo sul Cammino. Se anche dovessi
morire qui, so che qualcuno mi seppellirebbe.
Mi nutro di vigneti estesi,  alture e  pale eoliche,  chiese col tetto a vela e i nidi di cicogne
che benedicono i paesi baschi. E della filigrana di paesini, cattedrali, chiese
romaniche, ponti, fiumi, monasteri che raccontano  storie
millenarie, dove  leggende e realtà si
danno la mano.
Pellegrini sorridono
alle ginestre in fiore mentre incidono le loro orme sui sentieri a fianco della
superstrada. Li ammiro e mi scopro felice di essere qui, ancora ignara della  visione che mi riserva  Santo Domingo de la Calzada, dove un vero  pollaio diventa monumento dentro la
cattedrale. Il canto del gallo mi sorprende 
e  accompagna  fino a 
Burgos, in Castiglia y Leon,  il
cui castello color avorio mi fa pensare che, forse, è un’opera divina tanto la
sua meraviglia è assoluta. Al punto da farsi sogno ad occhi aperti al Mirador,
dove l’orizzonte abbraccia la falce lunare e si sposta, il giorno dopo, sui
campi che biondeggiano e le sconfinate mesetas, custodi millenari di paesi come
 Fròmista con la chiesa romanica di San
Martino,  di Carrion con il ponte sul Rio
e di Leon, con la cattedrale  di luce e
le architetture di Gaudì.  E’ una rotta
in continuo crescendo che si ferma a deliziare il palato con il cioccolato di Astorga,  per poi invertire il mio orologio anagrafico a
Castriglio de las Polvazares, dove fu girato il film di Zorro. Il campanile con
i nidi delle cicogne è sempre lì, come i film del mio tempo bambino.  Con animo leggero, decido di  camminare  fino alla Cruz de Fero, dove posare il sasso
che ho tenuto in tasca  per tutto il
viaggio.    I miei  piedi danzano sui fiori  di erica in distesa libera prima di
abbracciare la croce, obbedendo ai rituali degli antichi  pellegrini. Inserisco un centesimo in una
ruga del palo che la sostiene ed è come se avessi le ali. Che  volano già al Castello dei Templari, le cui
mura ricche di leggendarie gesta mi aspettano a Ponferrada. E ancora,  a Cebreiro, in Galizia,  nell’intimità  del  gioiello architettonico dedicato alla Vergine
del Cammino, con la bibbia in tutte le 
lingue ed il Sacro Graal.   Ad
ogni passo, ad ogni carezza di pupilla, sento  svanire la materialità che lascia posto solo
alla gratitudine. Per  il respiro, la
voce, la salute, per tutto ciò che ho visto e che ancora incontrerò. Samos e la
sua abazia, Melide,  il Monte Gozo  da cui s’intravvede Santiago e la piramide di
pietra segnata dallo spirito di Papa Giovanni Paolo 2°.  L’urgenza 
di  essere a Santiago si fa
richiamo.   Entrare in cattedrale dalla
porta del Cammino, sdoppiarmi nell’argento del “botafumeiro” che ondeggia lungo
la navata,   abbracciare San Giacomo dal “Camarìn”,  riflettendo il mio volto sull’oro del suo
manto…  è emozione così grande da annullare
ogni  parola.
Che risorge  nel silenzio di un’istintiva preghiera.      

L’idea di poter fare il Cammino di Santiago mi solleticava da tempo.

Un mese? dicevo a me stessa. E chi ce l’ha! A piedi? Figuriamoci.

Eppure… qualcosa continuava a suggerirmi che anch’io ci sarei potuta andare.

Non con zaino in spalla, certo, ma in aereo e pullman sì.

Un “Cammino” più comodo ma sulla stessa via che, da millenni, richiama pellegrini da tutto il mondo. In una settimana.

L’idea trova la sua compiutezza in Spagna, sulla strada che da Pamplona conduce a Santiago De Compostela estendendosi a Finisterre.

