IL PAESE dicembre 2014

IL PAESE dicembre 2014

REDAZIONALE                                        DI CHE NATALE SIAMO?

Panettoni su grattacieli di cartone sono  impilati sulle corsie dei supermercati.  Lustrini 
al profumo di zenzero 
corteggiano  ogni sguardo.   La cassetta della posta straripa buste  con 
bollettini postali già compilati 
e richieste di aiuto.  Visi di bimbi
di tutti i colori chiedono pietà. 
Offerte specialissime,  prezzi
sottocosto.  I Pad, I Phone, cellulari di
ultime generazioni,  automobili dai
modelli irresistibili.  Vetrine
ammiccanti. Con il Buon Natale 
incorporato. 

Ma è questo il
Natale?

Una montagna che giocoforza bisogna scalare perché imposta
dal calendario? Con gli  auguri
spesso  solo di circostanza o  via SMS, 
e-mail o  facebook, magari uno
stesso testo copiato per tutti i nomi della rubrica?  Certo più economici e facili che scrivere una
cartolina.  Perché quella bisogna
comprarla, poi aggiungerci  il
francobollo, e scrivi, attacca, imbuca…  
E i regali per far bella figura, tanto più costosi quanto più si teme il
giudizio della persona che li riceve? E i raduni effetto  “metalcrom”? Che dire poi  del 
presepio?  Quello con i ciocchi di
legno per capanna, il  muschio raccolto
sui fossi in una giornata di brina, con le mani ghiacciate, a rischio
geloni,  Gesù  Bambino, i Re Magi,  i pastori e le pecorelle.  Mi sa che è 
un po’ fuori mercato. 

E  il Natale dei
bambini, quelli che si vorrebbero ammaliati dal “Tu scendi dalle stelle” di
antica memoria?  Dov’è? Semplicemente
archiviato nel baule dei ricordi di chi oggi ha superato gli “anta”. Per il
resto, i bambini, anche piccoli, già a novembre sentenziano “Io ho già chiesto
tante cose a Babbo Natale. Allora… voglio…”. In elenco, ben oltre il numero
delle dita,  ci sono tutte cose che il
buon vecchio ignora e, anche se le sapesse, 
mai si sognerebbe di  metterle nel
sacco.  Però, diciamolo, il mondo in cui
si trova a lavorare non è un mondo ideale. Ci sono problemi, povertà,
sopraffazioni, guerre. Però  lui
rappresenta  comunque l’emblema delle
cose che si possono avere  a  Natale. 
Specialmente per loro, i bambini. 
Che aspettano  Natale per avere,
nonostante ci siano genitori ed educatori 
che lo riconducono alla generosità, all’amore, all’aiuto reciproco, al
dono.   Molti, sotto il peso del troppo,  aprono pacchi e archiviano.  Nell’attesa di  qualcos’altro e ancora e ancora per poi
finire con uno sbuffo e un “Tutto qui? Ma io volevo…”  Perfino 
qualche nonno, anziché raccontare le belle filastrocche, chiede  loro quali regali abbiano ricevuto.  Che il mondo stia andando gambe all’aria? Per
fortuna non si può fare di ogni erba un fascio.

E il Natale di chi
soffre?

A volte  è come
l’aceto su una vescica. Fa malissimo. Per questo è un giorno temuto da molti,
perché acutizza la sofferenza  e la
malinconia,  il vuoto lasciato da chi non
c’è più, il lavoro evaporato, il domani incerto,  la famiglia ferita,  il respiro corto, i fardelli che tutti
portiamo sulle spalle.

Ma è Natale.  Cosa possiamo  fare allora?

