LIBRO “PANE E FERRO” di MASSIMILIANO SANTAROSSA Il 1900 in FRIULI e VENETO 12 ottobre 2019

LIBRO “PANE E FERRO” di MASSIMILIANO SANTAROSSA Il 1900 in FRIULI e VENETO 12 ottobre 2019


Il libro è
stato presentato il 12 ottobre presso la sala degustazione della Ferrin Vini a
Bugnins di Camino al T. (Ud) con la moderazione di Fabiola Tilatti, padrona di casa,  e Paola Tantulli,
della casa editrice Edizioni Biblioteca dell’Immagine.  

Dopo aver raccolto tanto “affetto”, come
piace dire a Santarossa, a Pordenone Legge e a vari festival quali
“Canta carbone” a Treviso, il libro è stato inserito negli Itinerari
Culturali dell’Associazione Ermes di Colloredo 1692, presieduta da
Corrado Liani.
Si tratta di 6 incontri che quest’autunno
caratterizzeranno la stagione culturale dell’Azienda Ferrin e a cui
“Pane e ferro” ha fatto da apripista.
 

Il libro chiama il lettore fin
dalla copertina.
 

Calda, vera, dove la casa rossa ha la porta narrante, così
come il salice a destra e il fiume davanti. Poi si legge il nome dell’autore,
Massimiliano Santarossa, di Villanova di Pordenone, dove è nato nel 1974.  
Dopo otto libri che gli hanno conferito
notorietà, ha voluto imboccare la svolta e narrare ciò che nessuno aveva mai
detto sull’epopea contadina, familiare e sociale del Novecento veneto e
friulano, dove la terra è stata solcata dalla grande storia che si studia sui
libri di scuola o di chi si occupa di ricerca.  
Nessuno aveva mai ripreso la narrazione orale, purtroppo scomparsa oggi
nelle famiglie e altrove, trasformandola in epica letteraria, quella che sa
trasmettere emozione e affetto. 
 Santarossa ci è riuscito, mettendoci tutto l’amore per le storie minime
degli ultimi, che hanno vissuto in silenzio e con i calli nelle mani il
cambiamento epocale che li ha visti passare dalla terra alle fabbriche, con
l’etichetta di “metalmezzadri”.  
Donne,
uomini, famiglie, sfiorate dagli eventi importanti ma con il peso sulle spalle
dell’emigrazione, delle guerre, delle fatiche e delle conquiste di cui la
storia si è dimenticata. Donne, uomini e famiglie senza diritti, con la schiena
piegata sulla terra da coltivare e i corpi nel ferro da costruire. Pane e
Ferro, dunque, elementi di contrasto tra dolcezza e crudità tagliente capaci di
dare voce a chi non l’ha mai avuta. Persone normali, famiglie normali, di cui
ognuno ha fatto e fa ancora parte con ricordi vissuti o ascoltati, quando la
narrazione era un rituale benefico.

Protagonista
dell’opera storica e letteraria è il Novecento, il secolo “breve” vissuto e
accettato qui, da noi, in Friuli e Veneto, tramite l’epopea di una famiglia
dall’alba del 1895 al tramonto del 1999, a Paesenovo.  Dal nonno fascista, vecchio patriarca, che nei
due conflitti familiari vive la tragedia di quel tempo, fino al figlio Enea,
nato nel 1955, e al nipote, chiamati a ripercorrere la loro storia nei ricordi
e sulla pelle, in modo da lasciarne traccia, quasi fosse un testamento. Che non
esisteva fino a questo libro.
Santarossa ci è riuscito, mettendoci tutto l’amore per le storie minime
degli ultimi, che hanno vissuto in silenzio e con i calli nelle mani il
cambiamento epocale che li ha visti passare dalla terra alle fabbriche, con
l’etichetta di “metalmezzadri”.  
Donne,
uomini, famiglie, sfiorate dagli eventi importanti ma con il peso sulle spalle
dell’emigrazione, delle guerre, delle fatiche e delle conquiste di cui la
storia si è dimenticata. Donne, uomini e famiglie senza diritti, con la schiena
piegata sulla terra da coltivare e i corpi nel ferro da costruire. Pane e
Ferro, dunque, elementi di contrasto tra dolcezza e crudità tagliente capaci di
dare voce a chi non l’ha mai avuta. Persone normali, famiglie normali, di cui
ognuno ha fatto e fa ancora parte con ricordi vissuti o ascoltati, quando la
narrazione era un rituale benefico.

