FORTE & CHIARO: mensile del Medio FRIULI – febbraio 2017

FORTE & CHIARO: mensile del Medio FRIULI – febbraio 2017

BERTIOLO  (UD)                  
L’U.T.E. ha 20 anni e ben portati 
Il 25 gennaio ha siglato i quattro lustri della prima
sezione satellite dell’Università della Terza età del Codroipese.
Nata dal
coraggio di un’idea di un piccolo gruppo persone, ha visto avvicendarsi 120
insegnanti e 600 allievi, di cui  132
nell’attuale anno accademico. 
Un grande
evento, quindi, per Bertiolo e per colei che ne è sempre stata l’anima: Rosa
Fiume. In un auditorium gremito, l’apertura della serata di festa,  è stata affidata al Coro UTE  di 
Rivignano diretto dal M° Zanetti. 

Ha interpretato “ Signore delle cime”, “Friul” di Ciso Fior “ Oh! Friuli
benedetto dal Signore” e un canto 
dedicato a un vecchio lavoro della Val di Resia “Il cjalcjumit “ di
Giovanni B. Candotti. “  L’ è ca chel
puar om … cjalait ce robe…  e
“Gaudeamus igitur“, armonizzato e diretto dal M° Zanetti ovvero  l’inno che si canta ai laureati. 
 Presenti gli ex  sindaci di Bertiolo, Luigi Lant, Mario
Battistutta, e l’attuale, Eleonora Viscardis, il presidente dell’UTE del
codroipese, dr. Lionello Baruzzini, il consigliere regionale Vittorino Boem, i
coordinatori delle sezioni di Rivignano-Teor, 
Marcello Pestrin e di  Lestizza,
prof. Adele Russo Perez.
Ciascuno di essi ha elogiato le valenze culturali e sociali
della sezione, la cui testimonianza sta nelle parole dell’attestato donato dal
Comune. Plauso con pergamena a tre persone che da vent’anni sono iscritte
all’UTE e prestano il loro servizio volontario: l’insegnante del corso di
maglia e uncinetto, Malisan Santina, la delegata di sezione Cordovado Loretta e
Rosa Fiume, Coordinatrice di sezione che, dal 28 gennaio, ha passato il
testimone alla  dott.ssa Bacinello
Valentina.  
E’ stato ricordato più volte
il prof. Zanini Roberto, mentore per anni delle sezioni staccate e Presidente,
fino a due anni fa dell’ associazione codroipese. Il consigliere regionale
Boem  ha dichiarato, tra l’altro,  che l’UTE “ha 
prodotto crescita nelle comunità, dimostrando che si può stare insieme
anche se si appartiene a campanili diversi”. 
Il momento chiave è stato quello apprezzatissimo di Letizia
Espanoli,  ambasciatrice di “yoga della
risata” nel mondo, autrice di numerose pubblicazioni, che ha trattato il tema “
Invecchiamento e Felicità”.
“Il benessere e la salute non sono sempre fortuna” ha
esordito “ la neuroscienza dice che cervello è fatto per migliorare con l’ uso.
Più lo usi più lui migliora. Tutti i giorni nascono nuovi neuroni e non è vero
che muoiono e basta. Crescono ma, se quando sono piccoli non li usiamo, li
perdiamo.  Ci vuole, quindi, l’impegno a
usarlo. La  neurocardiologia attesta che
l’intelligenza del cuore genera 40mila cellule atte a dialogare con la  mente”. 
Ha citato Seliman, lo scopritore degli effetti dell’ottimismo e del
pessimismo.
L’ottimista vede il bicchiere sempre pieno,  ottiene 
più risultati, si ammala di meno e guarisce prima. La
psiconeuroendocrinoimmunologia  sostiene
che  ogni nostro  pensiero attiva sostanze chimiche all’
interno del nostro corpo.   Se si sta più
di 5 minuti arrabbiati il sistema immunitario precipita per le sei ore
successive. Dobbiamo allenarci ai pensieri positivi.  
Se ospitiamo pensieri felici si creano le sostanze  della salute, 
serotonina, ossitocina, le endorfine negli abbracci, almeno otto  al giorno. Abilità da allenare. Come il non
cedere a ciò che non va. O dare tutto per scontato.
La Espanoli ha generosamente suggerito ricette antiage per
l’anima. La curiosità, ad esempio,  uno