Rassegnarci e lasciarci soffocare dal consumismo o dalla
tristezza? Distrarci,  addossando  le responsabilità ad altri?  Rinchiuderci a riccio? Perché, invece,  non proviamo a metterci a “fare”,  sposando 
le parole semplicità e pace? Ancora possibili, se ci si crede.  Chi di noi non vorrebbe essere ascoltato,
capito, riconosciuto?  Quale occasione
migliore del Natale per  cercare di farlo
con chi ci sta vicino, con chi tendiamo ad evitare, con chi ci sembra lontano
anni luce ed invece è lì, ad un passo da noi? 
Cui donare un saluto, una marmellata, 
un sorriso, una fetta di panettone da condividere. Senza aspettarne
un’altra in cambio.  Andando
controcorrente con un’onda di Bene, quello che non si compra e non si
vende? 

Allora sarà davvero Natale, 
quello che non desidera  regali,
ma persone.                                                                                                                                                       

 

CODROIPO   (UD)      Impasto di lievito, vento e polline…
spettacolo del progetto “Teatrando” della Scuola di Musica

 

Spettacolo – Impasto di emozioni
personali e di giovani talenti fortunatamente RISPETTATI. Sì, perché quando una
persona, sia essa bambino o adulto, si sente rispettata, fa volare la propria
libertà  e riesce ad uscire scoperto con
ogni segreta fibra. Anche con quella che non ha mai osato esporre, per paura di
giudizio o di bocciatura. 

Spettacolo- Teatro della narrazione con i ragazzi dalla 4a
elementare alla 1a media, inteso come  grande opportunità, impegno ed esperienza
concreta di crescita personale e comunitaria.

Spettacolo- Percorso musicale elaborato con cura
e passione da Geremy Seravalle. I ragazzi della scenografia, accompagnati dalla
mano attenta e sensibile di Paola Gasparotto, hanno creato oggetti e prodotto
immagini capaci di accendere i delicati colori di ogni racconto e musicalità.
Monica Aguzzi ha cercato di mettere assieme tutto questo, per comporre uno
spettacolo che rivelasse i chiaroscuro delle anime di tutti i raccontATTORI
senza preoccuparsi troppo di rendere tutto, logico o di senso compiuto.

Che 26 giovani “attori” su un palco
siano Gruppo e facciano lievitare contenuti personali ed emozioni sono la prova
che liberare e colorare i talenti sia possibile, arricchente e divertente.
E se esce  uno spettacolo di storie e
racconti che, come polline, vanno nel vento, di sicuro vale e molto. Perché di
piccole, emozionanti, semplici storie si tratta.   Scelte 
tra tante e poi rielaborate dai ragazzi di Teatrando che, in una sera
d’estate, sentono il bisogno di raccontare ad alta voce un altro anno fortemente
coinvolgente trascorso assieme.  I
ragazzi hanno animato  personaggi di
fiabe,  dato voce a storie di vita vera,
raccontato di nonni, cavalli e fughe d’amore. Impastando parole e suoni  a più mani e a più voci. In armonica
condivisione.  Aggiungendo l’ingrediente
della forza emotiva autentica e ricca di esperienza viva. Così, dalle storie,
traspare  l’assoluta verità del
raccontare, capace di rendere il confine tra chi ascolta e chi racconta quasi
impercettibile.  Perché la  narrazione viaggia fuori e dentro il tempo
che viviamo, ricamando uno stesso fazzoletto di mondo.
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pierina gallina

pierina gallina

Ho un nome e un cognome che non si dimenticano. Sono appassionata di scrittura, poesia, viaggi, libri e persone, in particolare bambini e saggi. Ho pubblicato cinque libri e sono una felice nonna di 7 nipoti, da 6 a 18 anni, mamma di tre splendide ragazze, e moglie di un solo marito da quasi 50 anni. Una vita da maestra e giornalista, sono attratta dalla felicità e dalla medianità, dallo studio della musica e degli angeli. Vi racconto di libri, bambini, nonni, viaggi, e del mio Friuli di mezzo, dove sono nata e sto di casa, con i suoi eventi e i suoi personaggi. Io continuo a scrivere perchè mi piace troppo. Spero di incontrarti tra i fatti e le parole. A rileggerci allora...

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