Protagonista
dell’opera storica e letteraria è il Novecento, il secolo “breve” vissuto e
accettato qui, da noi, in Friuli e Veneto, tramite l’epopea di una famiglia
dall’alba del 1895 al tramonto del 1999, a Paesenovo.  Dal nonno fascista, vecchio patriarca, che nei
due conflitti familiari vive la tragedia di quel tempo, fino al figlio Enea,
nato nel 1955, e al nipote, chiamati a ripercorrere la loro storia nei ricordi
e sulla pelle, in modo da lasciarne traccia, quasi fosse un testamento. Che non
esisteva fino a questo libro.

 



Ecco la
sfida di Santarossa.  Raccontare in forma
letteraria verità che fanno riflettere chi ne ha ricordo e che si svelano a chi
non ne ha la più pallida idea. 
 Un libro importante per tutti ma, in
particolare, per i giovani che non conoscono la magia della narrazione orale né
gli effetti che la grande storia ha avuto sulle famiglie come quella dei
protagonisti. 
Un libro dalla coinvolgente musica linguistica di fondo, dalle
pagine vive e toccanti che dipingono un mondo ormai lontano, che ha visto
morire di fatica o vivere come fil di ferro attorno alla vita uomini e donne
cui restituisce la dignità da loro mai nemmeno immaginata. 
Un libro che supera
il concetto di romanzo perché è un corpo, una struttura in movimento, dove gli
arti sono visioni, esperienze, studi, immagini, ma anche memorie dirette, di
persone davvero incontrate dall’autore, come partigiani, operai, preti,
padroni, donne e uomini. 
Tutti legati alla Storia con filo grezzo ma robusto, che
accomuna la Grande alla Minima, dove il Pane è figlio del lavoro dei contadini
e il Ferro è figlio del lavoro degli operai. Dove si muovono i veri
protagonisti del secolo passato, gli infaticabili servitori del mais di cui
cibarsi e del metallo con cui mantenersi. 
Di giorno nelle fabbriche e di notte
nei campi. A loro insaputa, essi hanno contribuito, nel bene e ne male, e
questo lo dirà il tempo, ma sicuramente nel sacrificio, allo sviluppo
industriale italiano, il più impetuoso dell’intero continente europeo, dagli
anni Cinquanta e Sessanta.

Leggere  Pane e Ferro significa mettersi in viaggio
tra gli avvenimenti, le tensioni, i drammi ma anche le speranze di quel Secolo
Breve, il 1900 appunto, la cui eco risuona ancora tra noi, qui, in Friuli e
Veneto. Come monito forse o come memoria storica cui guardare per non perderci.

In copertina:  “Sul lungo Sile” di Alda Buzzetto, acrilico 
50 x 70.
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pierina gallina

pierina gallina

Ho un nome e un cognome che non si dimenticano. Sono appassionata di scrittura, poesia, viaggi, libri e persone, in particolare bambini e saggi. Ho pubblicato cinque libri e sono una felice nonna di 7 nipoti, da 6 a 18 anni, mamma di tre splendide ragazze, e moglie di un solo marito da quasi 50 anni. Una vita da maestra e giornalista, sono attratta dalla felicità e dalla medianità, dallo studio della musica e degli angeli. Vi racconto di libri, bambini, nonni, viaggi, e del mio Friuli di mezzo, dove sono nata e sto di casa, con i suoi eventi e i suoi personaggi. Io continuo a scrivere perchè mi piace troppo. Spero di incontrarti tra i fatti e le parole. A rileggerci allora...

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