Racconto finalista a Sospirolo (Bl) SETTE MINUTI D' INFERNO

Racconto finalista a Sospirolo (Bl) SETTE MINUTI DI…INFERNO

Racconto finalista a Sospirolo (Bl) SETTE MINUTI DI…INFERNO

Racconto che ho scritto nelmese di agosto 25 per partecipare al concorso di Sospirolo (Belluno) “Leggende e misteri”. domenica, 23 novembre 25, ci sarà la premiazione. Io non potrò andarci, ma una coppia di amici, Rina e Loris, andranno al posto mio. Mi dispiace, ma una parte di mondo lontano mi aspetta!

Ecco il racconto:

SETTE MINUTI… D’INFERNO! 

Sbuffo. «Ma insomma… Un’ora di fila e siamo ancora fermi.» Sono bloccata come una statua di sale. Ho le bollette strette al petto. Nella coda della posta, la signora davanti a me armeggia con monete da due centesimi come se dovesse pagare un castello.
Dietro a me, un signore alto, elegante, scarpe lucide color rosso fuoco, sorride con un’aria troppo soddisfatta per trovarsi in questo inferno burocratico.

«Ha fretta, signora?» mi chiede.
«E chi non ce l’ha? Devo pagare, cucinare, stirare, passare dall’ortolano, ritirare la roba in lavanderia. E il giorno finisce che non ho neanche messo il naso fuori a respirare,» aggiungo accigliata.
L’uomo inclina la testa, come se stesse studiando un’opera d’arte un po’ stropicciata.
«Potrei aiutarla. Potrei darle sette minuti in più. Al giorno, s’intende.»
Rido, credendo a uno scherzo. «Sette minuti? E che ci faccio con sette minuti. Potrebbe darmi almeno sette ore, già che è così generoso!»
«Signora, con sette minuti al giorno può cambiare la vita, sa?»
«Gratis?» chiedo, sospettosa.
Lui tira fuori un foglio sottile, che odora di zolfo e lavanda.

«Glieli do, ma solo in cambio di qualcosa di assolutamente secondario. Tipo la sua collezione di calamite da frigo.»

Penso alle calamite prese in vacanza con mio marito: Venezia, Riccione, Isola d’Elba, Roma. Sono tutte attaccate storte e coperte di polvere. «Affare fatto.» E firmo senza leggere il resto, convinta che sia un eccentrico pubblicitario.

La mattina dopo, mentre metto su il caffè, il cucù in cucina si ferma. Le lancette dell’orologio restano immobili.
Un contasecondi invisibile mi frulla nelle orecchie: sette minuti di silenzio assoluto.
«E mo’?» mi dico.
Nel dubbio, stiro. In sette minuti finisco tutta la cesta. Poi l’orologio riparte, come se niente fosse.

Il giorno dopo uso il tempo per passare l’aspirapolvere in tutta la casa. Il terzo giorno preparo due torte e riesco pure a montare la panna senza farla sembrare burro.
Comincio a prenderci gusto. Mi sento una supereroina. Potrei chiamarmi “Donna setteminuti”. Mi piace questa comodità.

Dopo una settimana, però, mio marito inizia a sospettare qualcosa.
«Cara, ma come fai a preparare il pranzo, pulire casa e finire il cruciverba in venti minuti?»
«Ehm, mio caro, sono organizzata.»
Lui mi guarda storto. «Organizzata o… posseduta?»

La vicina, invece, è convinta che ci sia sotto qualcosa di losco: «Secondo me spaccia detersivi. Nessuno può fare così in fretta!»
In paese cominciano a girare voci su di me. Per qualcuno ho assunto una donna delle pulizie invisibile, per qualcun altro uso droghe energetiche.  Il tabaccaio, esperto di film di fantascienza, mi dice che ho trovato un modo per piegare lo spazio-tempo.

I figli, complici, iniziano a usarmi come “servizio espresso”:
«Mamma, mi cuci il costume per la recita? Ti ci vorranno i tuoi sette minuti magici!»
«Mamma, mi prepari il cartellone per scienze? Dai, fai presto, che tu hai il turbo!»
E così ogni giorno quei sette minuti diventano il momento in cui risolvo emergenze altrui, come bottoni da attaccare, compiti da finire, torte da decorare per feste dell’ultimo minuto.

Così mi viene facile usarli anche fuori casa.  Al mercato entro tra le bancarelle, scelgo frutta, verdura, pane e pesce, e quando il tempo reale riparte sono già alla cassa, con il venditore che si gratta la testa chiedendosi come abbia fatto. Dal medico, mentre aspetto, uso i minuti extra per leggere tutte le riviste vecchie di tre anni e vincere il sudoku rimasto incompiuto da chissà quanto.

Poi arriva la domenica.
Durante la messa, proprio all’elevazione, il tempo si ferma. Mi guardo intorno: tutti immobili, persino il chierichetto con il campanello a mezz’aria.
Ne approfitto per sistemare la piega dei capelli, dare un’occhiata al cellulare e scovare dove sia finita la borsa sotto il banco. Quando il tempo riparte, il campanello suona e io sono di nuovo in posa da santa.