dei più potenti strumenti antinvecchiamento. 
Fare cose nuove ogni giorno. 
Apprendere qualcosa di nuovo. Così si 
crea la dopamina che tiene attivi. 
Mai dire “non si può fare”.  
Non smettere  di
giocare perché si è anziani ma  si
invecchia perché si smette di giocare.
Non fare parole 
crociate  pensando di
prevenire  il deterioramento del cervello
bensì regalandosi una vita ricca di stimoli. 
A vedere cose belle dentro e fuori di noi.  
La qualità del cervello diventa  la qualità 
della vita.  Bisogna svelare il
bello dentro di noi, dire di più “uauh, 
che meravigliosa persona sono”.     
Gli antiage più efficaci sono: la gratitudine,  almeno cinque minuti al giorno di grazie con
il cuore non detto meccanicamente ma rimettendo in moto il cuore; l’ umorismo
che fa bene, la risata è a costo zero e provoca la serotonina, l’ormone del
buonumore;  il perdono, che abbassa la
pressione,  migliora il sonno. Mai dare
nulla per scontato nulla né pensare che tutto 
sia dovuto. 
Quando un anziano lascia che il bambino sia il suo
insegnante non invecchia.
 Invecchiamento e
felicità è, quindi, un binomio possibile a patto che si inizi a dare valore
all’ essere e non al fare, diventando 
esploratore di bellezza, imparando a essere fantastici.  Partire dal corpo vuol dire consentire alla
mente di essere un bellissimo campo di opportunità.    Si
impara a  invecchiare da giovani.   
BERTIOLO – POZZECCO:   UNA VERA STORIA D’AMORE
Dolfina e Settimio… sullo stesso treno per il cielo.  Dopo 67 anni insieme
San Valentino sarebbe felice di leggere questa storia
d’amore che ha premiato i suoi protagonisti con la partenza sincronizzata per
l’ultimo viaggio. Insieme in una vita lunga 67 anni vissuta mano nella   dove condividevano la stessa camera.  Donna forte Dolfina, combattiva verso ogni
difficoltà della vita, lavoratrice instancabile.  Agricoltore, emigrante e combattente nella
campagna del Montenegro, Settimio. 
Non
è stata facile la loro vita. Settimio, orfano di madre a 8 anni, a 13 era
andato a lavorare nelle risaie in Piemonte, dove già si trovava un fratello.
Poi si era trasferito in Svizzera, sempre per lavoro. Rientrato verso i 30 anni
a Pozzecco, si era sposato. Dolfina aveva avuto problemi seri di salute, ma
aveva sempre superato con tenacia ogni difficoltà. Sostenersi sempre uno all’altro
e amare la famiglia, è sempre stata la loro forza. Erano, infatti, genitori di
tre figlie, Anna, Giuseppina e Luigina, attuale assessore alla cultura del
Comune di Bertiolo. La longeva coppia da poco più di un anno era ospite della
casa di riposo, visto che entrambi avevano bisogno di essere seguiti con
continuità anche dal punto di vista sanitario. L’epilogo finale ha visto
Settimio spirare alle tre di mattina del 1 febbraio e Dolfina alle 12 dello
stesso giorno.  Non per il dispiacere
perché lei non lo aveva saputo. Più bello pensare che lui l’abbia chiamata con
la voce di quella che è stata la loro forza in una lunghissima vita:
l’Amore.   Il loro desiderio di essere
sempre insieme si è realizzato e anche lassù continueranno a tenersi per mano,
uniti, e solo nel bene. Mano nella mano
anche alla recente festa di anniversario. Nevicava quel giorno, come quando si
erano sposati. Insieme nella morte, serena, come in un sogno sperato da
entrambi. Dolfina Dell’Angela, 92 anni e Settimio Iacuzzi, 97 , sono deceduti
serenamente poche ore l’una dall’altro nella residenza Zaffiro di Fagagna. Lasciando intorno a loro una scia di serenità e tenerezza.
                                                                                                                                                            
