IL PAESE – Magazine di informazione e cultura del Medio FRIULI ottobre 2019

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LE RADICI: IL DONO DEI NONNI AI NIPOTI

 

 

I nostri nipoti
sono altro da noi anche se, egoisticamente, li sentiamo nostri, abusando un po’
di un ruolo che ci è stato donato ma che non ci dà proprietà alcuna. 

Questo è
un particolare che ci capita di dimenticare, dai, ammettiamolo.

 

 

Cosa dovremmo
fare per e con i nostri nipoti per essere giusti, corretti, in gamba?  Insomma, a regola d’arte?  Forse, semplicemente, dovremmo tenerli per
mano insegnando loro a camminare da soli?              

 

 

Dovremmo dare
loro tempo, comprensione, presenza, fermezza, aiuto, sicurezza, amore?  Cosa dovremmo regalare loro?  Le radici, le ali?

 

 

Tante le domande
ma come si debba fare non è scritto su alcun manuale. 

 

 

L’ho imparato da
sola e ho capito che le radici sono indispensabili per far continuare
l’avventura umana così come deve andare. Siamo tre generazioni, a volte
quattro, sullo stesso filo ma con il bagaglio di memoria antica che ognuno di
noi si porta dietro dalle vite precedenti.
Siamo un pezzo di una staffetta che non si sa da dove sia partita né
dove ci porterà. 

 

 

  “Se non sai quale strada prendere, guarda
quella da cui provieni” dice un proverbio africano.

 

 

 “Cosa posso fare io come nonna? – mi chiedo –
per dare ai miei nipoti le radici?”

 

 

Ho scelto di non
dare troppi giocattoli ma pezzi di me, così come sono, senza rincorrere la
perfezione. Impegnandomi ad ascoltare e raccontare ciò che secondo me conta
nella vita, prima di tutto il valore della famiglia attuale, impegnandomi a
tenerne uniti i pezzi, ma anche di quelle passate. 

 

 

Per un bambino è
sempre fonte di meraviglia scoprire che ci sia stato qualcuno e qualcosa prima
di lui o immaginare i suoi genitori o i nonni bambini.  “Come come come? Anche i nonni sono stati
giovani? Ma dai. E’ impossibile.” 
Questo frulla nella mente dei nostri nipoti,
soprattutto se piccoli, e per questo chiedono spesso “Nonna, mi racconti di
quando eri piccola?” o “Mi racconti della mia mamma o del mio papà quando erano
piccoli come me?” E, allora, ecco la meraviglia di mostrare i quaderni della
loro mamma quando aveva la stessa età o i disegni conservati con cura.   
Noi rappresentiamo la personificazione del
romanzo familiare, della storia cui i nipoti appartengono. Il che, tutto
sommato, è una bella cosa perché essi hanno bisogno di radici, intese non come
catene, ma come senso di appartenenza a un nucleo familiare affettivo. Spesso è
un romanzo che si perde nella notte dei tempi ed è affascinante andare indietro.

 

 

Il nostro ruolo
nella trasmissione delle radici è fondamentale, perché siamo il ponte con il
passato, le tradizioni, le consuetudini.

 

 

Il nostro
strumento principe è la narrazione di fatti di cui siamo stati testimoni, di
vicende a noi tramandate e di creazioni fantastiche, anche con fiabe e favole
inventate sul momento.

 

 

L’ascolto lascia
a bocca aperta, così come le vecchie fotografie, e la narrazione fa entrare in
un immaginario appassionante che si appoggia su punti invisibili e lontani nel
tempo.

 

 

Tutto è diverso
da oggi.   
Il fatto che noi non abbiamo
avuto il cellulare e nemmeno il telefono, nemmeno la televisione, nemmeno il
bagno in casa lascia stupiti. Come il fatto che non ci fossero gli zaini per i
libri di scuola ma un semplice elastico, non ci fossero le auto né le
metropolitane né gli aerei e non si andasse in vacanza oltre qualche chilometro
o a nuotare nel fiume. 

 

 

Si apre loro un
mondo di parole e immagini creato dalla nostra voce e dal brillare di occhi. 
In
quel momento, diventiamo i riferimenti preistorici del romanzo familiare che i
nostri nipoti si apprestano a scrivere, le colonne portanti su cui faranno leva
per conoscersi, disegnare l’identità, vivere il presente e proiettarsi
positivamente nel futuro. 
Per loro, come è stato per noi, riuscire a
districarsi nei labirinti familiari, creandosi punti di riferimento, aiuta ad
avere fiducia in sé stessi e a sapere chi sono e da dove vengono.  

 

 

Per questo, ma
anche per gioia, a tutti i miei nipoti e fin da piccolissimi, ho raccontato ciò
che so e ricordo della mia famiglia di origine, dei loro genitori e di loro
stessi quando erano più piccoli. 

 

 

Il desiderio e
l’attenzione meravigliata confermano che il passaggio tra una generazione e
l’altra non è mai una ripetizione a stampino bensì un paziente lavoro a maglia
tra il passato, con genitori e nonni, e il presente, con progetti e sogni.
 

 

 

Mi piace
immaginare una sorta di involucro familiare protettivo, permeabile e mai
stagnante, in cui si colloca la nostra funzione di nonni, sempre attenti alle
maglie che non devono essere troppo larghe né troppo strette. E qui sta l’arte!

 

 

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pierina gallina

pierina gallina

Ho un nome e un cognome che non si dimenticano. Sono appassionata di scrittura, poesia, viaggi, libri e persone, in particolare bambini e saggi. Ho pubblicato cinque libri e sono una felice nonna di 7 nipoti, da 6 a 18 anni, mamma di tre splendide ragazze, e moglie di un solo marito da quasi 50 anni. Una vita da maestra e giornalista, sono attratta dalla felicità e dalla medianità, dallo studio della musica e degli angeli. Vi racconto di libri, bambini, nonni, viaggi, e del mio Friuli di mezzo, dove sono nata e sto di casa, con i suoi eventi e i suoi personaggi. Io continuo a scrivere perchè mi piace troppo. Spero di incontrarti tra i fatti e le parole. A rileggerci allora...

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