Un’altra volta, al circolo di burraco, congelo il tempo per controllare le carte della mia compagna e pianificare le mosse. Peccato che il diavolo, seduto al tavolo accanto, si schiarisca la voce: «Barare coi minuti extra… ahi ahi, non si fa, signora Cesira.» Mi viene un colpo e butto giù la carta sbagliata, perdendo la partita.

Sul treno per andare a trovare mia sorella, congelo il tempo per prendermi un posto finestrino libero più avanti. Quando il tempo riparte, il legittimo proprietario mi guarda come se fossi materializzata dal nulla. Balbetto qualcosa su un improbabile accordo con il controllore, ma il diavolo, seduto poco più in là, scuote la testa ridendo.

Un giorno i minuti extra arrivano alle tre di notte. Io dormo beata e mi ritrovo a fissare il soffitto per sette minuti interminabili, senza nulla da fare. Lì capisco che il patto non è un orologio svizzero, ma un capriccio di quell’uomo dalle scarpe rosso fuoco.

In palestra è un disastro. Con sette minuti extra mi metto a fare esercizi a raffica, ma quando il tempo riparte, l’istruttore mi trova rossa in faccia e grondante sudore come dopo due ore di crossfit. Risultato: mi iscrive al corso avanzato senza chiedere.

Alla riunione di condominio, congelo il tempo per correggere la lista delle spese e togliere la mia quota dell’ascensore, che non uso mai. Ma quando il tempo riparte, il foglio è in mano al diavolo, che me lo porge sorridendo: «Si chiama imbroglio, signora Cesira. E gli imbroglioni sono affar mio.»

Una sera decido di usarli per me. Mi preparo un piatto di lasagne, apro una bottiglia di vino, mi siedo in poltrona con il libro che non riesco mai a finire. Respiro. Silenzio. Pace.
Dopo quattro minuti, appare lui, l’uomo dalle scarpe rosso fuoco, materializzandosi sulla poltrona accanto.
«Finalmente! Non vedevo l’ora.»
«Ma che ci fa qui?»
«Signora, il vero patto era insegnarle una lezione: il tempo serve solo se si sa perdere. E lei, finora, lo ha solo riempito di cose da fare.»
«Ma io…»
«Voleva più tempo per vivere, e invece ha solo vissuto più in fretta.»
«E se volessi ricominciare?» provo a chiedere.
Lui sorride, si aggiusta il polsino: «Ogni minuto che sceglie di sprecare, signora, è un minuto guadagnato.»

Rimaniamo in silenzio. Io con la forchetta in mano, lui che osserva il mio bicchiere di vino come fosse un’opera d’arte.
«E allora? Che facciamo con il contratto?»
«Lo rescindiamo. Ma le calamite… quelle le tengo. Soprattutto quella di Riccione con il pesce palla.»

Il giorno dopo torno alla mia solita giornata normale.
Il bucato si accumula, la spesa resta incompleta, i figli protestano, la vicina mi squadra convinta che abbia perso il potere.
La sera, mentre sto per infornare una torta, l’orologio da cucina si ferma di colpo. Il cuore mi salta in gola: «Sono tornati!» grido.
Mio marito, che sta guardando la partita, spalanca gli occhi: «Chi? I carabinieri?»
«No! I miei sette minuti!» esclamo.
I figli si precipitano in cucina: «Mamma, allora puoi finire di sistemarci la stanza prima che riparta il tempo?»
La vicina, spuntata come un avvoltoio dal balcone, chiede se posso approfittarne per stirarle due camicie. Restiamo tutti in attesa… ma è solo il forno che ha fatto saltare il contatore.
Silenzio. Sguardi delusi.

Sospiro, rimetto in moto la corrente e sorrido.
Quando passo davanti al frigorifero, nudo senza calamite, rido di gusto:
«Almeno ora so che il tempo… non si stira. E che, se il diavolo bussa ancora, stavolta gli offro un caffè, ma senza zucchero.»

 

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pierina gallina

Ho un nome e un cognome che non si dimenticano. Sono appassionata di scrittura, poesia, viaggi, libri e persone, in particolare bambini e saggi. Ho pubblicato cinque libri e sono una felice nonna di 7 nipoti, da 6 a 18 anni, mamma di tre splendide ragazze, e moglie di un solo marito da quasi 50 anni. Una vita da maestra e giornalista, sono attratta dalla felicità e dalla medianità, dallo studio della musica e degli angeli. Vi racconto di libri, bambini, nonni, viaggi, e del mio Friuli di mezzo, dove sono nata e sto di casa, con i suoi eventi e i suoi personaggi. Io continuo a scrivere perchè mi piace troppo. Spero di incontrarti tra i fatti e le parole. A rileggerci allora...

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