Cignolini Luigi, missionario in Sudan, di Codroipo agosto 25
Cignolini Luigi, per gli amici Gigi, vive e opera da quasi cinquant’anni in Sudan, come missionario. Il 3 agosto 25 è tornato nella sua Codroipo, il giorno del 75° compleanno, dopo tre anni, varie vicissitudini e un’operazione a Il Cairo.
Ospite della sorella Annarosa, Gigi per gli amici, ha avuto la vocazione fin da ragazzo con l’idea di non fare il prete di paese, ma il missionario in terre lontane. Ordinato sacerdote nel 1978, andò in Libano per imparare l’arabo, poi, nel 1980 in Sudan o paese dei neri, dove trovò una realtà durissima,
segnata da guerre civili, carestie, siccità, isolamento, ma anche uomini e donne determinati a vivere.
Col tempo imparò la lingua locale, visse in case di fango, viaggiò per giorni a piedi o su mezzi di fortuna per raggiungere villaggi remoti. Ma il suo impegno non si è limitato all’annuncio del Vangelo.
Ha scavato pozzi, costruito scuole, distribuito medicine e cibo, sostenuto famiglie colpite dalla guerra e dalle malattie. Oggi la missione – tra Egitto ed Eritrea, con l’80 per cento di popolazione mussulmana e altre etnie storiche e recenti, a mille chilometri dalla capitale Karthoum e in una parrocchia di 42mila chilometri quadrati – conta circa 5mila ragazzi, cinque scuole elementari e un liceo.
Qui, tutti considerano Don Luigi uno di loro, non solo un missionario italiano.

Il rientro a Codroipo, seppur breve, è per lui anche un momento di bilancio e di riconoscenza. «Questa è la mia terra – confida – ma il mio cuore resta in Sudan. Il mio posto è là, con la mia gente”, ripete a chi incontra. Parole che raccontano un’identità divisa e al tempo stesso arricchita da due mondi lontani, ma uniti dal filo invisibile di fede, dedizione e amore.
L’Africa abita in lui, in un legame che non si spezza, nemmeno a migliaia di chilometri di distanza.
Nonostante la convalescenza, Don Luigi non rinuncia a presenziare alle funzioni religiose, spesso accanto all’arciprete don Ivan Bettuzzi, condividendo momenti di preghiera e testimonianza.
Chi lo conosce lo descrive come persona di grande ascolto, con la capacità rara di guardare oltre le differenze e vedere, prima di tutto, l’essere umano. Nota anche che il tempo non ha scalfito il suo sguardo limpido e determinato, lo stesso che aveva quando, giovane prete, lasciò Codroipo per rispondere a una chiamata che andava oltre i noti confini.
Oggi, quel ragazzo è un uomo di 75 anni, che ha attraversato deserti, conflitti e sfide di ogni genere, ma che non ha mai perso la gioia di servire chiunque abbia bisogno.
Fino a metà settembre resterà in Friuli, accolto dall’affetto sincero di amici e compaesani. Poi tornerà in Sudan, dove lo aspettano storie ancora da scrivere. Perché la sua missione è fatta di ponti e il primo pilastro, saldo e radicato, parte sempre da casa.

