MATERA… dove la pietra sussurra Umanità 3 luglio 2019 con Abacoviaggi - Pierina Gallina news

MATERA… dove la pietra sussurra Umanità 3 luglio 2019 con Abacoviaggi

                     
Ha la terra argillosa Matera. Ha la faccia di
pietra. La stessa, dal paleolitico, piena di buchi nella roccia, i “Sassi”  che, per trentamila anni, sono stati la casa
di uomini e animali, in uno sposalizio con la miseria, quella vera, nera, ma a
suo modo dignitosa e viva.                               Nel 1950 era scandalo nazionale, la “Vergogna
d’Italia”, nel 1952 Alcide De Gasperi ne sentenziò la completa evacuazione.  
                  Via
tutti dal Barisano, quartiere dei più abbienti, quelli che guardavano la
cattedrale da davanti. Via tutti dal Caveoso, un canjon di 16 km, un precipizio
dove i più poveri vedevano la cattedrale dal retro.                                           Nel 1962, le ultime
famiglie furono prelevate, con forza, dalle milizie.  Non volevano lasciare i loro “Sassi” per
andare nelle case popolari, ma dovettero farlo. E Matera si congelò in un
fantasma di pietra dai grandi occhi vuoti.

 Perché non vi era umanità lì, si diceva.  No, su questo non sarebbe d’accordo Carlo
Levi, esiliato dai fascisti a Matera tra il 1935 e il 36.
 
Che la città fosse una
sorta di inferno di Dante sì. Che ci fosse un’infinità di bambini malati dalle
mosche che passeggiavano sugli occhi sì. 
Che la vita si vivesse al limite degli
stenti sì ma non che fosse orfana di umanità.  Era solo un’umanità diversa, abbandonata dalla
storia, devastata dalla malaria, in un luogo di desolazione, di superstizione,
di estremo e chiuso dolore eppure a suo modo ricca.
Questa era Matera, un mondo di povertà e fatica,
dove il tempo era immobile al cospetto del nulla e della morte. Oggi, dopo 40
anni di abbandono, Matera è rinata. Fiera della sua storia, si erge, nobile al
cospetto dell’Europa dei colti, di coloro che sanno ben guardare e onorare finalmente
quegli occhi bambini su cui passeggiavano le mosche.



  E’ maestosa Matera, “espressiva e toccante di
dolente bellezza”, con le pietre bianche, i buchi nelle rocce e i musei dentro
i “Sassi” narranti verità non del tutto svelate, ma sottovoce. 
Inspira a pieni
polmoni il riscatto verso quel mondo che la disprezzava e che ora viene qui, ad
ammirare la sua unicità e il vero genio delle popolazioni che sono riuscite a
viverci.  Sorprende Matera, a ogni
faticoso passo. 
Perché di pietra liscia o corrosa sono gli scalini che
conducono lassù, alle chiese rupestri, ai “Sassi” vuoti ma mai silenziosi, alla
collina dell’antica Civitas, alle rupi sentinelle, ai cimiteri coperti di
pietra. 
Ed è guardando dall’alto in basso, dalle cime ai burroni, che capita di
sentire il respiro di una città che prima è vergogna e qualche decennio dopo è
Capitale Europea della Cultura. 
Galoppa l’immaginazione e tornano alla mente quei
bambini con le mosche sugli occhi descritti da Levi nel libro “Cristo si è
fermato a Eboli”, le loro madri, i loro padri, tutti i loro avi.

  Matera oggi è la loro rivalsa e la luminosa
conferma che i cambiamenti, come i miracoli, sono sempre possibili.  Poco importa se bisogna attenderli per
trentamila, lunghissimi, anni.

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pierina gallina

Ho un nome e un cognome che non si dimenticano. Sono appassionata di scrittura, poesia, viaggi, libri e persone, in particolare bambini e saggi. Ho pubblicato cinque libri e sono una felice nonna di 7 nipoti, da 6 a 18 anni, mamma di tre splendide ragazze, e moglie di un solo marito da quasi 50 anni. Una vita da maestra e giornalista, sono attratta dalla felicità e dalla medianità, dallo studio della musica e degli angeli. Vi racconto di libri, bambini, nonni, viaggi, e del mio Friuli di mezzo, dove sono nata e sto di casa, con i suoi eventi e i suoi personaggi. Io continuo a scrivere perchè mi piace troppo. Spero di incontrarti tra i fatti e le parole. A rileggerci allora...

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