Lo spirito del Cammino è ovunque. Nell’aria, nella cordialità, nella semplicità.
Qui nessuno è mai solo perché le persone profumano di gentilezza e non conoscono la parola “indifferenza”.

Estesi vigneti, pale eoliche come vedette, nidi di cicogne benedicono i paesi baschi e la verde Vitoria, la filigrana di paesini, chiese romaniche e cattedrali, ponti, fiumi, monasteri.

Scrittori muti di romanzi millenari.


Pellegrini di ogni età sorridono alle ginestre mentre incidono le loro orme sui sentieri a fianco della superstrada.

Li ammiro e mi scopro felice di essere qui, pur ignara della visione che sta per riservarmi Santo Domingo de la Calzada, dove un vero pollaio è incredibile monumento dentro la cattedrale. Il canto del gallo mi accompagna fino a Burgos, il cui castello d’avorio invita al Mirador, dove la falce lunare abbraccia l’orizzonte.

Il giorno seguente, biondi campi e sconfinate mesetas annunciano Leon, con la cattedrale di luce e le architetture di Gaudì. Ad ogni tappa una sorpresa. Feste, sfilate, musica.
Una rotta in continuo crescendo che delizia il palato con il cioccolato di Astorga, per poi invertire l’ orologio anagrafico a Castriglio de las Polvazares, il paesino già set di film famosi, dove famiglie di cicogne albergano su fortunati comignoli.
Con animo e piedi leggeri raggiungo la Cruz de Fero, dove poso il sasso che ho tenuto in tasca per tutto il viaggio. Un piccolo, volontario sacrificio, in segno di gratitudine per l’esperienza del Cammino.
I passi danzano tra i fiori di erica prima di abbracciare la croce, obbedendo ai rituali degli antichi pellegrini.

E’ come avere le ali!

Che già volano al Castello dei Templari a Ponferrada e poi a Cebreiro, dove il Sacro Graal e la Bibbia in tutte le lingue trovano degna dimora.

La materialità lascia spazio all’essenzialità e alla consapevolezza di quanto siano immensi i doni della Vita. Come Samos, Melìde, il Monte Gozo, la piramide di pietra incisa dallo spirito di Papa Giovanni Paolo 2°.

Arrivare a Santiago ormai è urgenza. Vederne i primi, netti profili, fa accelerare il battito.

Entrare in cattedrale dalla porta del Cammino e abbracciare San Giacomo dal “Camarìn”, riflettendo il volto sull’oro del suo manto, è emozione così grande da annullare ogni parola.

Che risorge nel silenzio di un’istintiva preghiera.
Condividi
pierina gallina

pierina gallina

Ho un nome e un cognome che non si dimenticano. Sono appassionata di scrittura, poesia, viaggi, libri e persone, in particolare bambini e saggi. Ho pubblicato cinque libri e sono una felice nonna di 7 nipoti, da 6 a 18 anni, mamma di tre splendide ragazze, e moglie di un solo marito da quasi 50 anni. Una vita da maestra e giornalista, sono attratta dalla felicità e dalla medianità, dallo studio della musica e degli angeli. Vi racconto di libri, bambini, nonni, viaggi, e del mio Friuli di mezzo, dove sono nata e sto di casa, con i suoi eventi e i suoi personaggi. Io continuo a scrivere perchè mi piace troppo. Spero di incontrarti tra i fatti e le parole. A rileggerci allora...

YOU MIGHT ALSO LIKE

Avatar

Marialuisa, Silvano, Paolo, Enza

Carissima Pierina,ho letto con emozione il tuo diario di viaggio, che esprime così bene i sentimenti provati anche da noi.

Abbiamo trascorso giorni bellissimi che ci hanno arricchiti culturalmente ma ancora di più spiritualmente.

Ti salutiamo tanto

Rispondi

6 Luglio 2012

LASCIA UN COMMENTO

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Articoli recenti
Archivi
Categorie
Tag