RACCONTO DI VIAGGIO
A SANTIAGO DE COMPOSTELA: SULLE ORME DI CICOGNE E PELLEGRINI
L’idea di poter fare il Cammino di Santiago mi solleticava
da tempo. Un mese? dicevo a me stessa. E chi ce l’ha! A piedi? Figuriamoci.
Eppure… qualcosa continuava a suggerirmi che anch’io ci sarei  
Ecco che dall’idea alla realtà non ci è voluto poi molto.  Quasi in un baleno ecco la Spagna, sulla
strada che da Pamplona conduce a Santiago De Compostela estendendosi a
Finisterre. Lo spirito del Cammino è ovunque. Nell’aria, nella cordialità,
nella semplicità. Qui nessuno è mai solo perché le persone profumano di
gentilezza e non conoscono la parola “indifferenza”. Estesi vigneti, pale
eoliche come vedette, nidi di cicogne benedicono i paesi baschi e la verde
Vitoria, la filigrana di paesini, chiese romaniche e cattedrali, ponti, fiumi,
monasteri.

potuta andare.
Non con zaino in spalla, certo, ma in aereo e pullman sì. Un “Cammino” più
comodo ma sulla stessa via che, da millenni, richiama pellegrini da tutto il
mondo. In una settimana. Sì, è fattibile.

Scrittori muti di romanzi millenari. Pellegrini di ogni età
sorridono alle ginestre mentre incidono le loro orme sui sentieri a fianco
della superstrada.
Li ammiro e mi scopro felice di essere qui, pur ignara della
visione che sta per riservarmi Santo Domingo de la Calzada, dove un vero
pollaio è incredibile monumento dentro la cattedrale. Il canto del gallo mi
accompagna fino a Burgos, il cui castello d’avorio invita al Mirador, dove la
falce lunare abbraccia l’orizzonte.  Il
giorno seguente, biondi campi e sconfinate mesetas annunciano Leon, con la
cattedrale di luce e le architetture di Gaudì. Ad ogni tappa una sorpresa.
Feste, sfilate, musica.
Una rotta in continuo crescendo che delizia il palato con il
cioccolato di Astorga, per poi invertire l’ orologio anagrafico a Castriglio de
las Polvazares, il paesino già set di film famosi, dove famiglie di cicogne
albergano su fortunati comignoli.
Con animo e piedi leggeri raggiungo la Cruz de Fero, dove
poso il sasso che ho tenuto in tasca per tutto il viaggio. Un piccolo,
volontario sacrificio, in segno di gratitudine per l’esperienza del Cammino.
I passi danzano tra i fiori di erica prima di abbracciare la
croce, obbedendo ai rituali degli antichi pellegrini.
E’ come avere le ali!
Che già volano al Castello dei Templari a Ponferrada e poi a
Cebreiro, dove il Sacro Graal e la Bibbia in tutte le lingue trovano degna
dimora.
La materialità lascia spazio all’essenzialità e alla
consapevolezza di quanto siano immensi i doni della Vita. Come Samos, Melìde,
il Monte Gozo, la piramide di pietra incisa dallo spirito di Papa Giovanni
Paolo 2°.
Arrivare a Santiago ormai è urgenza. Vederne i primi, netti
profili, fa accelerare il battito.
Entrare in cattedrale dalla porta del Cammino e abbracciare
San Giacomo dal “Camarìn”, riflettendo il volto sull’oro del suo manto, è
emozione così grande da annullare ogni parola.
Che risorge nel silenzio di un’istintiva preghiera.

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pierina gallina

pierina gallina

Ho un nome e un cognome che non si dimenticano. Sono appassionata di scrittura, poesia, viaggi, libri e persone, in particolare bambini e saggi. Ho pubblicato cinque libri e sono una felice nonna di 7 nipoti, da 6 a 18 anni, mamma di tre splendide ragazze, e moglie di un solo marito da quasi 50 anni. Una vita da maestra e giornalista, sono attratta dalla felicità e dalla medianità, dallo studio della musica e degli angeli. Vi racconto di libri, bambini, nonni, viaggi, e del mio Friuli di mezzo, dove sono nata e sto di casa, con i suoi eventi e i suoi personaggi. Io continuo a scrivere perchè mi piace troppo. Spero di incontrarti tra i fatti e le parole. A rileggerci allora...

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