PierOad a Flambro di Talmassons (Ud) 3 settembre 25
PierOad, sotto le stelle, con il suo pubblico. Lui scalzo, pantaloni corti e la lunga barba rossa annodata con un fiocco bianco. Un’immagine da viandante antico, capace di evocare favole, leggende e libri d’avventura. Davanti agli occhi di chi lo ascolta, però, non c’è un personaggio inventato, ma un ragazzo reale: Nicolò Guarrera, classe 1993, vicentino di Malo. Su Instagram è conosciuto come “Pieroad” e i suoi oltre 430mila follower lo hanno visto tornare in Italia dopo cinque anni a piedi attorno al mondo.
L’altra sera è stato ospite al Mulino di Flambro, dopo aver percorso a passo lento i 20 chilometri da Cervignano. Qui, tra il sindaco Fabrizio Pitton e Mario di Flambri, applausi e domande curiose, ha raccontato brandelli di un’avventura che sfugge a ogni definizione: 33mila chilometri in cinque anni, a piedi, con la media di 40 chilometri al giorno. Con sé soltanto uno zaino e “Ezio”, il passeggino da trekking smontabile che è diventato casa, compagno e rifugio. 






Era il 9 agosto 2020 quando partì da Malo, poco prima che il mondo conoscesse la chiusura forzata della pandemia. Lui, invece, aprì il proprio orizzonte: Europa, Americhe, Oceania, Asia. Ovunque, tranne l’Africa, “perché non ci stava nel disegno del viaggio”. Dopo oltre 1800 giorni, il 13 settembre Nicolò rientrerà a Malo per chiudere il cerchio. Porterà con sé diari che diventeranno un libro, paia di scarpe consumate e un bagaglio di esperienze che non si misurano in chilometri.
«Avevo un sogno, nato in una camera-salotto di un appartamento per studenti a Parma – racconta –. Come un novello Willy Fog volevo girare il mondo, ma non in 80 giorni. Mi sono dato anni. Volevo essere un nomade, camminare e rimettere in discussione il mio modo di vivere».
I primi mesi furono segnati dalla paura. «Mi ci sono voluti otto mesi per riuscire a dormire in tenda – confessa –. Avevo il terrore dei sequestri, degli animali, dell’ignoto. Poi ho capito che la paura era alimentata dalla fantasia. E mi sono tranquillizzato».
Da allora, nessun episodio spiacevole. Solo ospitalità, accoglienza e una lezione di lentezza. «170 famiglie mi hanno ospitato, da un giorno a quattro settimane. Tutti mi hanno accolto a braccia aperte. Chi ti vede fare fatica e non chiedere nulla, ti aiuta. Il mondo è più bello di quello che ci raccontano: quello che passa è solo la scorza di un formaggio andato a male».
Cita l’Iran, dove ha camminato per tremila chilometri: «Ogni occidentale è trattato come un ospite di riguardo, perché sanno che la loro immagine è negativa. Lì ho trovato squisitezza, coraggio e pazienza».
La nostalgia? Superata con la calma. Le difficoltà? Una traversata atlantica di 33 giorni in catamarano, senza cibo e con un capitano che inizialmente gli incuteva timore. «Pensavo volesse uccidermi. Invece, abbiamo risolto la bonaccia e siamo arrivati».
Il corpo è cambiato: «I piedi da 43 sono diventati 45», scherza. La mente, ancora di più. Da timido e introverso è diventato capace di parlare a centinaia di persone. Ha conosciuto oltre 1200 uomini e donne. «Almeno trenta so che, se arrivassi davanti a casa loro, mi aprirebbero».
La felicità? «Non era quella che cercavo quando sono partito. Ma forse era lei a camminare accanto a me».
Il Paese che gli è rimasto nel cuore è il Cile, dove ha vissuto due anni e amato una ragazza. I momenti più belli? «Le prime volte. Partire, imbarcarsi, parlare con persone di culture diverse. Era come rinascere ogni volta bambino».
Alla domanda sul costo della sua impresa, Nicolò risponde con un nodo alla gola: «Mia nonna, quattro matrimoni, la morte di amici. Non posso tradurre tutto questo in euro».
E quando parla dei deserti, la voce si abbassa. «Quelli peruviani, cileni, arabi, australiani. Ti entrano dentro. Esci dal deserto, ma lui rimane lì, in te. Ti cambia la percezione del mondo: la casa non è più mura, ma tenda; il cibo non è più abbondanza, ma sopravvivenza».
Tra dieci giorni Pieroad tornerà a Malo. Tornerà con Ezio, con i suoi diari, con l’esperienza di chi ha camminato tra popoli, lingue, deserti e oceani. Tornerà con la consapevolezza che la vita può essere ridotta a un passo dopo l’altro, e che ogni passo può aprire una porta.
Al Mulino di Flambro ha salutato con la sua calma serafica, con quella felice stanchezza che incanta e fa invidia. Un ragazzo che è partito per mettere in discussione il proprio modo di vivere e che, lungo la strada, ha trovato il mondo.
Per Pieroad
Scalzo il mondo
ti è entrato nei piedi,
trentatremila chilometri
di polvere e stelle.
Hai bussato a porte sconosciute
e ti hanno aperto con un sorriso,
perché chi cammina senza chiedere
porta in dono fiducia.
Nel carrellino, “Ezio”,
hai custodito la vita intera:
pane, acqua, tenda,
e la libertà di sognare.
Ti ho incontrato a Flambro,
tra il mulino e la notte chiara.
Nel tuo sguardo ho visto deserti,
oceani, mani, silenzi.
Nel tuo cammino ho visto
che la felicità non si possiede,
si incontra, e poi riparte con te.
